Duplice omicidio Fioretto: movente legato a crac finanziario
Contesto omicidio Fioretto e Moglie
L'avvocato Pierangelo Fioretto e sua moglie Mafalda Begnozzi furono assassinati nel febbraio 1991 nel cortile della loro abitazione a Vicenza. Le indagini successive hanno concentrato l'attenzione sul contesto professionale dell'avvocato, specializzato in diritto fallimentare.
La pista principale seguita dagli inquirenti punta a un movente economico, scaturito da complesse vicende legate a due importanti aziende del settore conciario: la «Mastrotto» di Arzignano e la «Italian Leather» di Bari. Entrambe erano clienti o interessate alle sorti dello studio legale Fioretto.
Il crac della "Valdalpone" e le trattative
Al centro della vicenda vi era il gruppo conciario «Valdalpone» di Verona, che versava in una grave crisi finanziaria con un passivo di 49 miliardi di lire. La «Italian Leather» di Bari aveva cercato di evitare il fallimento della «Valdalpone» offrendo un significativo sostegno economico per facilitare un concordato stragiudiziale con i creditori.
Diverso era l'interesse di Bruno Mastrotto, proprietario della «Mastrotto» di Arzignano. L'obiettivo di Mastrotto era impedire il salvataggio della concorrente «Valdalpone», eliminando così un rivale e bloccando il tentativo di recupero della «Italian Leather».
Il ruolo dell'avvocato Fioretto
Per raggiungere il suo scopo, Bruno Mastrotto si affidò all'avvocato Fioretto. L'incarico era quello di ostacolare le trattative intraprese dal gruppo «Valdalpone» con gli istituti di credito e i creditori, tra cui figurava la conceria «Fresco Pelli» di Milano. L'avvocato Fioretto doveva assicurarsi che la proposta di concordato stragiudiziale non venisse accettata.
Il 10 dicembre 1990, solo due mesi prima del duplice omicidio, Fioretto organizzò un incontro con i vertici della «Fresco Pelli». L'obiettivo era convincerli a non accettare il concordato, suggerendo invece l'ipotesi di un decreto ingiuntivo contro la «Valdalpone». Tale azione avrebbe portato al sequestro dei beni, al fallimento delle trattative e al tracollo definitivo dell'azienda veronese.
Le dichiarazioni e la conclusione della vicenda
Secondo le motivazioni della sentenza che ha condannato all'ergastolo Umberto Pietrolungo, ritenuto il killer legato alla 'ndrangheta, l'omicidio avvenne in questo contesto di forti pressioni economiche e legali. Un agente di commercio della «Fresco Pelli» riferì che Bruno Mastrotto, poco dopo l'omicidio Fioretto, attribuì l'accaduto a un «affare di mafia» o a pressioni di «determinata gente», lasciando intendere di essere a conoscenza di dettagli specifici.
Le indagini hanno rivelato che Bruno Mastrotto aveva cercato di contattare tutti i creditori della «Valdalpone» per scaricare la responsabilità del delitto su «determinati gruppi» a lui noti. Alla fine, la controversia tra il gruppo Mastrotto e la «Italian Leather» si risolse a favore di quest'ultima, che riuscì ad acquistare la «Valdalpone».