Cronaca

Duplice omicidio Fioretto: movente in un crac da 49 miliardi

15 marzo 2026, 12:16 2 min di lettura
Duplice omicidio Fioretto: movente in un crac da 49 miliardi Immagine generata con AI Vicenza
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Contesto del duplice omicidio Fioretto

L'omicidio dell'avvocato Pierangelo Fioretto e di sua moglie Mafalda Begnozzi, avvenuto nel febbraio 1991, trova una possibile spiegazione nelle complesse vicende economiche che coinvolgevano il professionista. Gli inquirenti hanno concentrato le indagini sul contesto lavorativo dell'avvocato, specializzato in diritto fallimentare e attivo in uno dei principali studi legali di Vicenza.

La pista principale porta a una disputa tra due importanti aziende del settore conciario: la Mastrotto di Arzignano e la Italian Leather di Bari. L'avvocato Fioretto era legale della Mastrotto, mentre la Italian Leather era coinvolta nella gestione di un'altra realtà aziendale in difficoltà.

Il crac finanziario e le trattative

Al centro della vicenda vi era il gruppo conciario Valdalpone di Verona, che versava in una grave crisi finanziaria con un passivo di circa 49 miliardi di lire. La Italian Leather aveva manifestato l'intenzione di intervenire per evitare il fallimento, garantendo un sostegno economico significativo per facilitare un concordato stragiudiziale con i creditori.

Diverso era l'interesse di Bruno Mastrotto, titolare dell'omonima azienda, che mirava al fallimento della Valdalpone per eliminare un concorrente agguerrito e ostacolare il salvataggio da parte della Italian Leather. Per raggiungere questo scopo, Mastrotto si affidò all'avvocato Fioretto per gestire trattative parallele con i creditori.

L'omicidio e le dichiarazioni

Le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna all'ergastolo di Umberto Pietrolungo, ritenuto l'esecutore materiale del duplice omicidio, evidenziano come l'avvocato Fioretto avesse organizzato un incontro con i vertici della Fresco Pelli, una delle aziende creditrici, per sconsigliarla dall'accettare il concordato. L'obiettivo era spingerla a richiedere un decreto ingiuntivo, atto che avrebbe portato al sequestro dei beni della Valdalpone e al suo inevitabile tracollo.

È in questo scenario di intense trattative e interessi contrapposti che avvenne l'omicidio dei coniugi Fioretto. Un agente di commercio della Fresco Pelli riportò che, poco dopo l'evento, Bruno Mastrotto aveva attribuito l'omicidio a un «affare di mafia» o a pressioni di «determinata gente», suggerendo una sua conoscenza dei fatti. Successivamente, la Italian Leather riuscì a opporsi al gruppo Mastrotto e ad acquisire la Valdalpone, risolvendo la controversia.

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