Disturbi alimentari: oltre 220 nuovi casi a Vicenza
Allarme disturbi alimentari nel Vicentino
Il Centro Provinciale Specialistico di Vicenza registra un preoccupante aumento dei disturbi alimentari, con oltre 220 nuovi casi diagnosticati nel solo 2025. Quasi 600 pazienti sono attualmente seguiti dal centro, un numero che evidenzia la persistenza e la gravità del fenomeno.
La fascia d'età più colpita è quella pre-adolescenziale e adolescenziale, con un'età media inferiore ai 14 anni. La paziente più giovane in cura ha appena 11 anni, un dato che sottolinea l'urgenza di interventi precoci.
Evoluzione del fenomeno e nuove fasce d'età
Sebbene le giovani donne rimangano la maggioranza dei pazienti, si osserva una crescente presenza di adolescenti maschi, rompendo il precedente schema che vedeva questi disturbi prevalentemente femminili. Una novità preoccupante è anche l'incremento di donne over 30 con disturbi alimentari cronicizzati, più difficili da trattare.
Tra le patologie più diffuse spiccano l'anoressia nervosa, caratterizzata da una distorta percezione corporea e un rifiuto del cibo, e la bulimia nervosa, con episodi di abbuffate compulsive seguiti da comportamenti compensatori.
Nuove forme e segnali di malessere
Accanto alle forme più note, si registra un aumento di disturbi meno comuni come l'ARFID (Disturbo da Evitamento/Restrizione dell'Assunzione di Cibo), che limita l'alimentazione a specifici cibi per consistenza, colore o odore, talvolta associato a tratti dello spettro autistico. Questi disturbi non si manifestano solo con alterazioni alimentari, ma possono includere somatizzazioni e autolesionismo, rappresentando un grido d'aiuto per disagi psichici profondi.
In Italia, si stima che 3,5 milioni di persone soffrano di disturbi alimentari, con oltre 2 milioni sotto i 25 anni e circa 4.000 decessi annuali. A Vicenza, sebbene non si siano registrati esiti fatali, circa quaranta ragazze sono state salvate grazie a trattamenti intensivi come il sondino gastrico e l'alimentazione artificiale.
Percorsi di cura e testimonianze
L'Ospedale San Bortolo vanta un'equipe medica dedicata, guidata da Alessandra Sala e con figure chiave come l'internista-endocrinologo Vincenzo Munno. Nonostante le risorse limitate, il centro raggiunge un tasso di guarigione o miglioramento del 75% dei pazienti trattati.
Le testimonianze, come quella di Marta (nome di fantasia), evidenziano le difficoltà legate allo stigma sociale e alla scarsa comprensione del disturbo. «Questi disturbi vengono narrati in modo sbagliato», afferma Marta, sottolineando come la narrazione mediatica si concentri spesso solo sull'aspetto fisico o sul peso, trascurando le comorbilità psichiatriche e i danni organici a lungo termine.
La lotta allo stigma e la vera natura della malattia
Marta racconta la sua esperienza di riabilitazione nutrizionale, un percorso che le ha permesso di reimparare a mangiare e a gestire la propria alimentazione. Sottolinea come la malattia sia spesso mascherata da un'eccessiva attenzione alla dieta o all'attività fisica, ricevendo inizialmente persino complimenti. La vera natura del disturbo, tuttavia, risiede nel bisogno di controllo e nella gestione di insicurezze profonde, non nella vanità.
La paziente invita a una narrazione più realistica, che metta in luce le sofferenze fisiche e psicologiche, la necessità di cure mediche e psichiatriche integrate, e il coraggio di chi lotta quotidianamente contro questi disturbi, spesso invisibili agli occhi della società.