Condividi

Cassazione: spese eccessive non giustificano tutor

La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento del tribunale di Vicenza che aveva imposto l'amministratore di sostegno a una commercialista di 68 anni. La decisione, attesa da 13 anni, restituisce alla donna la piena autonomia nella gestione del proprio patrimonio.

La Suprema Corte ha stabilito che la semplice tendenza a effettuare spese considerate superflue non è sufficiente a giustificare la nomina di un tutore legale. La misura dell'amministratore di sostegno, infatti, richiede una condizione di fragilità o incapacità concreta e accertata.

Dalle spese eccessive alla revoca dell'amministrazione

Tutto ebbe inizio nel 2013, quando la professionista attraversò un periodo personale difficile. Preoccupazioni familiari riguardo al suo stile di vita portarono all'intervento del giudice tutelare. Nel frattempo, la commercialista ha ripreso a lavorare, con uno stipendio mensile di 3.300 euro, e un percorso riabilitativo è stato attestato da una psicologa, che ha escluso patologie psichiatriche invalidanti.

Nonostante la richiesta di revoca presentata l'anno scorso, sia il giudice tutelare che il tribunale di Vicenza avevano negato la richiesta, definendo la donna «prodigale» e a rischio di impoverimento. La donna, assistita dall'avvocato Francesco Miraglia, ha quindi presentato ricorso alla Cassazione.

Diritto alla difesa e fragilità accertata

Tra i motivi del ricorso, la difesa ha sollevato l'assenza di una reale incapacità, l'uso strumentale dell'amministrazione di sostegno per fini puramente patrimoniali e la mancata audizione della donna nel procedimento.

La Cassazione ha accolto questi rilievi, sottolineando come né il giudice tutelare né il tribunale avessero accertato un'effettiva patologia o menomazione tale da rendere la donna incapace. La tendenza a spendere, se non accompagnata da un rischio concreto di indigenza o da un'alterazione mentale certificata, non può giustificare la privazione della libertà di scelta.

Inoltre, la Suprema Corte ha evidenziato una grave violazione del diritto di difesa, poiché la donna non era stata né regolarmente convocata né ascoltata. La sentenza ha quindi cassato il provvedimento, rinviando gli atti al tribunale di Vicenza per una nuova valutazione che tenga conto della dignità della persona.

Un fenomeno preoccupante

L'avvocato Miraglia ha espresso preoccupazione per un fenomeno in crescita, in cui l'amministrazione di sostegno viene talvolta utilizzata in modo incauto per estromettere le persone dalla gestione dei propri beni. Il rischio, secondo il legale, è quello di creare un nuovo business a danno dei più deboli, simile a scandali passati legati all'affidamento dei minori.