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Un pastificio calabrese è costretto a dimezzare la sua produzione a causa del drastico aumento dei costi energetici. L'imprenditore denuncia l'incertezza del mercato e chiede interventi europei urgenti per evitare il collasso del settore.

Crisi energetica colpisce produzione alimentare

La produzione di un noto pastificio calabrese subirà un drastico rallentamento. L'azienda, situata a San Costantino Calabro, in provincia di Vibo Valentia, ha dovuto ridurre le sue attività. La prossima settimana la produzione sarà dimezzata, operando al 50% della sua capacità. Questa decisione è una conseguenza diretta dell'impennata dei costi energetici.

Rocco Colacchio, titolare dell'omonimo pastificio, ha espresso profonda preoccupazione. La situazione è aggravata dall'incertezza generata dal conflitto in Medio Oriente. Unindustria Calabria ha segnalato le difficoltà dell'impresa. L'azienda è specializzata in prodotti da forno di alta qualità.

Ogni giorno vengono prodotte circa 20mila confezioni. L'esportazione rappresenta una fetta importante del fatturato, circa il 50%. I mercati di destinazione includono Australia, Canada, Stati Uniti, Germania, Belgio, Olanda e Inghilterra. Nonostante gli scambi commerciali non siano stati direttamente intaccati, l'impatto sull'approvvigionamento energetico è stato devastante.

Aumento costi energetici e materie prime

Il pastificio di Colacchio è classificato come un'azienda energivora. Non solo l'energia elettrica incide sui bilanci. Il metano è fondamentale per il funzionamento dei forni e degli essiccatori utilizzati per la pasta. Nelle ultime settimane, i costi energetici sono aumentati di circa il 45%. Questo incremento mette a dura prova la sostenibilità economica dell'impresa.

La situazione è ulteriormente complicata dall'aumento dei prezzi delle materie prime e degli imballaggi. I fornitori hanno già preannunciato rincari tra il 10% e il 15% a partire dal mese di aprile. Questi aumenti si sommano ai costi energetici già elevati.

L'imprenditore stima che il prezzo di un pacco di pasta potrebbe aumentare di circa 15-20 punti percentuali. Questi rincari sarebbero insostenibili per il mercato attuale. Il consumatore non sarebbe in grado di assorbire un simile aumento di prezzo. La competitività del prodotto italiano rischia di essere compromessa.

Clima di incertezza e impatto sui lavoratori

Ciò che preoccupa maggiormente Colacchio è il clima di incertezza generale. La durata e l'esito del conflitto in Medio Oriente sono imprevedibili. Questa situazione genera timore anche nell'acquisto delle materie prime. Di conseguenza, l'azienda è costretta a lavorare a singhiozzo, senza una programmazione certa.

L'imprenditore ha già informato i suoi dipendenti. Saranno impiegati in attività alternative per evitare periodi di inattività forzata. Anche i lavoratori devono affrontare le conseguenze dell'inflazione e dell'aumento dei costi del carburante. La crisi energetica ha ripercussioni sull'intera catena produttiva e sul potere d'acquisto delle famiglie.

La sostenibilità delle imprese italiane, soprattutto quelle energivore, è seriamente minacciata. La mancanza di stabilità nei costi operativi rende difficile la pianificazione a lungo termine. Le aziende si trovano in una posizione di costante precarietà.

Richiesta di interventi europei e regionali

Rocco Colacchio sottolinea la natura europea del problema dei costi energetici. Da tempo sostiene la necessità di introdurre un prezzo unico per l'energia a livello continentale. Attualmente, l'Italia registra tra i prezzi più alti d'Europa. Questa disparità rende le imprese italiane meno competitive sui mercati internazionali.

L'imprenditore auspica l'introduzione di misure di sostegno, come i ristori. La Regione Calabria ha già previsto in passato aiuti per i maggiori costi energetici. Colacchio ritiene che tali provvedimenti siano indispensabili per superare questa crisi. Senza interventi mirati a livello europeo e regionale, il settore rischia un collasso generalizzato.

La dipendenza da fonti energetiche esterne e la volatilità dei mercati internazionali rendono le economie nazionali vulnerabili. La transizione energetica, seppur necessaria, deve essere accompagnata da politiche di sostegno per le imprese. Questo per garantire la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro.

La situazione del pastificio di San Costantino Calabro è emblematica delle difficoltà che molte aziende italiane stanno affrontando. La combinazione di costi energetici elevati, aumento delle materie prime e incertezza geopolitica crea un mix esplosivo. Le istituzioni sono chiamate a dare risposte concrete e rapide.

La competitività del made in Italy è a rischio. Il settore agroalimentare, in particolare, è molto sensibile a questi fattori. La capacità di produrre a costi sostenibili è fondamentale per mantenere la presenza sui mercati esteri. L'intervento delle istituzioni è cruciale per evitare che aziende storiche e di successo debbano chiudere i battenti.

La richiesta di un prezzo unico europeo per l'energia mira a livellare il campo di gioco. Permetterebbe alle imprese italiane di competere su basi più eque con i concorrenti europei. I ristori regionali o nazionali possono fornire un sollievo temporaneo, ma non risolvono il problema strutturale dei costi energetici.

Il futuro del settore alimentare italiano dipende anche dalla capacità di adattarsi a questi nuovi scenari economici. L'innovazione tecnologica e l'efficienza energetica diventano prioritarie. Tuttavia, gli investimenti in questi ambiti richiedono stabilità e risorse che, al momento, molte aziende faticano a reperire.

La testimonianza di Rocco Colacchio evidenzia la fragilità del sistema produttivo di fronte a shock esterni. La resilienza delle imprese italiane sarà messa a dura prova nei prossimi mesi. Sarà fondamentale un'azione coordinata tra governo, Unione Europea e associazioni di categoria per trovare soluzioni durature.

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