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La Polizia di Stato ha arrestato 54 persone in un'operazione contro la 'Ndrangheta nel Vibonese. Tra i fermati, Marco Ferdico di Carugate, già detenuto, è accusato di associazione mafiosa e traffico di droga.

Maxi operazione contro la 'Ndrangheta nel Vibonese

Le forze dell'ordine hanno concluso un'importante operazione nella notte. L'azione ha colpito una potente organizzazione di stampo mafioso. Circa 350 agenti hanno partecipato all'intervento. È stata eseguita un'ordinanza cautelare che ha portato a 54 arresti. Di questi, 46 persone sono state condotte in carcere. Altre 8 sono soggette all'obbligo di dimora.

Le misure prevedono anche la presentazione alla polizia giudiziaria. Tra le persone fermate figura Marco Ferdico. L'uomo, residente a Carugate, si trovava già in stato di detenzione. Era coinvolto nell'inchiesta denominata "Doppia Curva". Le fonti di stampa confermano la sua presenza tra i destinatari del provvedimento.

L'indagine della Procura di Catanzaro

L'inchiesta è stata diretta dalla Procura di Catanzaro. Le indagini sono state condotte da diverse unità specializzate. Tra queste, lo Sco e la Squadra mobile di Vibo Valentia. Anche il Sisco di Catanzaro ha collaborato attivamente. L'operazione ha portato allo smantellamento del cosiddetto "Locale dell'Ariola". L'attenzione investigativa si è concentrata sulla 'ndrina legata alle famiglie Emanuele – Idà. Queste famiglie operano nel territorio di Gerocarne.

Gli inquirenti hanno descritto il gruppo come dominante. Esercitava un controllo assoluto sul territorio. La sua influenza era basata sulla creazione di un clima di terrore. Questo veniva ottenuto attraverso pestaggi e spedizioni punitive. Anche le sopraffazioni ai danni di commercianti e cittadini erano frequenti. La paura era uno strumento di potere.

Le accuse con aggravante mafiosa

Gli indagati devono rispondere di diversi reati. Le accuse sono a vario titolo. Tutte le imputazioni presentano l'aggravante del metodo mafioso. Le principali contestazioni includono: associazione per delinquere di stampo mafioso. Vi è anche l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Sono state contestate ipotesi di tentato omicidio e lesioni aggravate.

Altre accuse riguardano estorsione, ricettazione e danneggiamento aggravato. La detenzione e il porto illegale di armi sono anch'essi contestati. Si aggiungono la detenzione di materiale esplodente. Non mancano la violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Infine, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale e trasferimento fraudolento di valori. Anche l'uccisione di animali rientra tra i capi d'accusa.

Armi da guerra e addestramento sul campo

Un aspetto preoccupante emerso dalle indagini riguarda la pericolosità del gruppo. La consorteria disponeva di un vero e proprio arsenale. Tra le armi sequestrate figurano anche armi da guerra. Queste venivano utilizzate per l'addestramento dei membri. L'obiettivo era rafforzare le capacità operative del gruppo. Sono state trovate 4 pistole semiautomatiche. Presenti anche 3 revolver. Un fucile doppietta calibro 16 è stato recuperato. Così come un fucile semiautomatico calibro 12. Infine, è stata sequestrata una pistola mitragliatrice.

Droga: 410 kg di marijuana e ramificazioni al Nord

Il traffico di stupefacenti costituiva il principale settore di attività. L'organizzazione riforniva l'intera provincia di Vibo Valentia. Garantiva la completa saturazione del mercato locale. L'organizzazione aveva esteso i suoi contatti. Le ramificazioni arrivavano in Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia. Nel corso dell'indagine sono stati sequestrati 410 chilogrammi di marijuana. Trovati anche 1,5 kg di cocaina. E ancora, 350 grammi di hashish e 29 grammi di eroina. Un quantitativo ingente di sostanze stupefacenti.

Smartphone cifrati per pianificare i colpi

Per eludere le intercettazioni, i membri dell'associazione utilizzavano strumenti avanzati. Impiegavano smartphone di ultima generazione. Questi dispositivi offrivano elevati standard di cifratura. Le comunicazioni avvenivano tramite una piattaforma di messaggistica sicura. Nonostante queste precauzioni, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l'organigramma. Hanno mappato le attività illecite dell'organizzazione. La tecnologia non è stata sufficiente a fermare le indagini.

I mezzi impiegati nell'operazione

L'esecuzione delle misure cautelari ha richiesto un dispiegamento imponente di risorse. Numerose specialità della Polizia di Stato sono state impiegate. Tra queste, il Servizio centrale operativo (Sco). Hanno partecipato le Squadre mobili di diverse province. Presenti anche le Unità operative di primo intervento (Uopi). Il Reparto prevenzione crimine ha fornito supporto. Le Unità cinofile, specializzate in antiesplosivo e antidroga, erano attive. Gli Artificieri hanno garantito la sicurezza. La Polizia scientifica ha svolto rilievi. Infine, il Reparto volo di Reggio Calabria ha fornito supporto aereo.

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