La formazione in Calabria risente fortemente del contesto familiare. I dati indicano che solo una piccola percentuale di giovani con genitori poco istruiti riesce a laurearsi, evidenziando una persistente disuguaglianza sociale.
Il peso del background familiare sull'istruzione
Il percorso formativo dei giovani calabresi rimane strettamente legato alla loro origine familiare. Nel 2024, la possibilità di ottenere un titolo universitario per un giovane tra i 25 e i 34 anni è elevata se almeno un genitore è laureato. La percentuale raggiunge il 66,6% in questi casi.
Tuttavia, la situazione cambia radicalmente se i genitori possiedono solo la licenza media. In tale circostanza, la percentuale di laureati scende drasticamente al 12,9%. Questo dato emerge da un'analisi dell'Osservatorio regionale Nuove povertà.
Lo studio si basa su ricerche di Openpolis e dati Istat aggiornati. Le proiezioni per il 2024 dipingono un quadro preoccupante. Si evidenzia una trasmissione ereditaria del disagio sociale. L'efficacia dei titoli di studio nel mercato del lavoro locale appare limitata.
Povertà educativa e mobilità sociale compromesse
Il direttore Antonio Belmonte definisce la situazione una «vera e propria zavorra sociale». Sottolinea come il titolo di studio stia diventando un bene ereditario. Non è più visto come un traguardo raggiungibile tramite merito individuale. Questo mina il concetto stesso di mobilità sociale.
La povertà educativa, secondo Belmonte, compromette un diritto fondamentale. Non si tratta solo di mancanza di competenze. Include anche dispersione scolastica e divari territoriali o digitali. La difficoltà per i figli di famiglie svantaggiate di migliorare la propria condizione attraverso lo studio è critica.
L'istruzione, di fatto, non riesce più a ridurre le disuguaglianze iniziali. Si osserva un aumento dei laureati nei capoluoghi. Tuttavia, l'impatto sull'occupazione rimane debole. Questo è dovuto a un mercato del lavoro statico e alla fuga di cervelli.
Il paradosso dei laureati e l'occupazione in Calabria
L'analisi territoriale sui capoluoghi calabresi, relativa al periodo 2019-2022, rivela un paradosso. La popolazione con titoli di studio elevati è in crescita ovunque. Nonostante ciò, i benefici sul tasso di occupazione sono minimi. Spesso si attestano al di sotto del 2%.
Vibo Valentia registra il maggiore aumento di laureati. Si passa dal 28,9% al 33,4%, con un incremento del 4,5%. L'occupazione, però, cresce solo dell'1,1%. Anche a Catanzaro i laureati aumentano dal 30% al 34,5%.
A Crotone, si passa dal 21,1% al 24,7%, con un +3,6%. Il tasso di occupazione si ferma a un modesto +1,1% e +1,2% rispettivamente.
Reggio Calabria e Cosenza: crescita dei titoli, stallo occupazionale
Reggio Calabria e Cosenza mostrano tendenze simili. La crescita dei titoli universitari non si traduce in un aumento proporzionale nel mercato del lavoro regionale. A Reggio Calabria, i laureati passano dal 28,5% al 32,3% (+3,8%). L'occupazione cresce solo dell'1,7% (dal 37,4% al 39,1%).
A Cosenza, si va dal 35,2% al 38%. L'aumento del tasso di occupazione è solo dell'1,4% (dal 38,6% al 40%). Questi dati confermano lo scollamento tra istruzione e opportunità lavorative.
Fuga di cervelli e il Reddito di merito
Secondo l'Osservatorio, questo divario è alimentato da due fattori critici. Il primo è l'incapacità del tessuto produttivo locale di assorbire figure altamente qualificate. Il secondo è l'inevitabile emigrazione intellettuale.
I giovani calabresi studiano e si sacrificano per ottenere un titolo. Sono poi costretti a cercare impiego fuori regione per trovare un lavoro dignitoso. Questa è la denuncia di Belmonte.
In questo contesto, l'Osservatorio accoglie con favore la misura del Reddito di merito. Questa iniziativa è fortemente sostenuta dal governatore Roberto Occhiuto. Viene vista come un incentivo economico e un patto sociale.
La Regione investe sul talento. Chiede in cambio che questo talento rimanga in Calabria per contribuire al futuro. Lo strumento mira a trasformare il titolo di studio da «biglietto per partire» a «investimento per restare».
Appello per un ecosistema che valorizzi il merito
L'Osservatorio regionale Nuove povertà rinnova il suo appello alla politica e alle istituzioni. Chiede interventi concreti contro la povertà educativa. L'obiettivo è creare un ecosistema che valorizzi il merito. Si punta a rompere le barriere sociali legate al censo.
È necessario un impegno collettivo per garantire pari opportunità. L'istruzione deve tornare a essere un motore di emancipazione. Deve permettere a tutti di riscattare la propria condizione di partenza.