Il Tar di Brescia ha confermato la legittimità del Piano di Governo del Territorio del Comune di Viadana. La decisione blocca la realizzazione di nuove abitazioni in aree verdi, privilegiando la riqualificazione edilizia e la riduzione del consumo di suolo.
Il Tar di Brescia conferma la legittimità del piano urbanistico
Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) di Brescia ha emesso una sentenza favorevole al Comune di Viadana. Il ricorso presentato dal Consorzio di urbanizzazione “Viadana 2” è stato respinto.
La decisione del Tar riconosce la piena legittimità del nuovo Piano di Governo del Territorio (Pgt). Lo ha dichiarato il sindaco Nicola Cavatorta. La sentenza chiude un contenzioso riguardante il cosiddetto “Comparto San Pietro”.
Bloccata la costruzione di nuove case in aree verdi
In passato, il Pgt prevedeva la costruzione di un nuovo quartiere residenziale. L'area interessata era situata tra via Kennedy, via Baghella, via Prosperi e viazzoli. Si prevedeva la realizzazione di villette per circa mille residenti.
Il progetto includeva anche una piazza, strade, piste ciclabili e parcheggi. Il valore delle sole opere di urbanizzazione era stimato in circa 4 milioni di euro. Alcuni proprietari terrieri e altri privati si erano riuniti nel consorzio per avviare gli investimenti.
Nuovo piano privilegia riqualificazione e meno consumo di suolo
Il nuovo piano regolatore, entrato in vigore circa due anni fa, ha modificato la destinazione dell'area. Il “Comparto San Pietro” è stato destinato a “Verde privato a trasformazione condizionata”.
Le motivazioni addotte dall'amministrazione includono la stasi demografica. Si è registrata una diminuzione della domanda di nuovi insediamenti. L'obiettivo è promuovere il recupero edilizio esistente.
Si punta a ridurre il consumo di suolo. Il sindaco Cavatorta ha evidenziato una riduzione del consumo di suolo di oltre il 60%. Questo dato supera gli obiettivi fissati dalla Regione Lombardia.
Il piano attuativo del 2009 era decaduto
La sentenza del Tar ha sottolineato un aspetto cruciale. Il piano attuativo residenziale approvato nel 2009 non è mai stato eseguito. È quindi decaduto per decorrenza dei termini, oltre 10 anni dopo.
La mancata stipula di una convenzione esecutiva tra privati ed ente locale non è imputabile al Comune. Secondo i giudici, sono emerse nuove esigenze. Queste riguardavano la riduzione del rischio idraulico. Ciò avrebbe comportato una revisione completa del piano originario.
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