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Vittorio Gassman esplora il fascino intramontabile del teatro, sottolineando come il mistero sia essenziale per l'esperienza dello spettatore, specialmente per i più giovani.

Il fascino del mistero teatrale

L'attore e regista Vittorio Gassman riflette sulla sua esperienza teatrale. Egli ritiene fondamentale preservare l'aura di mistero che circonda il teatro. Fin da giovane, il palcoscenico evocava sensazioni di sgomento e magia. Ricorda l'emozione provata affacciandosi dal terzo ordine del Teatro Argentina. La vista della platea e delle luci gli causava un senso di vertigine. Il teatro, però, offre una prospettiva unica. Permette anche agli spettatori più saldi di provare una sensazione di vertigine. Questo accade guardando verso il palcoscenico.

Per Gassman, l'essenza del teatro risiede in questo velo di mistero. Non si deve dissipare l'incanto con eccessive spiegazioni. La magia si crea nell'oscurità della sala. La luce dei riflettori e l'atmosfera creano un mondo separato. Questo mondo è distinto dalla realtà esterna. L'attore sottolinea come questo sia particolarmente vero per i bambini.

L'esperienza dei bambini a teatro

Gassman evidenzia l'importanza di un'esperienza teatrale serale. Le rappresentazioni diurne, secondo lui, perdono parte della loro magia. La luce del giorno e i rumori esterni possono disturbare l'incanto. Le voci degli attori si mescolano ai suoni della città. Le scene appaiono meno credibili senza l'oscurità. L'idea che la giornata continui dopo lo spettacolo toglie unicità all'evento. Non è più un'esperienza totalmente separata.

Per i bambini, il teatro deve rappresentare un'eccezione. Deve avere un profumo di peccato e avventura. Gassman racconta che sua figlia e le sue nipoti amano vederlo recitare. Preferiscono rinunciare a spettacoli diurni pur di mantenere l'atmosfera speciale. Il teatro per i più piccoli deve essere un evento memorabile. Deve profumare di eccezione, quasi di trasgressione. L'ebbrezza della lezione marinata è un paragone calzante.

Teatro, campanilismo e celebrazioni

L'attore menziona la sua partecipazione alle celebrazioni alfieriane ad Asti. Descrive un'atmosfera simile a quella di Siracusa durante le rappresentazioni classiche. Si tratta di una mescolanza di teatro e campanilismo locale. C'è civetteria scolastica ma anche un'adesione popolare genuina. Molti astigiani, pur non conoscendo a fondo Alfieri, partecipano con attenzione. Il loggione pieno di studenti silenziosi è un segno di rispetto. Gassman nota come l'Italia si divida in Comuni. Ogni città cerca di legarsi a un drammaturgo locale. Questo avviene anche con un semplice passaggio o un pernottamento.

L'Ente Turismo promuove la cultura in modo capillare. Diventa importante aver dato i natali a figure minori. Questo acquista un rilievo quasi pari a eventi come il Rallye del Cinema. Gassman riconosce alcuni luoghi come autentici centri teatrali. Cita Siracusa, Asti, l'Olimpico, Verona, Pompei e Agrigento. Tuttavia, avverte che si sta esagerando. Troppi luoghi si autoproclamano capitali culturali. Questo diluisce il valore delle vere eccellenze teatrali.

Le riflessioni di Vittorio Gassman, tratte da un suo scritto del 12 maggio 1957, sottolineano la sua visione profonda del teatro. Egli lo considera un'arte che vive di mistero e suggestione. L'esperienza del pubblico, specialmente quella dei bambini, è al centro della sua analisi. La magia del palcoscenico va preservata. Le celebrazioni locali, sebbene lodevoli, rischiano di banalizzare l'essenza teatrale.

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