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Il vescovo Domenico Pompili ha distinto tra velocità e rapidità nell'omelia di Pasqua. Ha evidenziato come la società moderna rischi di reagire alla velocità con altra velocità, perdendo l'intuizione e la capacità di cogliere il momento.

La società moderna e il mito della velocità

La società odierna è dominata dal mito della velocità. Questo vale anche per le decisioni prese. Il rischio per l'uomo contemporaneo è reagire alla velocità con altra velocità. Si tratta di un tentativo inutile di fermare un cambiamento inarrestabile. La vera differenza, invece, la fa la rapidità.

Queste riflessioni sono emerse durante l'omelia della Messa di Pasqua. Il riferimento è stato fatto nella cattedrale. Il vescovo Domenico Pompili ha citato il passo evangelico «Vide e credette» di Giovanni. L'apostolo non è stato solo il primo ad arrivare al sepolcro.

Giovanni ha compreso immediatamente cosa fosse accaduto. Lo ha fatto con uno sguardo fugace. Ha constatato il luogo di sepoltura di Gesù completamente vuoto. La sua intuizione è stata fondamentale.

Velocità contro rapidità: una distinzione cruciale

Il vescovo Pompili si è posto una domanda. C'è differenza tra velocità e rapidità? La risposta è stata netta. Sì, c'è una differenza sostanziale. La velocità appartiene al treno, la rapidità all'uomo.

La velocità descrive un movimento lineare. È misurabile e spesso controllabile. È prevedibile, come un treno sui suoi binari. Questa è legata all'efficienza e alla logica della prestazione. Si basa sul rapporto tra spazio e tempo.

La rapidità, invece, deriva dal latino “rapidus”. Significa ciò che “rapisce”, trascina, travolge. Non è solo movimento. La rapidità è qualitativa. È legata all'intuizione. Permette di cogliere il momento giusto. Aiuta a orientarsi nei cambiamenti.

Essere rapidi significa valorizzare le inquietudini. Significa interpretare i segni dei tempi. Richiede capacità di stupore e creatività. È in sintonia con la natura inafferrabile del tempo. La velocità appartiene alla fisica. La rapidità va oltre la ragione. Tocca il cuore delle persone.

La rapidità di Giovanni e il mistero della Resurrezione

Per il vescovo Pompili, Giovanni ha intuito molto di più quel mattino di Pasqua. La sua rapidità gli ha permesso di cogliere un significato profondo. L'ordine silenzioso del sepolcro vuoto è stato sufficiente.

Questo gli ha fatto credere che la vita supera la morte. L'infinito prevale sul finito. Il vuoto, l'assenza, il silenzio della resurrezione di Gesù Cristo indicano una dimensione eterna. È una dimensione in cui vivere per sempre.

Questa dimensione è in Dio. Egli è l'amore che non abbandona mai. Accompagna dall'inizio alla fine della vita biologica. Di fronte alla resurrezione di Cristo, si prova una vertigine. Non è paura di cadere. È voglia di volare.

Il cristianesimo racchiude un tesoro in tre parole. Sono le parole più preziose: «Gesù è risorto!».

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