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Una neuropsicologa veronese, Anna Pulin, ha analizzato il caso di Chiara Petrolini, condannata per aver sepolto i suoi neonati. La dottoressa Pulin spiega la condizione di "denial of pregnancy" che potrebbe aver afflitto la giovane.

Analisi della neuropsicologa forense

Il caso giudiziario di Chiara Petrolini, condannata in primo grado a 24 anni e 3 mesi, ha visto l'intervento di una professionista veronese. La dottoressa Anna Pulin, neuropsicologa forense, ha fatto parte del collegio di periti della difesa. La sua analisi si è concentrata sulla mente della giovane imputata. La Corte d'Assise ha riconosciuto la responsabilità di Petrolini. Le accuse includono l'occultamento di cadavere e la premeditazione. Quest'ultima sarebbe supportata da numerose ricerche online effettuate dalla giovane. Il primo figlio, nato nel maggio 2023, non è stato oggetto di condanna per omicidio per mancanza di prove.

La "denial of pregnancy" spiegata

La dottoressa Pulin ha introdotto il concetto di “denial of pregnancy”. Si tratta di un disturbo psichiatrico, poco conosciuto, che porta all'inconsapevolezza della gravidanza. Questo fenomeno è distinto dalla gravidanza nascosta. In quest'ultimo caso, la donna è consapevole ma non lo rivela. Con la negazione di gravidanza, il corpo non manifesta i segnali tipici. La professionista ha descritto Chiara Petrolini come una giovane di 45 chili e 1 metro e 60. Le immagini delle gravidanze non mostravano un addome prominente. Il feto, in questi casi, si posiziona in modo verticale. La dottoressa ha citato un caso medico documentato. Una donna scoprì di essere incinta solo dopo sette mesi di gravidanza. La consapevolezza e la diagnosi medica portarono a un cambiamento. Il bambino si girò e la pancia divenne visibile.

Comprendere la patologia e le motivazioni

La dottoressa Pulin ha sottolineato la rarità di questi casi. Li ha definiti una vera e propria malattia, non una negazione volontaria. La negazione avviene perché la persona non è consapevole. Chiara Petrolini stessa ha dichiarato di aver sepolto i bambini nel giardino. La motivazione addotta è stata il desiderio di tenerli vicini. La neuropsicologa ha immaginato la situazione della prima gravidanza. Una ragazza di vent'anni che partorisce da sola, ignara della gestazione, potrebbe trovarsi in uno stato simile al sonnambulismo. Non si rende conto della realtà circostante. La professionista segue principalmente casi di separazioni conflittuali. Questo caso l'ha colpita profondamente. Ha evidenziato la sofferenza di Chiara. Se l'intenzione fosse stata quella di liberarsi dei bambini, avrebbe potuto agire diversamente. Avrebbe potuto, ad esempio, gettarli in un cassonetto. Il fatto che li abbia voluti tenere vicini merita una riflessione. È necessaria una profonda comprensione della sua patologia.

Sviluppi futuri del caso

Attualmente, Chiara Petrolini si trova agli arresti domiciliari. I suoi legali hanno già annunciato l'intenzione di proseguire il percorso legale. La difesa punta a un ricorso in Cassazione. La sentenza di primo grado ha riconosciuto la responsabilità della giovane. Le aggravanti includono la premeditazione e l'occultamento di cadavere. La Corte d'Assise ha impiegato poco più di 3 ore per la camera di consiglio. Le udienze sono state 10. La dottoressa Anna Pulin, con i suoi studi a Verona e Roma, ha fornito un contributo cruciale. La sua testimonianza ha cercato di chiarire gli aspetti psicologici del caso. La vicenda solleva interrogativi complessi sulla salute mentale e sulla percezione della realtà.