Il vescovo di Verona, Domenico Pompili, ha espresso un forte richiamo contro l'uso della fede per giustificare la guerra, definendola un'eresia. La Pasqua viene presentata come un momento di passaggio verso luce e giustizia, escludendo ogni forma di violenza.
La Pasqua non è un lieto fine
La Pasqua rischia di essere banalizzata. Viene spesso intesa come una conclusione felice. Un momento che chiude il sipario sul dolore. Offre un'iniezione di ottimismo superficiale. Non porta a un cambiamento reale.
La vera Pasqua è un passaggio. La parola stessa lo indica. I passaggi richiedono un prezzo. Implicano sempre un coinvolgimento personale profondo. Non permettono di restare spettatori passivi.
Esiste un silenzio complice che va nominato. Riguarda chi invoca Dio per benedire la guerra. Questo uso della fede è una deviazione grave. Non è una questione politica marginale.
Guerra e fede: un'eresia insidiosa
L'invocazione di Dio per giustificare la guerra è eresia. È la forma più insidiosa del nostro tempo. Si presenta con il linguaggio della fede. Ma ne stravolge il significato.
Alcune tradizioni del fondamentalismo cristiano lo fanno. Questo accade negli Stati Uniti. Ma il fenomeno non è solo americano. Anche in Europa si verificano casi simili.
Si cerca di schierare Dio dalla propria parte. Si prega per vincere una guerra. Si chiede la benedizione divina per eliminare il nemico. Si invoca la crociata.
Il Cristo che viene strumentalizzato non corrisponde ai Vangeli. È un Cristo armato. Un Cristo identitario ed escludente. Non nasce dal Sermone della Montagna.
Questo Cristo è frutto di risentimento. Nasce dall'egoismo e dal privilegio. È alimentato dalla violenza. Rappresenta un rovesciamento delle Beatitudini. I forti, i ricchi, gli armati sono dichiarati beati.
Si esaltano coloro che schiacciano le differenze. Coloro che non dialogano con gli altri. Papa Leone mette in guardia da questo pericolo. Dio non può essere usato per benedire la guerra.
Il Dio della Pasqua è un Dio di pace
Questa posizione non è diplomatica. È teologicamente necessaria. Il Dio della Pasqua ha attraversato il dolore. Lo ha redento dall'interno. Non è un Dio che infligge sofferenza.
Non è un Dio che elimina i nemici. Gesù ha un Dio della pace. La Pasqua ci insegna questo messaggio fondamentale. Ci ricorda che non siamo impotenti.
Tra la notte e il giorno, tra la guerra e la pace, tra l'odio e l'amore, esiste uno spazio. In questo spazio possiamo agire. Possiamo favorire il passaggio verso la luce.
Possiamo promuovere la pace e la giustizia. Dobbiamo vivere già ora da risorti. Questo significa agire concretamente.
Gesti di rottura per un mondo migliore
Possiamo compiere gesti di rottura benefica. Dobbiamo criticare apertamente ogni potere. Quello che vende e sacrifica vite umane. Dobbiamo condividere il dolore altrui.
Il dolore degli altri deve riguardarci. Deve essere sentito come nostro. Dobbiamo dare ascolto ai sogni. Sogni di un mondo diverso. Un mondo basato su pace e giustizia.
Dobbiamo accogliere le domande di speranza. Anche quando sembrano assurde. Questi gesti non risolvono tutto. Non riordinano il mondo caduto nel caos.
Ma qualcosa di buono accade. Il bene si manifesta. Accade quando iniziamo a vivere nella Pasqua. Dando credito alle donne. Le prime testimoni della resurrezione.
Fidandoci di un Dio che ama il mondo. Un Dio che lo abita veramente. Un Dio che riapre i sepolcri. Un Dio che resta con noi.
Con questi gesti apriamo varchi. Varchi nel potere distruttivo. Dai varchi può passare lo Spirito. Lo Spirito che riscatta i più fragili. Lo Spirito che ci rigenera.
Ci rigenera nella fraternità e sororità. Ci riporta al nostro limite giusto. Alla nostra creaturalità autentica. Buona Pasqua a tutti.