Condividi
AD: article-top (horizontal)

Tindaro Granata presenta il suo spettacolo "Vorrei una voce" al Teatro Camploy di Verona il 26 marzo 2026. L'opera, nata dall'incontro con detenute, esplora temi di libertà e femminilità attraverso le canzoni di Mina.

Tindaro Granata in scena a Verona con "Vorrei una voce"

L'attore e drammaturgo Tindaro Granata arriva a Verona per un evento teatrale di grande impatto. Il suo nuovo spettacolo, intitolato “Vorrei una voce”, sarà presentato in esclusiva al Teatro Camploy, situato in via Cantarane. L'appuntamento è fissato per giovedì 26 marzo 2026, con inizio alle ore 21:00. Questa singola rappresentazione rappresenta un momento clou per la scena teatrale cittadina.

L'evento si inserisce in due importanti contesti culturali. Fa parte della rassegna teatrale denominata “Tu donna”, che celebra la figura femminile attraverso l'arte. Inoltre, lo spettacolo rientra nel più ampio cartellone della manifestazione “La Repubblica delle donne. 80 anni di futuro”. Quest'ultima è promossa dal Comune di Verona con l'obiettivo di commemorare la Giornata internazionale della donna.

Granata, già vincitore del prestigioso premio Ubu nel 2016, è noto per il suo approccio artistico originale e profondo. La sua performance promette di essere un'esperienza unica, capace di toccare corde emotive profonde nel pubblico presente a Verona.

Le storie delle detenute diventano teatro

Il nucleo di “Vorrei una voce” affonda le sue radici in un'esperienza umana e artistica straordinaria. Tindaro Granata ha intrapreso un percorso di quattro anni all'interno della Casa Circondariale di Messina. Qui ha collaborato con le detenute al progetto Piccolo Teatro Shakespeare. Questo laboratorio teatrale ha permesso alle partecipanti di esplorare e raccogliere le proprie storie di vita.

Sono emerse narrazioni intense, ricche di ricordi, angosce, fallimenti e speranze. Granata ha trovato in queste testimonianze un profondo legame con la propria sensibilità artistica. Le voci delle donne recluse hanno risuonato con forza nell'animo dell'artista siciliano, stimolando una riflessione sulla condizione umana e sulla libertà.

«Quando mi arrivò la telefonata di Daniela Ursino, direttrice artistica del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina, con la proposta di fare un progetto teatrale con le detenute ‘per farle rivivere, sognare ritrovando una femminilità perduta’, capii, dopo averle incontrate, che erano come me, o forse io ero come loro: non sognavamo più», ha commentato Granata. Questa dichiarazione sottolinea la connessione empatica nata durante il laboratorio.

L'artista ha proseguito: «Guardandole mi sono sentito recluso, da me stesso, imbruttito da me stesso, impoverito da me stesso. Avevo dissipato, inconsapevolmente, quel bene prezioso che dovrebbe possedere ogni essere umano: la libertà». Questa ammissione rivela la profonda presa di coscienza maturata dall'artista durante l'esperienza.

Mina come veicolo di liberazione e identità

L'idea di Tindaro Granata per dare voce a queste storie è stata audace e commovente. Si è ispirato al suo passato di giovane ascoltatore delle canzoni di Mina. All'epoca, interpretava le sue fantasie usando la voce della celebre cantante. Questa tecnica è diventata il fulcro del processo creativo dello spettacolo.

Attraverso le canzoni di Mina, in particolare quelle tratte dal suo ultimo concerto al Bussola del 23 agosto 1978, si è avviato un percorso di liberazione per le detenute. Il canto, seppur in playback, è diventato uno strumento per esprimere sé stesse e recuperare una dimensione perduta della propria identità.

«Questo lavoro nasce dall’esigenza di voler raccontare, attraverso le canzoni di Mina, un incontro di anime avvenuto in un luogo molto particolare», ha spiegato Granata. L'artista ha descritto le reazioni iniziali delle partecipanti: «Le ragazze da una parte erano divertite e incuriosite, dall’altra – soprattutto all’inizio – erano sgomente e terrorizzate in quanto temevano di dover cantare le canzoni di Mina con la propria voce, pur non sapendolo fare».

La proposta di cantare in playback ha inizialmente rassicurato le detenute. Tuttavia, il processo si è rivelato più complesso del previsto. «Dopo aver spiegato loro che dovevano cantare in playback, si sono molto rasserenate. Tuttavia, quando abbiamo cominciato a lavorare, sono emerse delle difficoltà poiché cantare in playback è tutt’altro che semplice, ci sono molte resistenze e bisogna superare la vergogna per riuscire a trovare la naturalezza nel gestire una voce che non è la propria», ha aggiunto Granata. Questo passaggio evidenzia le sfide emotive e tecniche affrontate.

«L’idea era quella di entrare nei propri ricordi, in un proprio spazio, dove tutto sarebbe stato possibile, recuperando una femminilità annullata, la libertà di espressione della propria anima e del proprio corpo, in un luogo che, per forza di cose, tende quotidianamente ad annullare tutto questo», ha approfondito l'artista. Ogni detenuta ha avuto a disposizione due brani di Mina. L'obiettivo era trasmettere la forza delle proprie storie, liberandosi da pensieri e angosce.

Produzione e informazioni per lo spettacolo a Verona

“Vorrei una voce” è un monologo scritto e interpretato dallo stesso Tindaro Granata. Lo spettacolo si distingue per una scenografia ricca di immagini e fotografie. La colonna sonora è curata con attenzione, integrando le musiche di Mina. Un disegno luci suggestivo, opera di Luigi Biondi, contribuisce a creare l'atmosfera. I costumi, realizzati da Aurora Damanti, completano la messa in scena.

La produzione è frutto di una collaborazione prestigiosa. È realizzata da Lac Lugano Arte e Cultura, in partnership con Proxima Res e con il Gruppo Ospedaliero Moncucco. Questa rete di collaborazioni testimonia l'importanza e la risonanza del progetto.

Per assistere allo spettacolo al Teatro Camploy, sono disponibili informazioni sui biglietti. Il costo del biglietto intero è di 12 euro, mentre quello ridotto ammonta a 10 euro. Il calendario completo degli eventi del Teatro Modus è consultabile sul sito web modusverona.it. Per ulteriori dettagli o chiarimenti, è possibile contattare la biglietteria ai seguenti recapiti: 392 3294967 o via email all'indirizzo info@modusverona.it.

L'appuntamento del 26 marzo 2026 a Verona si preannuncia come un'occasione imperdibile per riflettere sulla condizione umana, sulla forza della resilienza e sul potere liberatorio dell'arte. L'esperienza di Tindaro Granata con le detenute della Casa Circondariale di Messina offre uno spaccato toccante sulla capacità del teatro di dare voce a chi non ne ha.

AD: article-bottom (horizontal)