Verona: sfratti dal "condominio etico", ultimatum alle famiglie
Condominio etico sotto sfratto: la vicenda
A Verona, nel quartiere di Borgo Roma, decine di famiglie si trovano ad affrontare una situazione critica. Il primo progetto di social housing della città, nato nel 2010 con il nome de «Il Borgo», sta per vedere i suoi residenti sfrattati. Il fondo immobiliare che ne detiene la proprietà ha inviato un ultimatum: acquistare gli immobili a prezzi ritenuti proibitivi o lasciare le proprie abitazioni.
La vicenda riguarda circa 77 famiglie, di cui una quarantina ha già ricevuto la comunicazione in vista della scadenza dei contratti d'affitto, fissata tra quest'anno e aprile 2027. La richiesta del fondo è di acquistare gli appartamenti a circa 2.700 euro al metro quadro, una cifra che contrasta nettamente con i valori di mercato registrati dall'Agenzia delle Entrate per la zona Zai, che si attestano intorno ai 1.350 euro al metro quadro.
Origini e finalità del progetto sociale
Il condominio «Il Borgo», situato tra via Poggiani e via Ongaro, era stato concepito nel 2008-2010 come parte di un piano di riqualificazione urbana. L'obiettivo era offrire soluzioni abitative a prezzi accessibili, con circa il 40% degli appartamenti destinato all'edilizia convenzionata. Questo tipo di edilizia si rivolgeva alla fascia media, esclusa dalle case popolari ma incapace di sostenere i costi del libero mercato.
Il progetto era stato finanziato dal fondo etico «Veneto Casa», costituito nel 2009 con il concorso di importanti enti come la Regione Veneto, la Fondazione Cariparo e Cassa Depositi e Prestiti. Oltre alle unità abitative, il complesso includeva servizi comuni come un orto condominiale, una biblioteca di quartiere e una sala d'incontro, pensati per rafforzare il senso di comunità.
L'ultimatum e le reazioni
Lo scorso giugno, le prime comunicazioni da parte della società Investire Sgr, gestore del fondo, hanno interrotto il clima di normalità, annunciando la mancata rinnovazione dei contratti d'affitto. Una successiva lettera ha offerto agli inquilini un diritto di prelazione per l'acquisto, ma con un termine di soli 60 giorni per decidere e a condizioni economiche molto onerose.
Questa mossa è stata interpretata dagli inquilini e dal sindacato inquilini Sunia Cgil come una chiara operazione speculativa, soprattutto considerando che il fondo dovrebbe concludere la sua attività nel 2035. Le famiglie, molte delle quali non avrebbero i requisiti per accedere a un mutuo, temono di perdere la propria casa. Il comitato degli inquilini, guidato da Maria Argentieri, sta cercando il supporto delle istituzioni per trovare una soluzione.
Intervento delle istituzioni
La situazione ha destato preoccupazione anche a livello politico. L'assessora al sociale del Comune di Verona, Luisa Ceni, ha espresso consapevolezza della gravità della vicenda e ha assicurato il suo impegno nel fare pressione sulla Regione. Anche l'assessora regionale ai Servizi sociali, Paola Roma, si è detta disponibile al dialogo con i residenti, fissando un incontro in videochiamata.
Nonostante gli impegni, il tempo stringe: mentre sono previsti incontri istituzionali, le prime procedure di sfratto esecutivo potrebbero iniziare già a giugno. La preoccupazione principale resta quella di non riuscire a trovare soluzioni abitative alternative in tempi brevi.