Cronaca

Verona: sfratti dal condominio etico, famiglie in protesta

15 marzo 2026, 10:46 3 min di lettura
Verona: sfratti dal condominio etico, famiglie in protesta Immagine da Wikimedia Commons Verona
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Ultimatum a famiglie veronesi nel 'condominio etico'

A Verona, circa quaranta famiglie residenti nel complesso immobiliare denominato «Il Borgo», nato nel 2010 come primo esperimento di social housing in città, si trovano ad affrontare una situazione di incertezza. Hanno ricevuto una comunicazione che impone loro di acquistare l'immobile a un prezzo ritenuto eccessivo o di liberare l'abitazione.

Il complesso, situato tra via Poggiani e via Ongaro, era stato finanziato dal fondo etico «Veneto Casa», creato nel 2009 con il contributo di importanti enti come la Regione Veneto, Fondazione Cariparo e Cassa Depositi e Prestiti. L'obiettivo era offrire soluzioni abitative a prezzi accessibili.

Prezzi di vendita contestati dagli inquilini

La cifra richiesta per l'acquisto degli appartamenti si aggira intorno ai 2.700 euro al metro quadro. Questo valore contrasta nettamente con le quotazioni dell'Agenzia delle Entrate per la zona Zai, che indicano un massimo di circa 1.350 euro al metro quadro per abitazioni simili.

Gli inquilini, che pagano affitti mensili che variano dai 678 euro per un bilocale di 57 mq ai circa 900 euro per un appartamento di 76 mq (spese condominiali incluse), esprimono sgomento. La loro condizione di beneficiari di edilizia sociale limita la possibilità di acquisto a specifici parametri di reddito, che in questo caso non rappresentano un ostacolo, ma l'impossibilità di accedere a un mutuo rende l'opzione d'acquisto impraticabile.

Origini del progetto e critiche alla gestione

Il progetto «Il Borgo» nasceva da un piano di riqualificazione urbana della Zai storica, con la previsione di circa cento appartamenti destinati all'edilizia convenzionata, rivolta a quella fascia di popolazione che non può accedere alle case popolari ma fatica a sostenere i costi del mercato libero. Il complesso includeva anche servizi comuni come un orto, una biblioteca di quartiere e una sala d'incontro.

Le prime comunicazioni riguardanti la mancata rinnovazione dei contratti di affitto sono giunte lo scorso giugno dalla società Investire Sgr, gestore del fondo. Successivamente, è stata offerta la prelazione per l'acquisto, ma con un termine di soli 60 giorni per decidere.

Mobilitazione delle famiglie e delle istituzioni

Le famiglie, supportate dal sindacato inquilini Sunia Cgil e da un comitato da loro costituito, denunciano quella che definiscono una manovra speculativa. Sottolineano l'incomprensibile fretta di vendere, dato che il fondo scadrà nel 2035. Si teme che, senza interventi risolutivi, molte famiglie si ritroveranno senza una dimora.

Il Comune di Verona, tramite l'assessora al sociale Luisa Ceni, si è detto consapevole della gravità della situazione e sta esercitando pressioni sulla Regione. Anche la Regione Veneto, con l'assessora ai Servizi sociali Paola Roma, ha manifestato disponibilità al dialogo con i residenti, pur detenendo solo una quota minoritaria del fondo.

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