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Il mercato del lavoro a Verona ha mostrato un rallentamento nel 2025, con un saldo occupazionale positivo ma inferiore agli anni precedenti. Le previsioni indicano sfide future legate all'invecchiamento della popolazione e alla scarsità di manodopera qualificata.

Rallentamento della crescita occupazionale nel 2025

L'anno 2025 ha segnato una battuta d'arresto per l'occupazione nella provincia di Verona. Il quadro generale evidenzia una progressiva perdita di slancio. Questo andamento si discosta dalla vivace ripresa post-pandemica. Il rapporto “Il Sestante” di Veneto Lavoro conferma questa tendenza. L'Osservatorio regionale ha analizzato i dati provinciali.

Il territorio scaligero ha registrato un saldo positivo di 3.800 posizioni di lavoro dipendente. Sebbene questo risultato indichi una sostanziale tenuta del sistema occupazionale, esso appare significativamente ridimensionato. Le performance dell'anno precedente erano state nettamente superiori. Questo rallentamento non è un evento isolato. Si inserisce in un contesto economico più ampio.

A livello nazionale e regionale, la crescita del PIL è stata moderata. L'instabilità geopolitica ha continuato a esercitare un'influenza negativa. Le decisioni di investimento delle imprese sono state condizionate. Anche la dinamica dei consumi ha risentito di questa incertezza.

Dati settoriali: luci e ombre sull'occupazione

L'analisi dettagliata dei dati rivela una flessione nella domanda di lavoro. Questa contrazione ha interessato diversi settori dell'economia veronese. Il volume complessivo delle assunzioni si è attestato a circa 2.500 unità. Si tratta di una contrazione del 2% rispetto all'anno precedente. Il calo è stato trainato principalmente dai settori dei servizi e dell'industria.

Il settore terziario, pur rimanendo il principale motore dell'occupazione cittadina, mostra segnali di affanno. Ha generato un saldo attivo di oltre 4.000 posizioni. Tuttavia, alcuni comparti chiave hanno registrato difficoltà. Tra questi figurano il commercio al dettaglio, i servizi turistici e la logistica.

La situazione nel settore agricolo è particolarmente critica. Dopo risultati positivi negli anni passati, l'agricoltura veronese chiude il 2025 con un bilancio negativo. Si contano 930 posti di lavoro in meno. Questo calo potrebbe essere legato alla fine di alcune sperimentazioni contrattuali. Potrebbe anche derivare da una domanda stagionale meno dinamica.

In questo scenario di generale incertezza, il comparto metalmeccanico emerge come un'eccezione positiva. Ha registrato un incremento delle assunzioni pari all'11%. Questo dato ha contribuito a mantenere in attivo il saldo dell'industria manifatturiera in senso stretto. La resilienza del settore secondario veronese ha permesso di compensare la contrazione in altri ambiti.

Anche altri settori manifatturieri hanno mostrato un calo. Il settore delle costruzioni, in particolare, ha risentito di un deciso rallentamento. Questo dopo la spinta ricevuta dai bonus edilizi negli anni precedenti. L'analisi dell'ultimo trimestre del 2025 getta un'ombra sulle prospettive future. Il periodo ottobre-dicembre ha evidenziato un bilancio pesantemente negativo.

Sono state registrate 24.000 posizioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo dato testimonia un'intensificazione della fase di raffreddamento del mercato del lavoro. Tale tendenza sembra proseguire anche nei primi mesi del 2026.

Mutamenti nella forza lavoro: contratti, demografia e generi

Il rapporto evidenzia tendenze significative che stanno modificando la composizione della forza lavoro locale. I contratti a tempo indeterminato continuano a crescere. Tuttavia, il ritmo di crescita è più lento rispetto al passato. Si registra una netta diminuzione degli inserimenti tramite apprendistato. Anche i contratti a termine hanno visto una riduzione.

L'identikit dei nuovi assunti presenta dati interessanti. La domanda di lavoro rimane stabile per la componente maschile. Si osserva una crescita sorprendente per i lavoratori senior, con più di 55 anni. Al contrario, si registra una preoccupante riduzione delle opportunità per le donne. Anche gli stranieri e la fascia d'età centrale (trenta-cinquantenni) vedono diminuire le proprie possibilità di impiego.

Questa dinamica suggerisce un mercato del lavoro che tende a favorire le figure già stabilizzate o con maggiore esperienza. Fatica, invece, a generare nuovi ingressi per le categorie storicamente più fragili. Questo aspetto richiede un'attenta riflessione per garantire pari opportunità.

Ai margini del lavoro dipendente tradizionale, il lavoro intermittente o a chiamata ha raggiunto un picco storico a livello regionale. Questo è stato spinto soprattutto dalle esigenze di flessibilità del settore turistico e del commercio. Risultano in costante calo, invece, i tirocini formativi. Anche le collaborazioni nel lavoro domestico mostrano una tendenza negativa.

La contrazione dei tirocini, in particolare tra i giovani under 30, rappresenta un segnale d'allarme. Indica una possibile difficoltà nel passaggio dal mondo della formazione a quello dell'impiego. Le aziende potrebbero incontrare ostacoli nell'utilizzare questo strumento per il primo inserimento lavorativo dei giovani.

Sfide future: invecchiamento e scarsità di manodopera

Al di là del rallentamento dei flussi occupazionali, gli indicatori statistici generali continuano a descrivere il Veneto come una regione con bassi livelli di disoccupazione. Il tasso di disoccupazione si attesta al 4,4%. Tuttavia, la sfida principale per il futuro appare legata a fattori strutturali insidiosi.

L'invecchiamento della popolazione è un fenomeno inarrestabile. Questo porta a una conseguente riduzione della forza lavoro disponibile. Si rischia così di creare un disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle effettivamente reperibili sul mercato. Le tensioni nel reperimento di personale sono già evidenti.

Il tasso di posti vacanti rimane elevato, soprattutto nel settore terziario. Questa scarsità di manodopera qualificata potrebbe diventare un freno alla crescita economica veronese. Potrebbe rappresentare un problema ben più grave della stessa debolezza della domanda di lavoro. Le imprese dovranno adattarsi a questo nuovo scenario.

Sarà fondamentale investire in formazione continua e riqualificazione professionale. Sarà necessario anche attrarre talenti e favorire l'inserimento di nuove generazioni. La gestione di questi aspetti determinerà la capacità del territorio veronese di affrontare le sfide future del mercato del lavoro.