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A Verona le nuove piste ciclabili sono al centro di un acceso dibattito politico. L'opposizione critica le scelte dell'amministrazione, segnalando criticità e potenziali conflitti tra auto e biciclette.

Critiche alle nuove ciclabili veronesi

L'espansione delle piste ciclabili a Verona, promossa dall'amministrazione Tommasi con l'assessore Ferrari, mira a ridurre l'inquinamento e il traffico automobilistico. L'obiettivo è incentivare una mobilità più sostenibile e migliorare la vivibilità urbana. Tuttavia, questa iniziativa sta generando forti perplessità tra le fila dell'opposizione in Consiglio comunale.

Molti esponenti del centrodestra, pur avendo realizzato in passato diverse infrastrutture ciclabili, esprimono ora critiche significative. Si parla di «gran confusione» e di lamentele diffuse tra i cittadini. Alcuni progetti specifici vengono indicati come problematici, con il timore che possano peggiorare la viabilità esistente.

Dubbi sulla sicurezza e l'efficacia

Le perplessità riguardano soprattutto la scelta dei luoghi e la progettazione delle nuove infrastrutture. Luigi Pisa, capogruppo di Forza Italia, evidenzia come alcuni interventi, come quello in lungadige Campagnola, rischino di restringere ulteriormente la carreggiata destinata alle automobili. Questa preoccupazione è condivisa anche da altri esponenti politici.

Patrizia Bisinella, capogruppo di Fare, pur non essendo contraria ai collegamenti ciclabili, sottolinea l'importanza di una corretta localizzazione. La pista in circonvallazione Oriani viene citata come esempio di progetto discutibile, ritenuta poco frequentata e potenzialmente pericolosa. La ristrettezza della carreggiata per le auto e la presenza di cordoli sono visti come elementi di rischio.

Anche altre zone della città sono oggetto di critiche. In via Preare, ad esempio, si parla di uno «scempio» urbanistico. L'impressione generale, secondo alcuni, è che l'amministrazione stia adottando un approccio eccessivamente «green» senza considerare appieno le esigenze di tutti gli utenti della strada.

Proposte alternative e critiche all'«integralismo»

Alcuni consiglieri propongono soluzioni alternative per migliorare la mobilità. Anna Bertaia, della Lista Tosi, suggerisce di puntare maggiormente sui mezzi pubblici elettrici e sul car sharing, piuttosto che insistere sulla realizzazione di piste ciclabili in una città che, a suo dire, non ha una forte tradizione ciclistica. L'obiettivo di eliminare il traffico automobilistico con le sole piste ciclabili viene messo in discussione.

Paolo Rossi, capogruppo di Verona Domani, critica soluzioni specifiche come la pista di Chievo, con un semaforo ritenuto pericoloso, o quella in circonvallazione Oriani, che causerebbe code e ingorghi. Anche la pista in via San Giacomo, in Borgo Roma, viene menzionata tra quelle problematiche.

Massimo Mariotti, capogruppo di Fratelli d’Italia, ribadisce la necessità di realizzare piste ciclabili senza intralciare il traffico veicolare e senza creare pericoli agli incroci. Nicolò Zavarise, capogruppo della Lega, critica la realizzazione di alcune ciclabili, come quella in via Preare, che ha comportato l'abbattimento di alberi. Sottolinea che le ciclabili sono utili, ma non devono sostituire altre forme di circolazione.

Luca Zanotto, ex assessore alla mobilità, pur avendo promosso diverse ciclabili in passato, critica l'attuale approccio definendolo «integralista». Sottolinea come le realizzazioni precedenti tenessero conto di non tagliare alberi e di integrare le piste nel contesto urbano senza creare contrapposizioni tra automobilisti e ciclisti. Viene citata la pista in via Preare come esempio di realizzazione sbagliata, inclusa la gestione del semaforo nel sottopasso.

Anche Riccardo Caccia, ex assessore, interviene sulla questione di via Preare, suggerendo alternative meno impattanti e costose, come l'utilizzo del lungadige Attiraglio. Ricorda inoltre i lavori passati per creare aree pedonali e percorsi ciclabili, evidenziando l'importanza della manutenzione delle infrastrutture esistenti.

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