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La giustizia veronese riapre il caso sulla morte di Moussa Diarra. Il Gip ha respinto l'archiviazione per l'agente di Polfer, chiedendo nuove indagini per chiarire i fatti.

Nuove indagini sulla morte di Moussa Diarra

La richiesta di archiviazione per l'agente di Polfer coinvolto nella morte di Moussa Diarra è stata respinta. Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato nuove attività investigative. L'obiettivo è una ricostruzione completa e fedele degli eventi. La Procura si dice pronta a colmare ogni lacuna informativa.

La decisione del Gip, Livia Magri, arriva dopo un'attenta valutazione del fascicolo. Il procuratore reggente, Rita Caccamo, ha confermato la disponibilità a procedere con ulteriori accertamenti. Questi saranno mirati a soddisfare le indicazioni del giudice.

Punti oscuri e filmati incompleti

Il Gip ha evidenziato diverse criticità nel materiale raccolto finora. Tra queste, le lacune nei filmati di sorveglianza. Le telecamere non avrebbero ripreso in modo chiaro la fase precedente agli spari. Questo vale sia per l'interno della stazione che per l'area esterna.

Particolare attenzione è rivolta al momento in cui due agenti avrebbero raggiunto Diarra nell'atrio. Il giudice ha richiesto l'iscrizione nel registro degli indagati di due agenti per depistaggio. Le loro dichiarazioni sembrano in contrasto con le immagini disponibili.

Viene citata una frase pronunciata dall'indagato al collega: «Guarda il coltello, guarda il coltello». Questa affermazione non trova riscontro nei video. Un sovrintendente di Polizia, giunto sul posto, avrebbe poi rimosso il coltello dalla mano del giovane. Lo stesso sovrintendente ha documentato l'accaduto.

Dubbi sulla gestione delle prove

Il Gip esprime preoccupazione per la discrepanza tra le dichiarazioni e le prove video. Si pone il dubbio se il coltello fosse effettivamente impugnato da Diarra. Oppure se sia stato inserito successivamente tra i suoi effetti personali. Lo zaino del giovane, recuperato ore dopo, era già stato svuotato.

Il fascicolo dovrà approfondire anche gli eventi precedenti alla sparatoria. Moussa Diarra aveva manifestato comportamenti aggressivi. Aveva minacciato una pattuglia e danneggiato beni nella stazione. Questi episodi sono avvenuti prima del suo rientro nell'atrio.

Necessità di consulenze tecniche

Viene criticato il ritardo nell'acquisizione dei filmati da parte della Mobile. I filmati sono stati depositati nel fascicolo del PM solo in data 20 marzo 2025. Il Gip ha disposto una consulenza informatica. Questa dovrà analizzare i backup dei computer per recuperare tutte le riprese pertinenti.

Sarà inoltre necessaria una nuova perizia balistica. Si dovrà stabilire la sequenza esatta degli spari. L'esame del medico legale aiuterà a chiarire questo aspetto. Il termine stabilito per queste attività è di sei mesi.

Testimonianze e contraddizioni

Il giudice ha rilevato discrepanze nelle deposizioni di quattro testimoni. Questi dipendenti delle Ferrovie non avrebbero sentito la parola «coltello» pronunciata dall'agente. Uno dei testimoni ha successivamente modificato la sua deposizione. Tuttavia, il suo racconto solleva perplessità riguardo alla sua capacità di udire conversazioni dall'atrio.

Le dichiarazioni dell'indagato e del collega appaiono in contraddizione con le immagini delle telecamere. Questo aspetto è centrale per la riapertura delle indagini. La giustizia mira a fare piena luce sulla tragica morte di Moussa Diarra.

Domande frequenti sulla morte di Moussa Diarra

Cosa è successo a Moussa Diarra?

Moussa Diarra è deceduto a seguito di colpi di arma da fuoco sparati da un agente di Polfer il 20 ottobre 2024 presso la stazione di Verona Porta Nuova. La dinamica dell'evento è al centro di indagini.

Perché sono state richieste nuove indagini?

Il Gip ha respinto la richiesta di archiviazione perché ha ritenuto incomplete le indagini svolte. Ci sono lacune nei filmati, discrepanze nelle testimonianze e dubbi sulla gestione delle prove, come la presenza del coltello.