Condividi
AD: article-top (horizontal)

Il mercato del lavoro a Verona mostra meno disoccupati ma affronta sfide significative: calo dei giovani occupati e retribuzioni medie basse. Si registra anche una carenza di manodopera.

Mercato del lavoro veronese: luci e ombre

La provincia di Verona presenta un quadro lavorativo complesso. Da un lato, il tasso di disoccupazione è ai minimi storici, attestandosi al 2,6%. Questo dato positivo si contrappone però a criticità emergenti. La popolazione lavorativa mostra un invecchiamento progressivo, con un aumento della quota di lavoratori over 55. Parallelamente, si osserva una diminuzione dell'occupazione giovanile.

La regione Veneto, e in particolare la provincia veronese, si conferma un motore economico per il Nord-Est. La capacità di attrarre investimenti e la nascita di nuove imprese sono indicatori di un potenziale ancora elevato. Tuttavia, persistono problematiche strutturali che necessitano di soluzioni urgenti.

La sicurezza sui luoghi di lavoro rimane un tema centrale. Gli infortuni, sia mortali che non, continuano ad aumentare, posizionando Verona al primo posto in Veneto per incidenza. Questo dato solleva interrogativi sulla reale applicazione delle normative di sicurezza.

Divario retributivo e precarietà

I dati Istat rivelano una retribuzione media annua per i 347mila lavoratori del settore privato (esclusa agricoltura) di circa 25.000 euro lordi. La maggior parte di questi, quasi il 60%, sono operai, con uno stipendio medio annuo lordo di 19.600 euro. Questo dato nasconde un forte divario di genere: le donne, che costituiscono circa un terzo della forza lavoro, percepiscono in media solo 13.500 euro annui.

All'estremo opposto, i dirigenti, che rappresentano lo 0,7% del totale (circa 2.434 persone), godono di una retribuzione media di 147.000 euro lordi annui. Questa disparità evidenzia come una larga fetta della popolazione lavorativa veronese debba confrontarsi con salari contenuti.

La precarietà contrattuale, il part-time involontario e la discontinuità lavorativa incidono sul 39,3% dei dipendenti. I sindacati Cgil, Cisl e Uil definiscono questa situazione come una «grande frammentazione del mercato del lavoro». Sottolineano come il lavoro ben retribuito sia accessibile solo a una minoranza.

I segretari provinciali Francesca Tornieri (Cgil), Giampaolo Veghini (Cisl) e Giuseppe Bozzini (Uil) evidenziano come giovani e donne siano spesso relegati in posizioni precarie. «Dignità significa stabilità, salute e un reddito che permetta di progettare il futuro», affermano i rappresentanti sindacali.

L'impatto del calo demografico e la fuga dei cervelli

La carenza di manodopera, segnalata dalle aziende, è strettamente legata anche al fenomeno demografico. Gli over 55 rappresentano ora il 18% dei lavoratori dipendenti privati, rispetto al 10% di dieci anni fa. Questo aumento è dovuto sia al posticipo dell'età pensionabile, sia alla difficoltà delle imprese nel reperire giovani, portandole a trattenere i lavoratori più anziani.

Un altro fattore critico è la «fuga dei cervelli». Nel solo 2024, oltre 1.200 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la provincia di Verona, un dato in netto aumento rispetto all'anno precedente. La Fondazione Nordest stima che tra il 2011 e il 2024 siano stati 9.040 i giovani veronesi emigrati, a fronte di soli 2.932 rientri.

I sindacati ribadiscono che il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro non riguarda solo le competenze tecniche. «L'offerta non incontra le legittime aspettative di vita e dignità delle persone», spiegano. Fattori come alloggi accessibili, salari adeguati, servizi per la famiglia e la conciliazione vita-lavoro sono considerati «fondamenta stesse di un sistema economico sano».

Crisi aziendali e delocalizzazioni

L'ultimo anno ha visto anche una serie di vertenze aziendali, concentrate soprattutto nel settore metalmeccanico. Molti di questi casi riguardano multinazionali che hanno scelto di delocalizzare la produzione. Esempi significativi includono la chiusura dello stabilimento George Fischer a Valeggio sul Mincio, la produzione Amnann spostata in Turchia, Lenze trasferita in Polonia, e le riduzioni di personale in Borromini e Seba.

La scelta di Marghera per la manifestazione del Primo Maggio, luogo simbolo dell'industria italiana, assume un significato particolare. Le sigle sindacali sottolineano la necessità di rilanciare lo sviluppo in una regione che fatica a ritrovare la crescita, trattenendo i giovani e distribuendo equamente la ricchezza prodotta.

AD: article-bottom (horizontal)