Il vescovo Domenico Pompili ha portato conforto ai pazienti e al personale sanitario degli ospedali di Verona durante la Settimana Santa. Ha visitato Borgo Roma e Borgo Trento, sottolineando l'importanza della vicinanza e del contatto umano nella cura. L'olio di Capaci è stato consegnato per uso liturgico.
Visita pastorale negli ospedali veronesi
Il vescovo di Verona, Domenico Pompili, ha compiuto un gesto di vicinanza pastorale. Ha visitato i reparti del policlinico di Borgo Roma. L'incontro è avvenuto durante la Settimana Santa. Il vescovo ha rinnovato il tradizionale saluto pasquale. Era rivolto a pazienti e operatori sanitari.
All'arrivo, è stato accolto dal direttore generale dell'Aoui, Paolo Petralia. Erano presenti anche il direttore dell'oncologia, Michele Milella. C'erano la dottoressa Serena Zuliani e i cappellani: don Gianni Naletto, don Paolo, don Valentino e don Andrea. Il vescovo ha poi visitato i singoli degenti nei reparti.
Il coraggio di uscire dalla sofferenza
Prima di entrare nei reparti, Pompili ha commentato una preghiera. Il titolo era “Il coraggio di uscire”. Ha enfatizzato il valore della condivisione nel percorso di guarigione. «Uscire dalle tenebre del dolore significa avere la forza di attraversare l’esperienza della malattia che ci rinchiude e ci isola», ha affermato il vescovo. Ha aggiunto che la vicinanza di chi cura e dei propri cari è fondamentale. «Che ognuno di noi abbia la forza di percorrere la condizione di fragilità», ha concluso.
Questo momento di riflessione spirituale segue un'altra visita. Si è svolta nel reparto di nefrologia di Borgo Trento. Anche qui era presente Paolo Petralia. Insieme a lui, il direttore Pietro Manuel Ferraro. C'erano anche i cappellani: don Paolo, padre Paolino e don Leonardo.
La benedizione del reparto e il valore del contatto umano
Nel padiglione 12, inaugurato lo scorso ottobre per le nuove degenze, il vescovo ha incontrato i malati. Ha impartito la benedizione ai locali. Questo dopo aver letto un brano dal Vangelo di Matteo. «Il Signore si identifica negli infermi», ha detto Pompili. Ha sottolineato come ogni gesto verso di loro sia rivolto a Lui. «Affidiamo a Maria, salute degli infermi, la nostra supplica per ottenere la divina benedizione su questo reparto», ha dichiarato.
Il vescovo ha poi approfondito il tema del contatto umano. «Gesù non è stato solo un predicatore, ma era anche taumaturgo», ha ricordato. «Egli guariva avvicinandosi e toccando. Toccare le persone è la maniera più diretta per comunicare e più in profondità di quanto non facciano le parole. Non si può toccare senza essere toccati», ha spiegato. Ha riconosciuto che questo è il vissuto quotidiano degli operatori sanitari.
L'olio di Capaci per la memoria e la liturgia
Nello stesso giorno delle visite ospedaliere, Pompili si è recato in questura. La questora Rosaria Amato gli ha consegnato un'ampolla. Conteneva olio estratto dagli ulivi di Capaci. Questo luogo è tristemente noto per l'attentato del 23 maggio di 34 anni fa. In quell'occasione persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Oggi, in quel sito sorge il Giardino della Memoria. Ogni ulivo è dedicato a una vittima della mafia. L'olio ricavato viene consegnato ogni anno dalle questure alle diocesi. Sarà consacrato durante la Messa del Crisma del Giovedì Santo. Questo olio diventerà Sacro Crisma. Sarà usato per l'amministrazione dei sacramenti. Un gesto che mantiene viva la memoria delle vittime delle stragi mafiose.