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Maltrattamenti e controllo ossessivo a Verona

Una giovane donna residente a Verona è stata vittima di pesanti maltrattamenti e tentata costrizione a un matrimonio combinato da parte dei propri genitori. La vicenda, emersa ieri, ha portato i due genitori, entrambi 53enni di nazionalità indiana, a patteggiare una pena di due anni di reclusione con pena sospesa.

La ragazza, a cui è stato assegnato il nome di fantasia Anjali, era sottoposta a un regime di controlli e divieti quasi totalizzante. Le era impedito di leggere libri, considerati portatori di «strane idee», di andare dal parrucchiere o dall'estetista, e le uscite con gli amici erano severamente limitate.

Restrizioni e isolamento imposti dai genitori

La vita di Anjali era scandita da regole ferree imposte dalla madre e dal padre. Non poteva uscire se non per andare al lavoro, e al termine del turno doveva rimanere al telefono con i genitori fino al rientro a casa, per evitare qualsiasi contatto non autorizzato. In caso di ritardi, il padre non esitava a ricorrere alla violenza fisica, come schiaffi.

La giovane era costretta a dormire con la madre e le era stato tolto il cellulare, concesso solo per brevi periodi e costantemente monitorato. Anche la sua carta bancomat, su cui veniva accreditato lo stipendio, era sotto il controllo dei genitori, che le concedevano piccole somme di denaro solo su richiesta.

Tentativo di matrimonio combinato e reazione estrema

Nel gennaio 2024, i genitori hanno portato Anjali in India per incontrare un uomo scelto per il matrimonio, che la giovane non aveva mai conosciuto. Di fronte al suo rifiuto, le nozze sono state rinviate, ma la situazione non è migliorata. Il padre continuava a denigrarla, definendola «inutile» e «non una buona figlia».

Un episodio particolarmente grave risale al 2020: il padre le gridò contro, minacciando di buttare via i libri che stava leggendo perché «mettono strane idee in testa». Quando il fratello tentò di consolare la sorella in lacrime, il padre glielo impedì, spingendo Anjali a tentare il suicidio ingerendo candeggina.

Conclusione del percorso giudiziario e risarcimento

Nel gennaio 2025, dopo aver scoperto che Anjali si era innamorata di un collega, i genitori l'avrebbero costretta a licenziarsi, chiudendola in casa e sorvegliandola costantemente, anche di notte. La giovane, assistita dall'avvocato Federica Severino, ha ottenuto un risarcimento.

La vicenda richiama alla memoria il caso di Farah, una ragazza pakistana residente a Verona, ingannata e riportata nel suo paese d'origine nel 2018 per essere costretta ad abortire.

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