Cronaca

Verona: famiglie sfrattate da condominio sociale, proteste

16 marzo 2026, 05:00 2 min di lettura
Verona: famiglie sfrattate da condominio sociale, proteste Immagine da Wikimedia Commons Verona
AD: article-top (horizontal)

Condominio 'Il Borgo' sotto i riflettori

A Verona, nel quartiere Zai, decine di famiglie residenti nel condominio «Il Borgo» si trovano di fronte a un ultimatum: acquistare la propria abitazione o lasciare la casa. La comunicazione, attesa per giugno, riguarda 77 nuclei familiari che da oltre un decennio occupano gli appartamenti con affitti calmierati.

Il progetto, nato come iniziativa di social housing, si sta rivelando un problema per gli inquilini, considerati fragili ma non in condizioni di accedere a case popolari né al libero mercato immobiliare. La situazione è emersa pubblicamente sabato 14 marzo, quando i residenti riuniti in comitato hanno denunciato le lettere ricevute dalla società Investire Sgr, emanazione di Cassa Depositi e Prestiti.

Origini e criticità del fondo immobiliare

L'immobile in questione è di proprietà del fondo immobiliare «Veneto Casa», costituito nel 2009 con un finanziamento di oltre 99 milioni di euro, che includeva contributi dalla Regione Veneto e da Fondazione Cariparo. Il fondo ha acquisito l'edificio nel 2013, realizzato dall'impresa di Andrea Marani nell'ambito di un piano di riqualificazione territoriale.

Recentemente, gli inquilini hanno ricevuto una proposta di acquisto a circa 2.700 euro al metro quadro, cifra superiore alla valutazione del 2010 e ritenuta inavvicinabile per la maggior parte dei residenti, molti dei quali anziani o precari, impossibilitati ad ottenere mutui bancari. Il termine di soli 60 giorni per rispondere aggrava ulteriormente la situazione.

Reazioni politiche e richieste di intervento

La vicenda ha scatenato reazioni politiche. Le referenti del comitato inquilini hanno avuto un colloquio in videocall con l'assessora regionale al Sociale, Paola Roma, anticipando un incontro fisico previsto per il 30 marzo. Anche l'assessora al Sociale del Comune, Luisa Ceni, segue il caso, definendolo un «chiaro business di fondi di investimenti o banche».

La consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon, ha annunciato un'interrogazione alla giunta regionale per chiedere chiarimenti. «È inaccettabile che un progetto nato con finalità sociali rischi di creare problemi proprio a chi doveva sostenere», ha dichiarato Bigon, sottolineando la fragilità economica di queste famiglie.

Proposte e futuro degli inquilini

Il presidente della quinta circoscrizione, Raimondo Dilara, ha criticato la tempistica della vendita, considerando la durata del fondo fissata al 2035. Ha suggerito che, in caso di vendita, si dovrebbe dare un preavviso di anni e considerare la cifra degli affitti già versati. Si sta valutando la disponibilità di alloggi Ater o Agec per ricollocare le famiglie, che vivono in uno stato di forte precarietà e disagio psicologico.

AD: article-bottom (horizontal)