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Sei anni dopo la tragica morte di Lucia Raso in Germania, i genitori continuano a nutrire dubbi sulla dinamica. La Procura di Verona valuta se archiviare definitivamente il caso o disporre nuove indagini, con una decisione attesa a breve.

Dubbi sulla dinamica della caduta

A novembre saranno trascorsi sei anni dalla morte di **Lucia Raso**, una donna di **37 anni** di **Verona**. La sua vita si interruppe bruscamente a causa di una caduta da una finestra al secondo piano di un'abitazione a **Landshut**, in **Germania**. La donna si trovava lì per far visita al suo fidanzato, **Christian Treo**. Quest'ultimo è l'unico indagato per omicidio dal marzo **2022**.

I genitori di Lucia, sostenuti dal loro legale **Enrico Bastianello**, non accettano le conclusioni della Procura. Nonostante le indagini e le consulenze tecniche, persistono punti oscuri nella vicenda. Il Giudice per le Indagini Preliminari (**GIP**) **Carola Musio** aveva già richiesto ulteriori approfondimenti in passato.

Lesioni e incongruenze nella ricostruzione

La salma di Lucia presentava lesioni che sollevano interrogativi. Il medico legale evidenziò un livido sull'occhio sinistro e un dente fratturato. Era presente anche un'ecchimosi sull'avambraccio destro. Questi segni non escludevano, secondo il perito, altre modalità di accadimento rispetto alla caduta.

La prima autopsia, eseguita in Germania, aveva già riscontrato un grave ematoma sull'occhio sinistro. Le lesività riscontrate non sembravano direttamente correlate a una caduta accidentale. La famiglia e i loro consulenti ritengono che ci siano incongruenze tra le ferite e la versione dei fatti fornita dal fidanzato.

La versione del fidanzato e le perizie

Christian Treo, difeso da **Massimo Dal Ben**, ha sempre dichiarato di aver visto Lucia «a gattoni» sul davanzale. La sua versione descrive Lucia con le ginocchia all'interno e le mani all'esterno della finestra. Tuttavia, questa ricostruzione è stata messa in discussione da esperti ingegneri.

Il consulente di parte, ingegnere **Luca Scarselli**, ha affermato che la spinta autoindotta necessaria per una caduta simile sarebbe stata paragonabile a quella di un tuffatore professionista. Ha inoltre sottolineato che, se Lucia avesse perso l'appoggio delle braccia, la sua traiettoria sarebbe stata verticale. La posizione all'impatto, a **2,5 metri** dalla proiezione verticale del davanzale, non sarebbe compatibile con tale scenario. Scarselli ritiene che ci sia stata una spinta esterna.

Richieste di archiviazione e nuove indagini

Il Pubblico Ministero (**PM**) **Stefano Aresu** ha presentato per ben due volte richieste di archiviazione del caso. Dopo la prima richiesta, il GIP dispose nuove indagini. Queste includevano perizie sui telefoni di Lucia e Christian per analizzare messaggi e comunicazioni. Vennero anche acquisiti i materiali della polizia tedesca, richiesti audizioni di coinquilini e del fratello dell'indagato.

Furono inoltre acquisite le intercettazioni tra Christian e suo padre. La polizia tedesca aveva effettuato una simulazione della caduta con un manichino. L'esito della simulazione non permetteva di distinguere tra caduta accidentale e spinta. L'analisi dei telefoni non rivelò messaggi sospetti, ma reciproche accuse sull'uso di alcol e stupefacenti.

Le dichiarazioni dei testimoni e la decisione del GIP

Un coinquilino riferì di un litigio acceso tra Lucia e Christian la sera prima dell'incidente. Lucia avrebbe espresso il desiderio di interrompere la relazione, ma in seguito si sarebbero riconciliati. Successivamente, Christian avrebbe annunciato che Lucia si era gettata dalla finestra.

Il PM ha preso atto delle dichiarazioni confuse e contraddittorie dell'indagato. Tuttavia, ha concluso che nessuna delle attività investigative ha fornito prove sufficienti per sostenere con ragionevolezza la responsabilità di Christian Treo. Non è stato possibile determinare se la morte sia avvenuta per dolo o colpa. La decisione finale spetta ora al GIP, che si pronuncerà tra circa un mese.