L'associazione Altvelox ha sporto denuncia contro le Prefetture di Verona, Padova, Venezia e Vicenza. La ragione è l'utilizzo di autovelox non conformi alle normative vigenti, con richieste di sospensione dei decreti autorizzativi.
Autovelox sotto accusa in Veneto
L'associazione Altvelox ha intrapreso un'azione legale significativa. Il presidente Gianantonio Sottile Cervini ha annunciato denunce contro le autorità di Verona, Padova, Venezia e Vicenza. Questa mossa arriva dopo risposte ritenute insoddisfacenti alle istanze presentate il 9 marzo. La battaglia legale si concentra sulla trasparenza dei sistemi di rilevamento della velocità.
Al centro della disputa vi è la richiesta di sospendere immediatamente i decreti prefettizi. Questi decreti autorizzano l'uso di dispositivi automatici di controllo della velocità. I dispositivi sono installati su 12 tratte nella provincia di Verona. L'associazione vuole verificare la conformità degli apparecchi. Devono rispettare le prescrizioni del decreto ministeriale dell'11 aprile 2024.
Secondo Altvelox, tale provvedimento è molto chiaro. Richiede che i sistemi già installati, ma non conformi ai nuovi criteri tecnici, vengano adeguati entro 12 mesi. In caso contrario, devono essere disinstallati definitivamente. Questa interpretazione normativa è alla base della loro azione.
Il precedente di Napoli e le richieste di Altvelox
L'iniziativa di Altvelox trae ispirazione da un evento accaduto a Napoli. Lo scorso 3 marzo, la Prefettura partenopea ha deciso di sospendere le autorizzazioni. Lo scopo era garantire una verifica rigorosa. La verifica riguardava la legittimità e l'omologazione dei misuratori di velocità. Questo precedente è visto come un modello da seguire.
Altvelox ritiene che il provvedimento adottato a Verona manchi di elementi cruciali. Manca una dimostrazione analitica e verificabile. Questa dimostrazione dovrebbe attestare i requisiti necessari per l'installazione degli autovelox. Tra questi requisiti figurano l'alto livello di incidentalità nel quinquennio precedente. Altro requisito è l'impossibilità strutturale di contestare immediatamente le infrazioni sul posto.
La risposta della Prefettura di Verona, arrivata il giorno precedente all'annuncio, ha deluso le aspettative. L'ufficio territoriale del Governo ha affermato che i profili specifici sul funzionamento delle singole apparecchiature. Questi aspetti, secondo la Prefettura, esulerebbero dal potere autorizzatorio del prefetto. La Prefettura ha dichiarato di aver effettuato solo una ricognizione sulla conformità del posizionamento dei dispositivi.
Inoltre, è stato negato l'accesso a parte della documentazione istruttoria. Questa documentazione è stata definita legata ad attività di programmazione e pianificazione. Pertanto, non sarebbe ostensibile al pubblico. Questa posizione ha suscitato forti critiche da parte dell'associazione.
Critiche alla Prefettura di Verona
Altvelox ravvisa in questa chiusura una volontà precisa. L'associazione sostiene che ci sia il desiderio di non ostacolare i Comuni. Si accusa inoltre di ignorare il nodo centrale dell'omologazione tecnica. Questo comportamento creerebbe una disparità di trattamento inaccettabile. I cittadini di diverse regioni italiane si troverebbero in condizioni non equiparabili.
«Il prefetto di Napoli ha scelto la strada più seria e più prudente: sospendere per verificare», ha dichiarato Gianantonio Sottile Cervini. «In Veneto, invece, si preferisce non disturbare i Comuni, anche quando il quadro normativo impone di fermare i dispositivi non conformi. Questo non è più accettabile», ha aggiunto.
«I cittadini veneti, friulani, lombardi, laziali, piemontesi, trentini, romagnoli o abruzzesi non valgono meno dei cittadini napoletani», ha proseguito il presidente di Altvelox. «Se la legge impone adeguamento o disinstallazione, deve valere ovunque». Le sue parole sottolineano la richiesta di uniformità nell'applicazione della legge.
L'associazione ha voluto chiarire un punto fondamentale. La questione non è ideologica. Non si tratta di un rifiuto dei controlli di velocità in sé. Al contrario, l'associazione pone l'accento sulla legalità dell'azione amministrativa. Si chiede trasparenza nei procedimenti. Si contesta la validità degli accertamenti che incidono direttamente sui diritti dei cittadini.
La battaglia legale si sposta in tribunale
In assenza di un riesame in autotutela dei provvedimenti attualmente in vigore, la battaglia legale è destinata a proseguire. Le istanze verranno ora presentate nelle sedi giudiziarie competenti. L'obiettivo è tutelare i cittadini che hanno ricevuto sanzioni pecuniarie.
Data la gravità istituzionale delle questioni sollevate, le istanze sono state inviate per conoscenza anche alle massime cariche dello Stato. Questo serve a segnalare una criticità che investe il rapporto tra il potere sanzionatorio della pubblica amministrazione e il principio del buon andamento amministrativo. Si vuole portare all'attenzione delle più alte sfere governative la problematica.
Altvelox promette di estendere progressivamente questa iniziativa. L'obiettivo è coprire l'intero territorio nazionale. L'associazione insiste affinché ogni postazione di controllo sia supportata da una documentazione completa. Questa documentazione dovrebbe includere verbali di taratura aggiornati. Dovrebbe contenere anche planimetrie dettagliate e relazioni istruttorie trasparenti. La trasparenza e la regolarità dei controlli sono considerate prioritarie.
La normativa italiana in materia di autovelox è complessa. Il decreto ministeriale dell'11 aprile 2024 ha introdotto nuovi criteri tecnici. Questi criteri mirano a garantire maggiore affidabilità e uniformità nell'uso di tali strumenti. La mancata adozione di questi standard può portare alla sospensione o alla disinstallazione dei dispositivi. Le Prefetture hanno il compito di autorizzare l'installazione degli autovelox. Devono però assicurarsi che vengano rispettate tutte le normative vigenti. La verifica della conformità tecnica e delle condizioni di installazione è un passaggio cruciale.
La giurisprudenza in materia di autovelox è vasta. Numerosi ricorsi sono stati presentati in tutta Italia. Molti riguardano vizi di forma o di sostanza nell'installazione o nell'omologazione dei dispositivi. L'associazione Altvelox si inserisce in questo contesto. Cerca di ottenere maggiore chiarezza e correttezza nell'applicazione delle leggi. La loro azione mira a tutelare i diritti dei cittadini contro possibili abusi o irregolarità.
La questione sollevata da Altvelox tocca anche il tema della pianificazione della sicurezza stradale. L'installazione di autovelox dovrebbe essere giustificata da reali esigenze di sicurezza. Queste esigenze sono solitamente legate a un elevato tasso di incidentalità in determinati tratti stradali. La mancanza di trasparenza nella documentazione che supporta tali decisioni rende difficile per i cittadini comprendere la ratio di tali controlli. Questo può generare sfiducia nelle istituzioni.
Il principio del buon andamento amministrativo, sancito dalla Costituzione italiana, impone che la pubblica amministrazione operi con efficacia, efficienza ed economicità. Inoltre, deve garantire imparzialità e trasparenza. L'azione di Altvelox mira a verificare se questi principi siano rispettati nell'autorizzazione e nell'uso degli autovelox nelle province venete.
La battaglia legale intrapresa da Altvelox è destinata a fare scuola. Potrebbe influenzare decisioni future in altre regioni italiane. La richiesta di uniformità normativa e di trasparenza è un tema sentito da molti automobilisti. La loro azione rappresenta un tentativo di portare maggiore certezza del diritto in un settore spesso oggetto di controversie.