Condividi
AD: article-top (horizontal)

Un appello online da Berlino chiede a Schio di riconsiderare il rifiuto di installare le pietre d'inciampo. La questione ha raggiunto anche il Parlamento, dividendo l'opinione pubblica locale e nazionale.

Appello online da Berlino per pietre d'inciampo

Un appello online giunge da Berlino, lanciato da un creativo originario di Schio. L'iniziativa mira a sensibilizzare sulla decisione del consiglio comunale di Schio di non concedere l'installazione delle pietre d'inciampo. Queste ultime servono a commemorare le vittime dei campi di sterminio nazisti.

La vicenda ha suscitato un ampio dibattito. L'eco della bocciatura della mozione del Pd per ricordare le vittime scledensi si è estesa oltre i confini locali. La stampa internazionale ha iniziato a occuparsi del caso. Politici nazionali e opinion leader hanno espresso il loro dissenso.

Interrogazione parlamentare e proposte

La senatrice Daniela Sbrollini, esponente di Italia Viva, ha presentato un'interrogazione al Ministro dell'Interno. La richiesta è di valutare un intervento sul sindaco e sul consiglio comunale di Schio. L'obiettivo è ottenere una rivalutazione della posizione. Si auspica una scelta più coraggiosa per recuperare una memoria storica fondamentale.

Il Pd locale, tramite il segretario Daniele Dalla Costa e il capogruppo Leonardo Dalla Vecchia, ha chiesto un passo indietro all'amministrazione. Sostengono che l'unico modo per recuperare il rispetto della città sia ammettere l'errore. Anche la Uil si è espressa in tal senso.

Paolo Pirarini, segretario generale della Uiltec, si è offerto di sostenere i costi. Ha dichiarato: «È fondamentale mantenere la memoria per poter guardare al futuro». La sua proposta mira a superare gli ostacoli economici.

La campagna #SCHIORICORDA da Berlino

Andrea Cadorin, direttore creativo nato a Schio e ora residente a Berlino, ha lanciato la campagna online #SCHIORICORDA. Si definisce «direttore creativo nato a Schio, passato per Milano e Londra». La decisione di Schio gli appare «triste e allarmante».

Con la sua iniziativa, Cadorin spera di stimolare una revisione della decisione presa dalla giunta. Ha allegato alla sua campagna delle visioni delle pietre d'inciampo. Queste sono già intitolate ai 14 caduti nei lager. Attende che qualcuno a Schio raccolga il suo appello.

La posizione del sindaco di Schio

Il sindaco di Schio, Valter Orsi, rimane fermo sulle sue posizioni. Ha commentato le critiche ricevute sui social media, definendo gli oppositori «haters» non residenti a Schio. Ha affermato: «Li lascio fare...».

Orsi ha confermato la volontà di restaurare la lapide per i deportati. Questa si trova sui muri delle ex scuole Marconi. Ha specificato che la priorità per quest'anno erano i monumenti di Alessandro Rossi. Ha promesso interventi nel 2020.

Riguardo alle pietre d'inciampo, il sindaco cita Paola Farina, portavoce delle comunità ebraiche di Vicenza e Verona. Secondo Farina, le pietre dovrebbero essere richieste dai familiari delle vittime, non dai partiti. Orsi ha aggiunto che esistono «altri modi per ricordare, anche facendo donazioni».

Reazioni e dibattito in corso

La decisione del comune di Schio continua a generare reazioni. L'intervento di un creativo da Berlino e l'interrogazione parlamentare dimostrano la risonanza nazionale del caso. La contrapposizione tra la volontà di commemorare e le motivazioni addotte dall'amministrazione comunale rimane aperta.

Il dibattito si concentra sulla modalità più appropriata per mantenere viva la memoria storica. Le pietre d'inciampo rappresentano un simbolo potente. La loro installazione è vista da molti come un dovere morale. Altri, come il sindaco Orsi, suggeriscono approcci differenti.

La questione delle pietre d'inciampo a Schio evidenzia le diverse interpretazioni del ricordo e della memoria storica. La discussione coinvolge cittadini, politici e rappresentanti di comunità.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: