Porta Vescovo, la petizione dei cittadini
Un quartiere di Verona, Porta Vescovo, è al centro di un'intensa protesta da parte dei suoi residenti e commercianti. Una petizione, promossa da un comitato spontaneo, ha raccolto oltre 300 firme per segnalare un peggioramento delle condizioni di degrado e insicurezza. La lettera è stata inviata alle massime autorità locali e regionali, chiedendo un intervento risolutivo.
La situazione attuale contrasta nettamente con il ricordo di un passato più sereno, quando l'area era un luogo piacevole per passeggiare e socializzare. Oggi, invece, la zona è afflitta da problemi di microcriminalità e abbandono.
Degrado e criminalità a Porta Vescovo
I firmatari descrivono uno scenario preoccupante, con spaccio di droga alla luce del giorno, atti osceni e comportamenti aggressivi. L'angolo tra Corso Venezia e via Barana, in particolare, è teatro di bivacchi e sporcizia, con persone che vivono stabilmente sui marciapiedi, ostacolando il passaggio.
I cassonetti intelligenti sono spesso circondati da rifiuti, testimonianza di un disagio diffuso. Le coperte lasciate dalla Ronda della Carità vengono gettate via il giorno dopo, contribuendo al degrado visivo e igienico.
Fragilità sociale e insicurezza urbana
La presenza di realtà caritatevoli, come il Convivio della Fevoss e la mensa dei Frati del Barana, pur lodevole, sembra attrarre persone in stato di fragilità e disagio. Questi individui vagano per il quartiere, spesso sotto l'effetto di alcol o sostanze stupefacenti, rendendo insicuro il sottopasso pedonale, utilizzato come luogo di spaccio e bivacco.
Molti cittadini preferiscono rischiare l'attraversamento tra le auto piuttosto che utilizzare il sottopasso, ormai impraticabile e degradato.
Appello a un intervento risolutivo
Alcuni commercianti hanno testimoniato di aver dovuto ricorrere a sorveglianza privata per garantire la sicurezza dei propri locali e clienti, ma i costi sono insostenibili. Matteo Lettiero, responsabile de Il Pizzicotto, racconta episodi di molestie e minacce subite dai clienti, costretti a barricarsi nei negozi.
I residenti chiedono un presidio fisso delle forze dell'ordine e un intervento che vada oltre i controlli sporadici, considerati una goccia nel mare. L'assessore alla Sicurezza, Stefania Zivelonghi, concorda sulla necessità di un'azione più incisiva, sottolineando come le sole forze dell'ordine non siano sufficienti. L'assessore ha richiesto un presidio fisso e ipotizza un potenziamento della videosorveglianza.
Zivelonghi evidenzia la complessità del problema, che richiede un coinvolgimento dello Stato per affrontare le dipendenze e il disagio psichiatrico, evitando che le persone arrestate tornino rapidamente in libertà. È necessario un approccio strutturato e investimenti mirati per una soluzione definitiva.