Nuova sezione romana e reperto antico
Una lamina di bronzo, testimone di antiche credenze e superstizioni, sarà presto visibile al pubblico. Questo reperto, una cosiddetta «defixio», risale a quasi duemila anni fa e rappresenta una forma di maledizione incisa su metallo. Sarà una delle attrazioni della nuova sezione romana del Museo Archeologico Nazionale di Verona, il cui allestimento è quasi ultimato.
Il ritrovamento, avvenuto nella zona di Porta Palio, è stato effettuato all'interno di una tomba appartenente a un sepolcreto adiacente all'antica via Postumia. La laminetta, piegata o arrotolata, conteneva un messaggio destinato agli dèi inferi, con l'intento di colpire nemici, rivali o persone amate e perdute.
Il significato delle Defixiones
Le «defixiones» sono considerate reperti di grande valore storico e archeologico. Come spiegato da Giovanna Falezza, direttrice del museo, questi oggetti offrono preziose informazioni non solo dal punto di vista linguistico, ma anche paleografico, illuminando l'uso delle scritture corsive nell'antichità. La loro natura varia, potendo essere classificate come maledizioni agonistiche, amorose, politiche o giudiziarie, a seconda del contesto e della motivazione.
Nel caso specifico della laminetta veronese, rinvenuta in una sepoltura della seconda metà del II secolo d.C., il motivo esatto della maledizione rimane oscuro. Il testo, inciso con nomi all'accusativo seguiti dal verbo «defigo» (colpire, trafiggere), presenta evidenti errori, suggerendo che l'autore fosse probabilmente semi-analfabeta. Si trattava di un'espressione privata, non destinata alla lettura altrui, ma bensì al mondo dell'aldilà.
Magia, superstizione e moniti attuali
La pratica delle «defixiones», diffusa in tutto l'Impero Romano, evidenzia un confine sfumato tra superstizione e magia popolare. Figure come maghi e fattucchiere operavano spesso nelle necropoli, offrendo amuleti e formule, nonostante i tentativi delle autorità di limitarne l'attività. La direttrice Falezza sottolinea come questi antichi reperti invitino a una riflessione sul potere delle parole, sulla valenza magica attribuita agli oggetti e sull'importanza di gestire le emozioni negative.
Questo antico monito risuona ancora oggi, specialmente nell'era digitale, dove le frustrazioni vengono talvolta sfogate sui social media, dimenticando che le parole possono lasciare un segno indelebile. La «defixio» di Porta Palio, dunque, non è solo un frammento di storia antica, ma anche un promemoria sulla forza e la responsabilità del linguaggio.
Il percorso del Museo Archeologico
Il Museo Archeologico Nazionale di Verona offre già un itinerario che ripercorre la storia del territorio veronese dalle epoche più remote fino all'età del Ferro. Tra i reperti di spicco si annoverano lo «Sciamano» dalla Grotta di Fumane, una delle più antiche raffigurazioni umane in Europa, la «Venere» di Rivoli Veronese, simbolo di fertilità, e le stele antropomorfe dell'età del Rame.
Il percorso include anche materiali provenienti dalle palafitte delle Valli Grandi Veronesi, sito Patrimonio Unesco, e l'eccezionale tomba del «principe bambino» di Zevio, con il suo carro da parata e i resti di un banchetto funebre. La laminetta di «defixio» si integrerà in questo contesto, arricchendo la narrazione della presenza umana e delle sue espressioni culturali nel veronese antico.