Gsk Italia evidenzia i ritardi nell'accesso ai nuovi farmaci nel nostro Paese, con tempi medi di 424 giorni contro gli 80 della Francia. L'azienda conferma l'importanza strategica di Verona per le sue attività di ricerca e produzione.
Accesso ai farmaci: un divario preoccupante
Rendere disponibili le innovazioni terapeutiche rapidamente è cruciale. Questo garantisce la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Inoltre, favorisce la crescita economica e industriale del Paese. Lo afferma Antonino Biroccio, general manager di Gsk Italia. L'azienda ha il suo quartier generale a Verona.
Gsk conta a Verona un centro ricerche e due siti produttivi. Impiega 4.200 collaboratori. Gli investimenti annuali ammontano a 324 milioni di euro. Questi fondi sono destinati a produzione e ricerca. Rappresentano l'8% del totale investito dalle 300 aziende farmaceutiche in Italia.
Biroccio definisce Gsk «una multinazionale italiana a capitale estero». Sottolinea che «cuore e cervello strategico» dell'azienda rimangono a Verona. Qui l'azienda è nata e si è sviluppata. Ha ricevuto molto dal territorio.
Verona cuore strategico di Gsk
Il manager ha scelto di trasferirsi con la famiglia a Verona. Ritiene fondamentale «vivere la città». Apprezza il suo tessuto sociale ed economico. La sua presenza testimonia l'impegno dell'azienda nel territorio.
Biroccio lancia una sfida che riguarda l'intero settore. Il sistema sanitario universalistico, creato nel 1978, necessita di un aggiornamento. Allora la popolazione era più giovane. L'innovazione avanzava più lentamente. Oggi, con l'invecchiamento della popolazione, il sistema va rivisto.
Per garantire la sostenibilità, è necessario alleggerire il carico sul sistema sanitario. Un esempio è il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale. Questo vaccino riduce mortalità e ospedalizzazioni. I risparmi potrebbero essere reinvestiti in aree prioritarie, come l'oncologia.
Tempi di attesa: un confronto impietoso
L'accesso all'innovazione farmaceutica presenta criticità significative in Italia. In Francia, l'accesso ai nuovi farmaci avviene in circa 80 giorni. In Germania i tempi sono ancora più brevi. L'innovazione viene implementata rapidamente. Inizialmente con un prezzo provvisorio, poi negoziato.
In Italia, invece, il tempo medio per accedere a un nuovo farmaco raggiunge i 424 giorni. Questo ritardo è dovuto alla necessità di accordi su prezzo e rimborso. Tali accordi coinvolgono azienda, agenzia e ministeri. Biroccio evidenzia la necessità di «accelerare e semplificare» questi processi.
Un farmaco per il mieloma multiplo, sviluppato da Gsk, potrebbe prolungare la vita dei pazienti di due anni. I ritardi italiani rischiano di compromettere questo beneficio. Biroccio parla di un tema di iniquità. Un paziente tedesco può accedere subito al farmaco, mentre quello italiano attende oltre un anno.
Economia della salute e investimenti
Queste problematiche sono state discusse a Roma. Un incontro promosso da Gsk, con il patrocinio di Farmindustria. Hanno partecipato rappresentanti del governo, società scientifiche e associazioni. L'obiettivo era discutere l'«economia della salute». Questo concetto, definito dal Mimit nel Libro Bianco «Made in Italy 2026», include ricerca, produzione, servizi sanitari e tecnologie.
L'Italia possiede una solida base industriale e scientifica. La filiera integrata e la capacità di esportazione in oltre 100 Paesi ne sono la prova. Gli investimenti continui in ricerca e produzione sono fondamentali. Per fare un salto di qualità, è necessario riconoscere e premiare l'innovazione accessibile.
L'innovazione attira investimenti esteri. Rende l'Europa competitiva a livello globale. Ogni euro investito nella salute genera un ritorno tra 2 e 4 euro in PIL. Biroccio conclude che l'Italia non solo attrae investimenti, ma è in grado di trattenerli grazie alle sue eccellenze territoriali.