Fuga di cervelli: 9mila giovani lasciano Verona in 13 anni
Emigrazione giovanile dal Veneto e Verona
Un esodo silenzioso ma strutturale sta svuotando le province italiane di giovani talenti. Tra il 2011 e il 2024, il Veneto ha registrato la partenza di circa 50.000 neolaureati. Di questi, ben 9.000 provengono dalla sola provincia di Verona, un dato che evidenzia una perdita significativa di capitale umano.
Il fenomeno è in costante crescita: nel 2024 sono già 1.206 i giovani veronesi laureati che hanno scelto di cercare opportunità all'estero, un numero quadruplicato rispetto ai 290 registrati nel 2011. Questa tendenza aggrava ulteriormente la crisi demografica, contribuendo a rendere l'Italia uno dei paesi più anziani d'Europa.
Perdita economica e cause della fuga
La fuga di cervelli rappresenta un danno economico ingente per il paese. Si stima che in 13 anni la perdita di capitale umano sia ammontata a circa 160 miliardi di euro. Le proiezioni future, se i trend attuali dovessero persistere, indicano un calo della forza lavoro del 9% entro il 2040, con ripercussioni negative sul Prodotto Interno Lordo.
Le ragioni addotte dai giovani tra i 20 e i 35 anni per giustificare la loro scelta sono molteplici: difficoltà a trovare lavoro e a vivere dignitosamente nel proprio paese, scarse opportunità di carriera e un sistema poco meritocratico. A ciò si aggiungono retribuzioni mediamente inferiori rispetto agli standard europei e una qualità della vita percepita come meno attrattiva.
Opportunità all'estero e precariato in Italia
Le prospettive professionali per i laureati che scelgono di emigrare sono decisamente più incoraggianti. A cinque anni dal conseguimento della laurea, il 91,4% dei laureati italiani lavora in Europa, con stipendi notevolmente superiori rispetto ai colleghi rimasti in Italia. Ad esempio, un dottore magistrale all'estero guadagna in media 2.230 euro mensili dopo un anno dalla laurea, contro i 1.440 euro in Italia.
Il divario si accentua nel lungo periodo: dopo cinque anni, lo stipendio medio all'estero raggiunge i 3.000 euro, mentre in Italia si ferma a 1.780 euro. A questo si aggiunge il problema del precariato: all'estero, il 41,9% dei laureati ha un contratto a tempo indeterminato dopo un anno, contro il solo 28,8% in Italia, lasciando oltre il 72% dei giovani italiani senza un impiego stabile.
Iniziative per trattenere i talenti in Veneto
Di fronte a questa emergenza, il Veneto sta cercando di invertire la rotta. Docenti dell'Università di Verona, insieme a colleghi di altre università venete, imprenditori e rappresentanti regionali, stanno lavorando a un progetto di «borsa di impiego». L'obiettivo è colmare il divario salariale attraverso un fondo sperimentale che coinvolga Regione, Camere di Commercio e Fondazioni Bancarie.
Parallelamente, si sta sviluppando un «Patto per lo sviluppo delle competenze» tra Piccole e Medie Imprese e neoassunti, che prevede riconoscimenti basati sul merito. Queste iniziative mirano a rendere il mercato del lavoro veneto più attrattivo per i giovani, rafforzando le politiche a favore del lavoro qualificato, dell'innovazione e della ricerca, e migliorando il collegamento tra università e imprese.