Un collettivo ha impedito uno sfratto alla Giudecca, portando all'intervento delle forze dell'ordine e a successive denunce da parte dell'Ater. La vicenda solleva il dibattito sull'emergenza abitativa e sull'occupazione di case pubbliche.
Blocco sfratto alla Giudecca: tensione tra collettivo e Ater
Un'operazione di sfratto per occupazione abusiva di un alloggio pubblico alla Giudecca ha visto un'inaspettata resistenza. L'intervento, previsto per mercoledì, mirava a liberare un appartamento occupato senza titolo. Una giovane donna di circa vent'anni risiedeva nell'immobile.
La situazione è degenerata in un lungo confronto. Attivisti del collettivo “Assemblea sociale per la casa” (Asc) si sono opposti all'esecuzione dello sfratto. Hanno agito insieme all'ufficiale giudiziario e ai carabinieri presenti sul posto. L'opposizione ha portato a un rinvio dell'azione esecutiva.
Il giorno successivo, giovedì, l'ente proprietario degli alloggi, l'Ater di Venezia, ha reagito. Ha formalmente sporto denuncia contro i membri del collettivo. L'Assemblea sociale per la casa ha documentato l'accaduto in diretta sui social media. Hanno trasmesso la loro presenza nel condominio e la resistenza pacifica.
La loro azione mirava a impedire l'intervento dell'ufficiale giudiziario. L'Ater ha risposto con una segnalazione formale al giudice competente. La vicenda evidenzia le crescenti tensioni tra le autorità e i movimenti per il diritto alla casa.
Presidente Ater: «Non possiamo ignorare l'illegalità»
Il presidente dell'Ater di Venezia, **Marco Mestriner**, ha espresso la sua ferma posizione. «Siamo obbligati a intervenire», ha dichiarato. Ha sottolineato l'impossibilità di ignorare situazioni di illegalità. «Non lo faremo neanche stavolta», ha aggiunto con determinazione.
Gli uffici legali dell'ente sono già al lavoro. Stanno procedendo con le denunce alle autorità competenti. Mestriner ha descritto un clima di crescente tensione. «Oltre a ricevere minacce personali, siamo sotto assedio», ha affermato. Ha puntato il dito contro gli attivisti politici. Li ha accusati di agire con la convinzione di poter occupare liberamente ciò che desiderano.
Questa situazione non è isolata. Si inserisce in un contesto più ampio di richieste abitative e di occupazioni. L'Ater si trova a dover bilanciare le esigenze di chi attende una casa legittimamente. Deve anche confrontarsi con azioni che, a suo dire, minano l'ordine legale.
Il presidente ha ribadito la necessità di ripristinare la legalità. Ha criticato le modalità di protesta che impediscono l'azione delle autorità. «Impedire con la forza dei numeri», ha spiegato, «di ripristinare la legalità è una modalità pericolosa». Ha avvertito che questa tattica potrebbe essere usata in futuro per difendere altre occupazioni illegali.
L'obiettivo primario dell'Ater rimane chiaro: assegnare gli alloggi a chi ne ha diritto secondo le normative vigenti. La priorità è garantire l'accesso alle case pubbliche attraverso procedure trasparenti e legali. Questo principio è fondamentale per l'ente.
Asc: «Migliaia di case vuote, Ater non agisce»
Il collettivo “Assemblea sociale per la casa” (Asc) ha fornito la propria versione dei fatti. Hanno commentato l'episodio di mercoledì con un'accusa forte. Hanno denunciato la presenza di «migliaia di case vuote» sul territorio comunale. Hanno parlato di circa **3 mila** alloggi pubblici disabitati.
L'Asc ha criticato le procedure di assegnazione degli alloggi Erp (Edilizia Residenziale Pubblica). Hanno definito i bandi attuali come «scritti con vizi di forma». Secondo il collettivo, chi dovrebbe gestire l'edilizia pubblica non sta assolvendo al proprio compito. Questo lascia molte persone senza un tetto.
Hanno difeso le occupazioni promosse dall'Asc. Sostengono che non «rubano niente a nessuno». Le case occupate, a loro dire, sono immobili pubblici abbandonati. Sono in stato di degrado da decenni. Non ci sono progetti di restauro da parte dell'Ater. L'Asc afferma di «auto-recuperare» questi immobili e rimetterli a nuovo.
Questa prospettiva contrasta nettamente con quella dell'Ater. L'ente considera l'occupazione un atto illegale. «Occupare è scaricare i costi sulla collettività», ha ribadito Mestriner. L'Asc, invece, vede le proprie azioni come un modo per dare una risposta concreta a un bisogno primario.
La loro presenza sul territorio è costante. «Nei quartieri ci stiamo, ci viviamo ogni giorno», hanno affermato. L'abbandono degli immobili è una realtà che affrontano quotidianamente. Per loro, recuperare queste case significa ridare dignità a spazi dimenticati. Significa offrire una soluzione abitativa a chi ne è escluso.
Ater: investimenti e critiche all'occupazione
L'Ater di Venezia ha fornito dati sui propri interventi. Nel **2025**, sono stati avviati lavori di sistemazione per **147** appartamenti. Questi interventi riguardano sia il centro storico che la terraferma. Una volta terminati i lavori, gli alloggi verranno assegnati secondo le graduatorie ufficiali.
Nel corso del **2025**, l'ente ha effettuato **2.128** interventi di manutenzione. In un solo anno, sono state sostituite **63** caldaie. Nonostante questi sforzi, il presidente Mestriner ha evidenziato le difficoltà economiche. «Con i soldi degli affitti non si riesce nemmeno a sistemare gli infissi», ha lamentato.
Il compito dell'Ater è investire tutte le risorse disponibili. Queste sono destinate al ripristino degli immobili, all'efficientamento energetico e alla loro rimessa in disponibilità. L'ente sottolinea che chi occupa un immobile commette un reato. Inoltre, non paga alcun canone. Si sceglie la casa liberamente. Successivamente, i costi di gestione e ripristino ricadono sulla collettività.
Mestriner ha ribadito la sua critica verso chi impedisce l'azione pubblica. «Andare in una ventina di persone, coordinate di tutto punto», ha detto, «e impedire con la forza dei numeri e della folta presenza all'autorità pubblica di ripristinare la legalità è una cosa che dobbiamo avversare in tutti i modi».
Ha concluso affermando che l'obiettivo è dare le case a chi ne ha diritto. Non a chi, secondo lui, «ruba questo diritto agli altri». Ha descritto la situazione come un tentativo di creare un diritto universale per pochi. Questo diritto sarebbe valido solo per chi occupa, a discapito di chi rispetta le regole.
Il contesto di Venezia e l'emergenza abitativa
La vicenda alla Giudecca si inserisce in un contesto veneziano complesso. La città soffre di una cronica carenza di alloggi accessibili. Il turismo di massa e la speculazione immobiliare hanno ulteriormente aggravato la situazione. Molti residenti storici faticano a trovare soluzioni abitative sostenibili.
L'Ater gestisce un patrimonio immobiliare significativo. Tuttavia, le risorse disponibili sono spesso insufficienti per coprire le ingenti spese di manutenzione e ristrutturazione. La burocrazia e la complessità delle procedure di assegnazione possono rallentare ulteriormente i processi.
I movimenti per il diritto alla casa, come l'Asc, emergono come risposta a questa emergenza. Si propongono di dare visibilità a situazioni di disagio. Cercano di forzare la mano alle istituzioni per trovare soluzioni concrete. Le loro azioni, sebbene spesso criticate per la loro natura illegale, mettono in luce problematiche sociali profonde.
La Giudecca, come altri sestieri di Venezia, affronta sfide specifiche. La sua vocazione residenziale si scontra con la pressione immobiliare. La presenza di immobili pubblici dismessi o in attesa di riqualificazione alimenta il dibattito.
La contrapposizione tra Ater e Asc riflette uno scontro di visioni. Da un lato, l'esigenza di rispettare la legalità e le procedure. Dall'altro, la necessità di dare risposte immediate a chi è in difficoltà abitativa. La ricerca di un equilibrio tra questi due poli rimane una delle sfide più urgenti per la città di Venezia.