Nuove tensioni scuotono il Teatro La Fenice di Venezia. Dichiarazioni della direttrice musicale Beatrice Venezi in un'intervista estera hanno riacceso le proteste dei lavoratori, che definiscono le sue affermazioni offensive e false.
Proteste alla Fenice contro la direttrice
La figura di Beatrice Venezi, prossima direttrice musicale del Teatro La Fenice, è nuovamente al centro di forti contestazioni. Le sue recenti dichiarazioni a un quotidiano argentino hanno infiammato gli animi del personale del prestigioso teatro veneziano.
Già in occasione del concerto di Venerdì Santo si erano levate voci di dissenso. Il 24 aprile, poco prima di un altro concerto, un grido di protesta «Colabianchi dimettiti!» ha risuonato nella sala. Dagli ordini superiori sono piovuti volantini, segno di un malcontento diffuso.
L'intervista a La Nacion ha aggiunto benzina sul fuoco. Venezi ha paragonato la sua posizione a quella di Diego Matheuz, citando il fatto che lui dirigeva a soli 26 anni, ma era un protetto di Abbado. La direttrice ha sottolineato la differenza: «Io non ho padrini, questa è la differenza».
Venezi: "Posizioni tramandate di padre in figlio"
Le parole di Beatrice Venezi nell'intervista hanno toccato un nervo scoperto. Ha affermato: «Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».
Ha poi aggiunto: «Non provengo da una famiglia di musicisti, sono una donna, ho 36 anni. Sono la prima donna direttrice del Teatro La Fenice, e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale».
Secondo Venezi, il problema è la paura del cambiamento: «Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro».
Critiche al pubblico e alle strategie della Fenice
La direttrice ha anche espresso un'opinione sul pubblico veneziano: «A Venezia il pubblico è diviso. Abbiamo turisti che vedono un atto dell'opera e poi vanno a mangiare».
Ha poi menzionato gli abbonati, «molti dei quali anziani, con le loro preferenze». E ha posto l'accento sui giovani: «Ma abbiamo anche giovani che vivono sulla terraferma e non vengono mai sull'isola. E noi non facciamo nulla per loro?».
Venezi ha criticato la mancanza di collaborazioni con eventi culturali importanti: «La Fenice non ha mai collaborato con il Festival del cinema o la Biennale d'arte. L'orchestra e il coro non lasciano quasi mai l'isola».
Ha proposto nuove strategie: «Non è così che si raggiungono nuovi pubblici. Si potrebbero realizzare progetti congiunti. Mi piacerebbe creare una serie di concerti che integrino elementi naturali, con una doppia performance (visiva e musicale), con artisti della Biennale».
La reazione dei lavoratori e delle opposizioni
La Rsu della Fenice ha reagito duramente alle dichiarazioni di Venezi. «Si tratta di affermazioni gravi – hanno sottolineato i lavoratori – false e offensive».
Hanno aggiunto che le parole ledono «la professionalità, il merito e la dignità delle professoresse e dei professori d'orchestra della Fenice». Hanno ribadito che i musicisti sono «professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale».
Per le maestranze, offendere i lavoratori e il pubblico è «un attacco diretto all'identità stessa della nostra Fondazione». Le dichiarazioni sono state definite «incompatibili con le condizioni necessarie per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione artistica proficua».
Le richieste di M5s
Anche il Movimento 5 Stelle ha preso posizione. Gaetano Amato ha chiesto una presa di posizione del sovrintendente Colabianchi e del Consiglio di indirizzo. «Se dovessero tacere davanti a affermazioni simili, sarebbe ancora più grave delle dichiarazioni stesse».
Il capogruppo pentastellato al Senato, Luca Pirondini, ha ribadito: «Colabianchi non può restare in silenzio».
Pirondini ha inoltre sollevato il problema del compenso di Venezi, definito un «mistero». Nonostante una richiesta di accesso agli atti, la cifra rimane ignota. La richiesta finale è chiara: «È il momento che Beatrice Venezi faccia un passo indietro».