Mattoni prodotti in provincia di Parma, trasportati lungo il fiume Po, furono essenziali per la ricostruzione del campanile di San Marco a Venezia dopo il suo crollo nel 1902. Un progetto riscopre questo legame storico.
Il crollo del simbolo veneziano
Il 14 luglio 1902, il campanile di San Marco crollò. Questo evento segnò la perdita di un simbolo storico per Venezia. La struttura cedette su se stessa in pochi istanti. Sollevò una grande nube di polvere. La storia millenaria del campanile fu interrotta bruscamente.
Oggi, a 124 anni da quel tragico cedimento, un progetto sta riportando alla luce dettagli inediti. L'iniziativa si chiama "El Paron de Casa". È stata lanciata da Vittorio Baroni, un veneziano. Il progetto si ispira al motto "Com'era, dov'era" per la ricostruzione.
Mattoni dall'Emilia per la rinascita
La ricostruzione del campanile richiese un'enorme quantità di nuovi mattoni. Una parte significativa di questi arrivò da lontano. La fornace Pizzi di Gramignazzo, una frazione di Sissa Trecasali in provincia di Parma, ebbe un ruolo cruciale. Questa fornace produsse circa 203mila mattoni.
L'argilla utilizzata proveniva dalle golene del fiume Taro. La sabbia impiegata era quella del Po. Questi laterizi furono trasportati via fiume. Seguiranno la corrente del grande fiume fino alla laguna. Raggiunsero infine piazza San Marco.
La fornace Pizzi riuscì a replicare i mattoni originali. Il colore e il formato erano quasi identici. Questo permise un'integrazione perfetta. Non si notavano differenze con i mattoni antichi. Si stima che i mattoni emiliani rappresentino circa un sesto del totale. Il numero complessivo di mattoni per la ricostruzione fu di 1,2 milioni.
Un legame fluviale e storico
La scoperta di questo legame è frutto di una collaborazione. L'Comune di Sissa Trecasali ha contribuito attivamente. In particolare, la vicesindaca Tiziana Tridente ha fornito un supporto fondamentale. È stata lei a suggerire a Baroni di indagare questo aspetto territoriale.
La ricostruzione del campanile coincise con eventi importanti per la navigazione. Nel 1900 nacque a Venezia la Società di Navigazione Fluviale. Nel 1906, a Mantova, fu fondata la Società Mantovana Barcai. Questi sviluppi favorirono il trasporto via fiume.
L'uso di rimorchiatori a vapore rese il trasporto delle merci più efficiente. In cambio di questo servizio, i barcaioli emiliani ricevevano carbone. Venezia era ricca di questa risorsa. I principali punti di rifornimento erano Santa Marta e l'area dei Gasometri a San Francesco della Vigna.
Il progetto "El Paron de Casa"
Vittorio Baroni, autore del progetto, desidera valorizzare questo legame. "Con il progetto 'El Paron de Casa'", spiega, "ci piacerebbe portare in Emilia-Romagna la nostra mostra sul campanile di San Marco". La mostra includerà anche opere realizzate con i resti del campanile. Queste opere sono dello scultore veneziano Giorgio Bortoli.
Bortoli fu tra i primi a recuperare i mattoni dal fondale. I mattoni furono trovati davanti a San Nicolò, al Lido di Venezia. Lì erano stati scaricati dopo il crollo.
Valorizzare il patrimonio comune
La vicesindaca Tiziana Tridente sottolinea l'importanza di questo legame. "Il legame che unisce il nostro territorio e Venezia è attestato da più di un secolo", afferma. Ringrazia il progetto "El Paron de Casa". Lo ringrazia per aver accettato la sfida. La sfida è quella di valorizzare la Fornace Pizzi di Gramignazzo.
Questo progetto contribuisce a riscoprire e celebrare storie di collaborazione. Storie che uniscono comunità diverse attraverso opere monumentali. La ricostruzione del campanile di San Marco è un esempio di resilienza e ingegno collettivo.
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