La maggioranza del consiglio comunale di Venezia ha impedito il voto su una proposta di moratoria per gli affitti brevi, rinviando la decisione alla prossima legislatura. La proposta mirava a bloccare nuove aperture per due anni, ma è stata bloccata da una questione pregiudiziale.
Blocco del voto su affitti brevi a Venezia
Il consiglio comunale di Venezia ha visto un epilogo inatteso. Non si è svolta la votazione sulla proposta di “moratoria” degli affitti brevi. Questa misura, avanzata dall'opposizione nel 2024, attendeva da tempo di essere discussa. La maggioranza ha sollevato una questione pregiudiziale. I motivi addotti riguardano presunte illegittimità. Il voto è stato quindi rinviato alla prossima consiliatura. Anche il regolamento sugli affitti brevi, presentato dalla giunta, non è stato votato. È stato anch'esso rimandato alla prossima legislatura. Di fatto, il consiglio non si è mai pronunciato sulla regolamentazione di questo settore. La legge nazionale, tuttavia, consente a Venezia di legiferare in materia dal luglio 2022. L'assenza di una regolamentazione specifica lascia la città esposta a una crescita incontrollata.
La proposta di “moratoria” era stata sottoscritta da dodici consiglieri comunali. Provenivano da cinque gruppi consiliari: Partito Democratico, Terra&Acqua, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle e Venezia è Nostra. Il primo firmatario era Marco Gasparinetti. La proposta mirava a bloccare le nuove aperture di affittanze turistiche per un periodo di due anni. L'obiettivo era guadagnare tempo. Si voleva elaborare un regolamento condiviso. Questo avrebbe dovuto affrontare il tema in modo strutturato. Tuttavia, con la fine della legislatura in vista, è rimasto solo il punto del blocco temporaneo. Gasparinetti aveva raccolto le firme necessarie. Questo ha reso obbligatoria la calendarizzazione della discussione in consiglio.
Motivazioni della maggioranza e critiche dell'opposizione
La decisione di sollevare una pregiudiziale per motivi tecnici è stata definita un vero colpo di teatro. Tale procedura è solitamente riservata a vizi di legittimità che impediscono la delibera. Paolo Romor, portavoce della maggioranza, ha criticato la delibera. Ha sottolineato la mancanza di un'istruttoria partecipata. Ha contestato l'estensione della proposta all'intero territorio comunale. Romor ha citato pareri tecnici. Questi avrebbero evidenziato profili di rischio normativo. Ha quindi invitato gli alleati a votare per il rinvio. La consigliera di Fratelli d'Italia, Peruzzo Meggetto, ha difeso la sospensiva. Ha affermato che la proposta di delibera «blocca la città». La pregiudiziale impedisce la discussione. Solo un consigliere a favore e uno contro possono intervenire, senza dibattito.
Marco Gasparinetti si è mostrato visibilmente innervosito. Ha replicato affermando che esistono tre pareri favorevoli dagli uffici. L'istruttoria, ha ricordato, è iniziata nel 2024. Ha accusato la maggioranza di attribuire ai dirigenti parole non dette. Gasparinetti ha aggiunto: «Se non vi piace questa proposta, potevate migliorarla». Ha sottolineato che nessuno ha presentato emendamenti. Secondo lui, questo dimostra la paura della maggioranza nei confronti della proposta stessa. La maggioranza, composta da 18 consiglieri, ha votato per rinviare la discussione. Questa mossa appare una scelta politica. La stessa giunta ha affrontato ricorsi in passato. Ha vinto cause relative a delibere come la “blocca alberghi”, la normativa anti-paccottiglia o la limitazione del gioco d'azzardo. Queste azioni sono avvenute anche in assenza di una giurisprudenza solida come quella attuale sulle locazioni turistiche.
Venezia e il fenomeno degli affitti brevi
La forzatura della maggioranza ha spinto la consigliera Giorgia Pea, della lista Brugnaro, a prendere le distanze. Ha dichiarato: «Non c'era motivo di non discutere questa proposta». Ha ribadito che la proposta aveva tutti i pareri favorevoli. Ha espresso il desiderio di conoscere le ragioni del mancato dibattito. Venezia si distingue tra le grandi città turistiche europee. È tra le poche a non aver imposto limiti al fenomeno degli affitti brevi. In Italia, regolamenti sperimentali sono stati attuati in città come Bologna. Anche in Toscana e in Alto Adige sono state introdotte misure simili. Tuttavia, solo per Venezia esiste dal 2022 una legge nazionale specifica. L'emendamento Pellicani consente al comune di intervenire con un regolamento ad hoc. Non sono necessarie ulteriori coperture legislative.
Il fenomeno degli affitti brevi ha avuto un impatto significativo. Solo tra il 2023 e il 2024, sono stati aperti cinquemila nuovi posti letto extralberghieri nel comune di Venezia. La maggior parte di queste nuove strutture si è concentrata nel centro storico. Questo ha contribuito a intensificare la pressione sul tessuto urbano e residenziale. La mancanza di una regolamentazione efficace aggrava la situazione. L'aumento dei posti letto turistici contribuisce alla trasformazione del centro storico. Molti residenti sono costretti a spostarsi. Il commercio tradizionale subisce una forte concorrenza. La qualità della vita dei residenti è messa a dura prova. La discussione sulla moratoria e sulla regolamentazione degli affitti brevi è cruciale per il futuro di Venezia. La decisione di rinviare il voto solleva interrogativi sulla volontà politica di affrontare il problema in modo deciso. La città rischia di perdere ulteriormente la sua identità.
La normativa italiana, con l'emendamento Pellicani, offre uno strumento potente ai comuni. Permette di gestire il turismo in modo più sostenibile. Venezia, con la sua fragilità unica, avrebbe bisogno di interventi mirati. La proposta di moratoria era un primo passo. Mirava a fermare l'espansione incontrollata. Permetteva di creare le condizioni per un dibattito informato. La scelta della maggioranza di evitare la discussione genera perplessità. Soprattutto considerando le esperienze passate della giunta. Quest'ultima ha dimostrato capacità di affrontare questioni complesse. La regolamentazione delle locazioni turistiche è una di queste. Il rinvio alla prossima consiliatura lascia aperte molte questioni. La pressione turistica sul centro storico di Venezia continua a crescere. La mancanza di interventi concreti rischia di aggravare ulteriormente la situazione. La città rischia di diventare un parco a tema.
L'opposizione ha criticato duramente la scelta della maggioranza. Ha parlato di «paura di questa proposta». Ha sottolineato la presenza di pareri favorevoli dagli uffici. Questo indica una base tecnica solida per la proposta. La mancanza di emendamenti suggerisce una volontà di evitare il confronto. La maggioranza ha preferito la via della pregiudiziale. Questo ha impedito ogni forma di dibattito. La consigliera Pea ha espresso il suo disaccordo. Ha evidenziato la mancanza di motivi validi per non discutere la proposta. La sua presa di distanza dalla maggioranza è un segnale importante. Indica divisioni interne sulla gestione del tema. La regolamentazione degli affitti brevi è una sfida complessa. Richiede un equilibrio tra sviluppo turistico e tutela della città. Venezia, con la sua unicità, necessita di soluzioni ponderate. La decisione del consiglio comunale solleva dubbi sulla volontà di trovare tali soluzioni.
La legge nazionale offre un quadro normativo favorevole. Permette ai comuni di intervenire. Venezia ha la possibilità di regolamentare gli affitti brevi dal 2022. La mancata adozione di misure concrete negli anni passati ha portato a una crescita esponenziale. I cinquemila nuovi posti letto extralberghieri sono un dato allarmante. La concentrazione nel centro storico aggrava il problema. La proposta di moratoria era un tentativo di invertire la rotta. Bloccare nuove aperture per due anni avrebbe dato respiro. Avrebbe permesso di elaborare un piano a lungo termine. La scelta di rinviare la discussione alla prossima consiliatura è una sconfitta per la città. Lascia Venezia esposta a un futuro incerto. La pressione turistica continuerà a esercitare il suo impatto.