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Beatrice Venezi critica duramente l'operato del ministro Giuli riguardo alla sua mancata nomina al Teatro La Fenice. Sette mesi di silenzio e inazione che hanno portato alla fine del rapporto.

Mancata preparazione del terreno da parte del sovrintendente

Beatrice Venezi, che avrebbe dovuto assumere la direzione musicale del Teatro La Fenice, esprime profonda delusione. Parlando al podcast Sette Vite, accusa il sovrintendente di non aver preparato adeguatamente il terreno. Questo lavoro preliminare era essenziale per il suo arrivo. La mancata preparazione ha trasformato la situazione in una questione prettamente politica.

La direttrice musicale sottolinea che il sovrintendente avrebbe dovuto dialogare con le maestranze. Orchestrali, coro e tutti i lavoratori attendevano questo confronto. La sua assenza ha generato un clima di incertezza. Venezi ritiene che questo approccio abbia alimentato la controversia.

Questioni di genere e simpatie politiche

Venezi ipotizza che la sua estromissione sia legata anche a questioni di genere. Sottolinea che sarebbe stata la prima donna a ricoprire quel ruolo alla Fenice. La sua dichiarata simpatia per Giorgia Meloni è vista come un fattore determinante. Non aver nascosto le sue posizioni politiche l'ha svantaggiata. Rifiuta l'idea di tornare a eventi come Atreju.

L'artista lamenta che le sia stato imposto un cappello politico. La sua vicinanza a figure politiche di destra è stata interpretata negativamente. Questo ha contribuito alla fine del suo rapporto con il teatro veneziano. La sua delusione emerge chiaramente dalle sue parole.

La notizia del licenziamento e le dichiarazioni a La Nation

La notizia del suo allontanamento è arrivata tramite l'ANSA. Venezi afferma che, se ci fosse stato un problema con le sue dichiarazioni al quotidiano argentino La Nation, le avrebbero chiesto una rettifica. Non è stata intrapresa alcuna azione in tal senso. Questo suggerisce motivazioni più profonde.

Nel quotidiano argentino, Venezi aveva parlato del suo background non musicale. Aveva evidenziato il vantaggio competitivo di chi proviene da famiglie di musicisti. Questo concetto, applicabile a molti settori, è stato forse mal interpretato. La sua trasparenza sembra averle creato ulteriori ostacoli.

Il ruolo del Ministro Giuli e la Biennale

Secondo quanto le è stato riferito, il comunicato di licenziamento potrebbe essere partito dal Ministero, non dal Teatro La Fenice. Il ministro Giuli non avrebbe contrastato la sua estromissione. Anche le sue dichiarazioni di supporto a Buttafuoco in relazione alla Biennale potrebbero aver infastidito il ministro. Giuli è accusato di inazione per sette mesi.

Venezi critica la mancanza di intervento del ministro in una situazione così delicata. I musicisti della Fenice hanno manifestato apertamente senza ricevere richiami. La Fondazione non ha offerto alcuna tutela nei suoi confronti. Un ministro avrebbe dovuto intervenire attivamente, secondo l'artista.

Motivazioni della permanenza e aspetti legali

Alla domanda sul perché non si sia dimessa prima, Venezi risponde che le era stato chiesto di restare. Molti le consigliavano di resistere, vedendo risvolti politici. Alla fine, si è sentita abbandonata. La vicenda le ha lasciato un forte senso di ingiustizia.

Attualmente, Venezi è seguita da avvocati per diversi aspetti legali. Questi includono anche il mobbing mediatico. Sente il bisogno di ristabilire la verità e far valere le proprie ragioni. Chi commette errori dovrebbe pagarne le conseguenze.

Contratto e impegni futuri

Riguardo all'affermazione del sovrintendente sull'assenza di un contratto firmato, Venezi la trova ironica. La sua nomina era stata ratificata dal Consiglio d'indirizzo. Se non ci fosse stato un contratto, la situazione sarebbe stata una truffa. Questo punto solleva ulteriori interrogativi.

Per quanto riguarda i suoi impegni futuri, Venezi ha molto lavoro con gli avvocati. Inoltre, ha in programma concerti nei paesi dell'Est. Annuncia anche un ritorno in Russia.