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Il mercato del lavoro veneto ha registrato un rallentamento nel 2025, dopo la forte ripresa post-pandemia. Il saldo occupazionale è positivo ma in calo, con un impatto su diverse categorie e settori.

Rallentamento Occupazionale in Veneto nel 2025

Il dinamismo del mercato del lavoro veneto ha subito una frenata nel corso del 2025. Dopo un periodo di forte espansione post-pandemia, la regione ha visto un cambio di passo significativo. La crescita occupazionale, seppur ancora presente, ha rallentato notevolmente i suoi ritmi. Questo quadro emerge chiaramente dal report congiunturale “Sestante” di Veneto Lavoro. L'analisi si concentra sul quarto trimestre del 2025, delineando un panorama lavorativo in trasformazione.

Il saldo netto dei posti di lavoro dipendente si è attestato a +20.300 unità. Questo dato rappresenta un calo considerevole rispetto ai +34.000 registrati nell'anno precedente, il 2024. La diminuzione è attribuibile principalmente a una frenata della domanda di nuove risorse umane. Le assunzioni totali sono scese del 2%, fermandosi a 840.000. Contemporaneamente, le cessazioni di rapporto di lavoro sono rimaste sostanzialmente stabili, attestandosi a 819.800 unità. Questo equilibrio più precario si è manifestato con maggiore evidenza nell'ultima parte dell'anno.

Il quarto trimestre del 2025, infatti, ha chiuso con un saldo negativo marcato di -52.000 posizioni. Questo dato indica una contrazione netta dell'occupazione nel periodo finale dell'anno. Il rallentamento ha interessato quasi tutte le categorie socio-anagrafiche di lavoratori. Si osservano poche eccezioni positive, come la tenuta del lavoro maschile e dei lavoratori più anziani (senior). Al contrario, il contributo di altre fasce della popolazione attiva si è indebolito. L'analisi contrattuale rivela inoltre una crescita più lenta dei contratti a tempo indeterminato. Si registra un peggioramento per i contratti a termine e per quelli di apprendistato. Tuttavia, il lavoro in somministrazione ha mostrato un ritorno in territorio positivo, dopo tre anni consecutivi di segno negativo.

Dinamiche Settoriali e Provinciali nel Veneto

L'analisi settoriale del mercato del lavoro veneto nel 2025 rivela un quadro eterogeneo. L'agricoltura ha chiuso l'anno in negativo, con una perdita di -640 posti. Questo risultato è stato penalizzato da un aumento delle cessazioni di rapporto di lavoro nel settore. L'industria, pur mantenendo un saldo positivo di +3.100 posti, ha visto un ridimensionamento della sua performance rispetto all'anno precedente. Si segnalano difficoltà marcate nel comparto dell'occhialeria, mentre emergono segnali di ripresa nel settore metalmeccanico.

Il settore terziario ha continuato la sua espansione, con un saldo positivo di +16.700 posti. Tuttavia, anche in questo ambito si è assistito a un rallentamento. Questo calo di ritmo è evidente nei comparti chiave del commercio al dettaglio, del turismo e della logistica. Questi settori, tradizionalmente motori dell'economia regionale, hanno mostrato una minore capacità di assorbimento di nuova forza lavoro rispetto agli anni precedenti. La loro performance è stata influenzata dalle mutate condizioni economiche generali.

A Venezia, il saldo occupazionale nel 2025 è rimasto positivo, con +3700 occupati. Tuttavia, la performance è peggiorata rispetto all'anno precedente. L'aumento delle cessazioni di rapporto di lavoro ha inciso negativamente sul dato complessivo della provincia lagunare. Il 2025 è stato un anno negativo per l'occupazione a Rovigo, con un saldo di -490 posti, e anche a Belluno. Nelle altre province – Padova, Treviso e Verona – si è registrato un aumento degli occupati, ma a ritmi inferiori rispetto al 2024. Solo la provincia di Vicenza si è distinta come un'eccezione positiva.

Vicenza Controtendenza: Il Motore Metalmeccanico

La provincia di Vicenza ha rappresentato un'isola felice nel panorama occupazionale veneto del 2025. Il territorio berico ha registrato un saldo positivo di +3.900 posti di lavoro. Questo risultato è stato in lieve miglioramento rispetto all'anno precedente, confermando la resilienza dell'economia locale. La performance positiva di Vicenza è stata trainata in modo significativo dal comparto metalmeccanico. Questo settore ha confermato la sua centralità nel tessuto produttivo locale, compensando le difficoltà riscontrate in altri ambiti economici della provincia.

Il dato complessivo restituisce l'immagine di un Veneto che sta uscendo da una fase espansiva particolarmente robusta. La regione si sta ora assestando su un sentiero di crescita più moderata e sostenibile. Questo nuovo scenario è influenzato da un contesto internazionale ancora caratterizzato da elevata incertezza. L'economia italiana, nel suo complesso, ha proseguito il proprio percorso di crescita nel quarto trimestre 2025, ma a ritmi molto contenuti. Sono emersi alcuni elementi di fragilità, come la debolezza della domanda estera, degli investimenti e della produzione industriale.

Anche in Veneto, le previsioni di crescita del PIL per il 2025 erano pari a un modesto +0,5%. La dinamica manifatturiera regionale continua a essere condizionata dall'instabilità della domanda globale. Questo ha avuto ripercussioni significative sull'andamento della produzione. Nonostante queste sfide, la produzione industriale ha comunque registrato una sostanziale tenuta, come spiegato da Veneto Lavoro nel suo report. La regione affronta quindi una fase di assestamento, con sfide e opportunità che richiederanno attenzione da parte delle imprese e delle istituzioni.

Contesto Economico Internazionale e Nazionale

Il rallentamento occupazionale in Veneto si inserisce in un contesto economico più ampio, caratterizzato da incertezze a livello globale e nazionale. Il 2025 è stato un anno complesso per l'economia italiana, che ha mostrato una crescita moderata nel suo complesso. La domanda estera, un motore fondamentale per le esportazioni italiane, ha manifestato segni di debolezza. Questo ha avuto un impatto diretto sulla capacità delle imprese di espandere la produzione e, di conseguenza, l'occupazione.

Anche gli investimenti, sia delle imprese che delle famiglie, hanno registrato un andamento altalenante. La mancanza di fiducia e le prospettive incerte hanno indotto molti attori economici a posticipare decisioni di spesa importanti. La produzione industriale, pilastro dell'economia manifatturiera italiana, ha risentito di queste dinamiche. Sebbene abbia mostrato una certa resilienza, non è riuscita a replicare i tassi di crescita degli anni precedenti. Questo scenario macroeconomico ha inevitabilmente influenzato il mercato del lavoro veneto.

Il Veneto, storicamente una delle regioni più dinamiche d'Italia, non è rimasta immune da queste tendenze. Il report di Veneto Lavoro evidenzia come la regione stia attraversando una fase di assestamento. La forte ripresa post-pandemia, trainata da una domanda repressa e da incentivi governativi, ha lasciato il posto a una crescita più organica e meno esplosiva. Le previsioni di crescita del PIL regionale per il 2025, pari a +0,5%, riflettono questa tendenza verso una normalizzazione dopo un periodo di eccezionale espansione. La capacità del tessuto produttivo veneto di adattarsi a questo nuovo contesto sarà cruciale per il futuro.

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