Centinaia di studenti hanno manifestato a Mestre per protestare contro le condizioni della scuola pubblica e le politiche del governo. Le loro richieste riguardano la sicurezza degli edifici, la qualità dell'istruzione e la lotta al razzismo.
Studenti in marcia per la scuola pubblica
Circa 400 persone hanno sfilato per le vie di Mestre. La protesta ha visto la partecipazione di studenti provenienti da diversi istituti. Tra questi, i licei Morin, Bruno, Stefanini di Mestre e il Marco Polo, Guggenheim, Foscarini e Benedetti-Tommaseo di Venezia. Hanno aderito anche gli istituti tecnici Pacinotti e Zuccante. Non sono mancati studenti universitari e alcuni genitori a sostegno della causa.
L'evento è stato organizzato dal Coordinamento studentesco Venezia-Mestre. Il corteo ha preso il via intorno alle 9:00 da piazzale Donatori di Sangue. La destinazione finale era la sede dell'Ufficio scolastico regionale, situata in via Forte Marghera.
Critiche alle politiche scolastiche
Durante il percorso, si sono levati numerosi slogan. Sono stati utilizzati fumogeni e qualche fuoco d'artificio. La manifestazione mirava a denunciare le condizioni della scuola pubblica. Gli studenti hanno sottolineato come, anche in istituti dove la situazione sia apparentemente migliore, sia necessario mantenere alta la vigilanza e l'unità. Una studentessa dell'istituto Zuccante ha descritto una situazione critica: «Nell'aula di Elettronica ci piove dentro. Capite bene il livello di pericolosità che corriamo».
Un'altra partecipante ha denunciato la mancanza di servizi essenziali e i problemi strutturali: «A scuola mia mancavano le macchinette, ci cadeva il tetto in testa. Questo Paese ci vuole buoni e ubbidienti, convinti che esistano persone di serie A e di serie B».
Il Dl Valditara e le critiche
Le proteste fanno riferimento al Decreto Valditara, articolato in due parti. La prima, emanata a giugno, vieta l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell'infanzia e primarie. Inoltre, richiede il consenso dei genitori per gli altri cicli scolastici. La seconda parte del decreto limita al 30% la presenza di alunni stranieri per classe. I manifestanti hanno gridato: «Sarebbero questi i problemi? Fuori i razzisti dalle scuole».
«Una generazione sta scendendo in piazza perché si rifiuta di continuare a vivere a testa bassa», ha spiegato Alice, una delle organizzatrici. «Ci rifiutiamo di farci gli affari propri mentre qualcuno ci sta distruggendo il futuro. Questo avviene a partire dalla scuola. Le manifestazioni per la Palestina lo dicevano chiaramente: c'è chi ha le mani sporche di sangue, dei genocidi in giro per il mondo. Sono le stesse mani che tagliano i fondi per le nostre scuole, per la nostra vita, per un futuro dignitoso in città».
Un gesto simbolico
Giunti davanti alla sede del Provveditorato regionale, alcuni partecipanti hanno lanciato delle uova riempite di vernice rossa. Questo gesto è stato interpretato come un simbolo: «Ecco il sangue di Gaza e della Palestina». La protesta studentesca ha messo in luce preoccupazioni profonde riguardo al futuro dell'istruzione pubblica e alle politiche sociali.