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Restrizioni cinesi sull'export di magneti in terre rare colpiscono Lafert, azienda veneta di motori elettrici. Confindustria chiede interventi urgenti per salvaguardare la produzione civile.

Restrizioni cinesi impattano su Lafert

Nuove misure restrittive cinesi sull'esportazione di magneti a base di terre rare stanno creando serie difficoltà per Lafert. Questa importante realtà industriale, con sede a San Donà di Piave, in provincia di Venezia, si occupa della progettazione e produzione di motori elettrici per impieghi civili. Pechino ha incluso Lafert tra le 14 aziende europee interessate da queste limitazioni, entrate in vigore lo scorso 24 luglio. Tali restrizioni sembrano essere una risposta a precedenti pacchetti di sanzioni europee dirette verso la Russia.

L'azienda impiega circa mille persone a livello globale, di cui 780 sono attive nella regione veneta. Il fatturato annuo si aggira intorno ai 180 milioni di euro. Lafert fa parte del gruppo giapponese Sumitomo. L'utilizzo di magneti permanenti in terre rare è fondamentale per circa il 30% dei motori prodotti dall'azienda. È importante sottolineare che Lafert non ha legami con il settore della difesa.

Confindustria Veneto Est lancia l'allarme

A portare alla luce la gravità della situazione è stata Confindustria Veneto Est. L'associazione industriale esprime forte preoccupazione per le conseguenze di queste politiche commerciali cinesi. La presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, ha dichiarato che le restrizioni cinesi sull'export di magneti e terre rare, spesso giustificate con il concetto di 'dual use', rendono sempre più arduo produrre motori elettrici in Italia. Questo problema non riguarda solo Lafert, ma minaccia anche altre imprese e intere filiere produttive.

Molte aziende, pur non avendo alcuna connessione con l'industria bellica, rischiano di subire un impatto sproporzionato. Confindustria ha quindi intrapreso azioni concrete. Insieme alla confederazione nazionale, ha avviato un dialogo con il governo italiano e con l'ambasciata italiana presente in Cina. L'obiettivo è ottenere il riconoscimento ufficiale della natura esclusivamente civile delle attività svolte da Lafert e da altre realtà simili.

Impegno del governo e richieste di intervento

La presidente Carron ha evidenziato i recenti sviluppi nel dialogo con le istituzioni. Nei giorni scorsi, si è tenuta una nuova interlocuzione con il vicepremier e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani. Quest'ultimo ha assicurato il pieno impegno del governo italiano, e in particolare del suo dicastero, nel trattare la questione con le autorità di Pechino. L'associazione accoglie con favore queste rassicurazioni.

Tuttavia, è fondamentale che le azioni concrete seguano rapidamente. La tempestività degli interventi è cruciale per salvaguardare la sopravvivenza e la continuità operativa di imprese come Lafert. La situazione richiede una risposta decisa per evitare ripercussioni negative sull'occupazione e sull'economia del territorio. La filiera dei motori elettrici è strategica per il futuro industriale del paese.

Domande e Risposte

Perché la Cina ha limitato l'export di magneti?

La Cina ha introdotto restrizioni sull'export di magneti in terre rare, giustificandole con il concetto di 'dual use', ovvero la possibilità che questi materiali possano essere impiegati anche in applicazioni militari. Queste misure sembrano essere una ritorsione a precedenti sanzioni europee.

Qual è il rischio per Lafert e altre aziende italiane?

Il rischio principale è l'interruzione della fornitura di magneti essenziali per la produzione di motori elettrici civili. Questo potrebbe portare a rallentamenti produttivi, aumento dei costi e, nel peggiore dei casi, alla compromissione della capacità di operare per aziende come Lafert, che non hanno legami con l'industria bellica.

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