La mostra dedicata a Wassily Kandinsky e al suo impatto sull'astrattismo italiano ha riscosso un successo straordinario al MA*GA di Gallarate. L'esposizione ha attirato un numero elevato di visitatori, confermando l'interesse per l'arte astratta e il suo legame con la scena artistica italiana.
Successo per l'arte astratta a Gallarate
Il Museo MA*GA di Gallarate ha registrato un notevole afflusso di pubblico. La mostra intitolata «Kandinsky e l’Italia» ha superato ogni aspettativa. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. Il percorso espositivo si è focalizzato sull'importanza dell'opera di Kandinsky. Ha esplorato il suo legame con l'arte europea. Particolare attenzione è stata dedicata all'astrattismo italiano. Questo movimento si sviluppò tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento.
La curatela della mostra è stata affidata a due esperte di rilievo. Elisabetta Barisoni, storica dell'arte e dirigente della Fondazione Musei Civici di Venezia, ha curato l'esposizione. Emma Zanella, direttrice del Museo MA*GA, ha collaborato alla curatela. La loro competenza ha guidato il pubblico attraverso un percorso affascinante. Hanno messo in luce le connessioni tra il maestro russo e gli artisti italiani.
Opere e capolavori in mostra
L'esposizione ha presentato un totale di 130 opere. Di queste, ben 20 sono attribuite direttamente a Wassily Kandinsky. Sono stati esposti capolavori provenienti da importanti istituzioni. Tra queste figurano Ca' Pesaro e il Museo MA*GA stesso. Non sono mancate opere da prestigiose collezioni pubbliche e private. La mostra ha ripercorso la nascita dell'arte astratta. Ha illustrato la sua evoluzione in Europa e in Italia. Questo linguaggio artistico è ancora oggi molto vivo. Si riflette nel panorama creativo contemporaneo. Il percorso ha coperto dalle prime avanguardie storiche. Ha raggiunto la piena maturità del linguaggio non figurativo. L'obiettivo era offrire uno sguardo critico. Si è indagato l'attualità della ricerca spirituale di Kandinsky. Egli aveva posto questa ricerca al centro della modernità artistica.
La mostra ha esplorato le principali correnti artistiche astratte e concretiste. Sono state incluse opere di artisti di fama mondiale. Tra questi, Klee, Arp, Calder e Miró. Un'attenzione particolare è stata dedicata alla scena artistica italiana. Si sono analizzati i periodi degli anni Trenta e del secondo dopoguerra. Questi periodi sono cruciali per comprendere le evoluzioni del linguaggio artistico. Hanno rivelato le riflessioni culturali di quegli anni. Furono anni ricchi di nuove prospettive e aperture verso le arti.
Il Bauhaus e il dialogo con Klee
Una prima ampia sezione ha introdotto il contesto culturale internazionale. Si è analizzata la temperie culturale degli anni Venti e Trenta del Novecento. In quel periodo, Kandinsky teneva lezioni al Bauhaus. Elaborò un sistema in cui colore, linea e forma diventavano espressione dell'interiorità. Questo approccio rivoluzionario ha influenzato generazioni di artisti. Ha posto le basi per una nuova concezione dell'arte.
In questo contesto si inserisce il dialogo con Paul Klee. Klee fu compagno di insegnamento e di ricerca di Kandinsky. La mostra ha presentato un importante nucleo di opere di Klee. Queste opere sono state realizzate tra il 1913 e il 1938. Dai paesaggi simbolici e lirici delle origini. Alle composizioni geometriche del periodo di Dessau. I lavori di Klee testimoniano la profonda affinità intellettuale tra i due maestri. La loro visione era fondata sull'idea che la pittura fosse scrittura dello spirito. Era anche costruzione musicale dello spazio.
Accanto a Klee, la sezione ha riunito opere di altri grandi artisti. Sono stati esposti lavori di Jean Arp, Joan Miró, Alexander Calder e Antoni Tàpies. Queste figure condividono con Kandinsky la tensione verso un'arte capace di superare i confini del reale. Cercavano di trasformare la forma in energia vitale. Le loro ricerche, pur diverse nel linguaggio, erano affini nella visione. Hanno delineato il vasto orizzonte europeo. L'astrazione si è affermata come linguaggio universale.
L'influenza di Kandinsky sull'arte italiana
L'esposizione è proseguita con un approfondimento sulla relazione tra Kandinsky e gli artisti italiani. Questa relazione fu profonda ma anche controversa. Un momento fondamentale fu la personale dedicata a Kandinsky alla Galleria del Milione di Milano nel 1934. Questo evento segnò un punto di svolta. Ha sancito l'affermazione dell'arte non oggettiva in Italia. Attorno a quell'evento si è raccolta una generazione di artisti italiani. Tra questi, Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Manlio Rho, Enrico Prampolini, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi. Questi artisti riconobbero nella libertà formale e spirituale di Kandinsky una nuova via. Cercavano un'emancipazione dal naturalismo e dalla retorica figurativa dominante.
La mostra si è conclusa con una terza sezione. Questa sezione documentava l'influenza duratura di Kandinsky sull'arte italiana. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il suo pensiero e la sua opera rimasero centrali. Questo fu evidente grazie a importanti mostre. Tra queste, «Arte astratta e concreta» del 1947 a Palazzo Reale a Milano. E «Arte Astratta in Italia» del 1948 a Roma. Anche movimenti e gruppi come Forma (1947), MAC (1948) e Origine (1951) contribuirono. Avvicinarono gli artisti più giovani ai maestri storici. Questi giovani artisti cercavano in Kandinsky la chiave per entrare autonomamente in un nuovo mondo visivo.
Figure come Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Piero Dorazio, Roberto Sebastián Matta, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo ed Emilio Vedova hanno trasformato l'eredità spirituale kandinskiana. L'hanno tradotta in gesto, segno e materia. Hanno così aperto la strada all'Informale e all'Espressionismo astratto. Il successo di questa mostra conferma l'importanza di Kandinsky. Dimostra la vitalità dell'arte astratta nel panorama italiano contemporaneo.