Altuglas chiude a Mestre: accordo Mimit per 32 licenziamenti
L'azienda Altuglas chiude il suo stabilimento a Porto Marghera, Venezia, con la conseguente perdita di 32 posti di lavoro. Un accordo raggiunto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) prevede incentivi economici per i dipendenti. La Filctem Cgil esprime profonda amarezza per la chiusura di un'importante realtà produttiva.
Chiusura Altuglas a Mestre: l'accordo al Mimit
Si è concluso con un accordo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il destino dello stabilimento Altuglas situato a Porto Marghera, nella provincia di Venezia. L'intesa, già delineata in un precedente incontro tra le parti sindacali e la dirigenza aziendale avvenuto il 10 marzo, sancisce la chiusura definitiva dell'attività produttiva nel sito veneziano. Parallelamente, si prevede una riduzione della sede operativa di Rho, in provincia di Milano.
La decisione aziendale comporta la cessazione del rapporto di lavoro per un numero significativo di dipendenti. Nello specifico, i lavoratori interessati dalla procedura di licenziamento sono 32. Questo numero rappresenta una diminuzione rispetto ai 51 impiegati presenti al momento dell'avvio della procedura. La notizia rappresenta un duro colpo per l'occupazione locale e per il tessuto industriale della regione.
L'accordo raggiunto mira a mitigare le conseguenze sociali ed economiche della chiusura. Per i lavoratori dello stabilimento di Porto Marghera, è stato concordato un incentivo economico. Questo ammonta, in media, a due mensilità di retribuzione. Tale misura intende offrire un sostegno economico immediato ai dipendenti colpiti dalla perdita del posto di lavoro. La somma mira a compensare, almeno in parte, il disagio derivante dalla cessazione dell'attività lavorativa.
Una particolare attenzione è stata dedicata ai lavoratori prossimi alla pensione. Per coloro che necessitano di meno di due anni per raggiungere l'età pensionabile, l'azienda si è impegnata a erogare una somma aggiuntiva. Questa consiste nella differenza tra lo stipendio pieno che avrebbero percepito e l'importo della Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (Naspi). Questa disposizione mira a garantire una maggiore serenità economica a chi è più vicino al traguardo pensionistico, evitando un calo drastico del reddito.
Per quanto riguarda i dipendenti della sede di Rho, la situazione è leggermente diversa. La maggior parte di questi lavoratori, ad eccezione di coloro che sono vicini alla pensione, verrà riassorbita in altre attività del gruppo. L'azienda madre, il gruppo americano Trinseo, ha infatti previsto la ricollocazione di questi dipendenti all'interno delle proprie strutture operative. Questa soluzione offre una prospettiva di continuità lavorativa per una parte del personale.
Le reazioni sindacali: una sconfitta per tutti
Le dichiarazioni rilasciate da Mauro Vangelista, rappresentante della Filctem Cgil di Venezia, esprimono un profondo rammarico per l'esito della vertenza. «Quando una vertenza industriale si conclude con la cessazione di un'attività produttiva e con la perdita di posti di lavoro, è inevitabile affermare con chiarezza che tutti escono sconfitti», ha dichiarato Vangelista.
Il sindacalista ha sottolineato come questa chiusura rappresenti una sconfitta su più fronti. Innanzitutto, è una sconfitta per le lavoratrici e i lavoratori direttamente coinvolti. Essi hanno dimostrato per anni grande professionalità, competenze specifiche e una continuità produttiva che non è stata sufficiente a garantire la sopravvivenza dello stabilimento. La loro dedizione non è stata premiata dalla salvaguardia del posto di lavoro.
In secondo luogo, la chiusura di Altuglas viene definita una sconfitta per il territorio e per l'intero sistema industriale. La perdita di un'altra realtà produttiva in un'area storicamente vocata all'industria chimica e manifatturiera rappresenta un arretramento significativo. L'area di Porto Marghera, in particolare, è stata per decenni uno dei poli chimici e industriali più importanti d'Europa. La sua progressiva riduzione di attività produttive desta preoccupazione.
Vangelista ha poi posto l'accento sulla valenza storica e industriale del sito di Porto Marghera. «Il sito del Petrolchimico di Porto Marghera rappresenta una parte fondamentale della storia industriale del Paese», ha ricordato. La chiusura di un'azienda che faceva parte di questo complesso sistema produttivo viene vista come un ulteriore passo indietro. Si registra «l'ennesimo arretramento del tessuto produttivo e della chimica nel nostro territorio», ha concluso il rappresentante sindacale.
Il contesto industriale di Porto Marghera
La chiusura dello stabilimento Altuglas a Porto Marghera non è un evento isolato, ma si inserisce in un contesto di trasformazione e, in alcuni casi, di declino per il polo industriale veneziano. Porto Marghera è stato per lungo tempo uno dei centri nevralgici dell'industria chimica italiana ed europea. La sua posizione strategica, affacciata sulla laguna e dotata di infrastrutture portuali, ne ha favorito lo sviluppo a partire dal secondo dopoguerra.
Nel corso dei decenni, il sito ha ospitato numerose aziende di primaria importanza nel settore chimico, petrolchimico e manifatturiero. La presenza di queste realtà ha generato migliaia di posti di lavoro, contribuendo in modo significativo all'economia della regione Veneto e dell'intero Paese. La chimica di base, la produzione di materie plastiche, fertilizzanti e altri composti chimici erano le attività predominanti.
Tuttavia, a partire dagli anni '90 e soprattutto con l'avvento del nuovo millennio, il polo industriale ha affrontato sfide crescenti. La globalizzazione, la maggiore concorrenza internazionale, l'aumento dei costi energetici e le normative ambientali più stringenti hanno imposto profonde ristrutturazioni. Molte aziende hanno ridotto la loro presenza, delocalizzato la produzione o cessato le attività. Questo ha portato a una progressiva riduzione dell'occupazione e a una riconversione parziale dell'area.
La riconversione di Porto Marghera è un processo complesso. Si cerca di bilanciare la necessità di mantenere un'attività industriale con la tutela ambientale e lo sviluppo di nuovi settori economici. Sono stati fatti investimenti per la bonifica dei siti inquinati e per promuovere attività legate all'economia verde, alla ricerca e all'innovazione. Tuttavia, la perdita di posti di lavoro in settori tradizionali come quello chimico rappresenta una ferita aperta per il territorio.
La vicenda Altuglas, con la sua chiusura e i conseguenti licenziamenti, evidenzia la fragilità di alcune realtà produttive di fronte ai mutamenti del mercato globale. La ricerca di soluzioni che garantiscano la continuità occupazionale, come nel caso dei dipendenti di Rho che verranno riassorbiti, è fondamentale. Allo stesso tempo, è necessario un impegno costante da parte delle istituzioni e delle aziende per sostenere la transizione industriale e proteggere i lavoratori.
L'accordo al Mimit, pur non potendo evitare la chiusura, ha cercato di offrire un ammortizzatore sociale ai lavoratori. Gli incentivi economici e le misure per i dipendenti prossimi alla pensione sono passi importanti. Tuttavia, la perdita di un'unità produttiva come quella di Altuglas lascia un vuoto nel panorama industriale di Venezia. Le dichiarazioni del sindacato sottolineano la necessità di non dimenticare l'importanza storica e attuale di questi siti produttivi per l'economia nazionale.
La speranza è che le risorse e le competenze dei lavoratori licenziati possano trovare nuova collocazione in altre realtà produttive o in settori emergenti. Il futuro di Porto Marghera dipenderà dalla capacità di attrarre nuovi investimenti, promuovere l'innovazione e gestire la transizione in modo equo e sostenibile per tutti gli attori coinvolti. La storia industriale di quest'area merita attenzione e un impegno concreto per il suo rilancio.
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