La Reggia di Venaria presenta 'Regine in scena', una mostra con 31 abiti di scena che hanno definito l'immaginario delle regine. Un viaggio tra mito, storia e cinema attraverso l'arte sartoriale.
I costumi come narrazione della regalità
I costumi prendono la parola alla Reggia di Venaria. Essi costruiscono l'idea stessa di regalità. Trasformano il tessuto in linguaggio. Il dettaglio sartoriale diventa narrazione.
La mostra 'Regine in scena' è aperta al pubblico. Si svolge dal 17 aprile al 6 settembre. L'evento è ospitato nelle Sale delle Arti. L'esposizione presenta 31 creazioni uniche. Queste opere hanno plasmato l'immaginario delle regine. Sono state viste sul grande schermo e sul palcoscenico. La curatela è di Massimo Cantini Parrini. Egli vanta 6 David di Donatello. Due premi sono legati agli abiti esposti. Collabora con Clara Goria. Lei è storica dell'arte e conservatrice. Lavora per il Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.
Creazioni iconiche tra cinema e teatro
Tra le opere spicca un abito da incanto. È quello indossato da Monica Bellucci. Appare ne 'I fratelli Grimm' di Terry Gilliam. L'attrice interpreta una regina degli specchi. La sua figura vive di riflessi e illusioni.
Accanto, si ammirano le suggestioni oniriche di Michelle Pfeiffer. Interpreta Titania, sospesa tra natura e magia. Vi è anche la regalità lunare di Valentina Cortese. Il mito prende forma nei costumi di Piero Tosi e Danilo Donati. La Giocasta di Silvana Mangano evoca un'antichità potente. La Medea di Maria Callas richiama un'epoca quasi arcaica. Il costume diventa corpo e destino.
La storia viene reinventata attraverso il cinema. L'oro abbagliante di Elizabeth Taylor nei panni di Cleopatra è presente. Si affianca all'austerità teatrale di Rossella Falk. Quest'ultima interpreta Elisabetta I per la regia di Franco Zeffirelli.
Le riletture contemporanee sono altrettanto affascinanti. Angelina Jolie e Mélanie Laurent riportano in scena figure storiche. Anna Bolena e Maria Antonietta sono reinterpretate con nuova sensibilità. La loro interpretazione è più intima e stratificata.
Tre abiti per l'opera sono stati creati da grandi artisti. Tra questi figurano Arnaldo Pomodoro, Felice Casorati e Giorgio De Chirico. La loro visione aggiunge un ulteriore livello di interpretazione artistica.
Dalla pop culture al fascino malinconico
Non manca la svolta pop di Kirsten Dunst. Lei trasforma Maria Antonietta in un'icona contemporanea. Questo avviene sotto la regia di Sofia Coppola. Il suo lavoro offre una prospettiva moderna sulla figura storica.
Si ammira anche il fascino malinconico di Romy Schneider. La sua interpretazione di Sissi nel cinema di Luchino Visconti è indimenticabile. L'abito evoca la sua memorabile performance.
Il percorso espositivo si snoda tra mito, storia e fantasia. Queste dimensioni si fondono magistralmente nei costumi. Oro, argento e bronzo non sono semplici colori. Essi agiscono come codici visivi. Restituiscono al pubblico il senso profondo della regalità. È un'invenzione scenica che attraversa i secoli.
Diciassette abiti provengono dalla Fondazione Tirelli di Formello. Questo archivio custodisce ben 400 mila costumi di alta sartoria. La mostra offre uno sguardo unico sul lavoro di artigiani e artisti.