Migliaia di pendolari tra Lecco e la Brianza affrontano un anno di disagi a causa della sospensione della linea Besanino. I bus sostitutivi non bastano e i sindaci chiedono garanzie.
Stop al Besanino per dodici mesi
Il 7 settembre 2026 segnerà l'inizio di un lungo stop per la linea ferroviaria S7, conosciuta come Besanino. I convogli che collegano Lecco a Milano Porta Garibaldi, passando per Molteno e Monza, resteranno fermi per un intero anno. La chiusura è prevista fino al 28 agosto 2027. Questa interruzione interesserà il tratto tra le stazioni di Triuggio e Villasanta. Queste due fermate diventeranno i capolinea temporanei durante i lavori. La sospensione è necessaria per consentire la realizzazione di importanti opere legate all'autostrada Pedemontana Lombarda. Il progetto prevede l'innalzamento dei binari di sei metri e il loro raddoppio. Inoltre, la fermata di Biassono-Lesmo sarà trasformata in una vera e propria stazione.
La notizia della chiusura non è recente, ma i dati emersi da un sondaggio tra i pendolari aggiungono preoccupazione. I Comuni interessati hanno raccolto circa 1.400 risposte. Questi numeri confermano le paure di chi utilizza quotidianamente il treno. La fotografia che emerge è tutt'altro che rassicurante. Il trasporto su gomma, proposto come alternativa, sembra non poter soddisfare le esigenze di tutti. La situazione desta forte apprensione per migliaia di pendolari lecchesi e brianzoli. Il conto alla rovescia verso il 7 settembre è già iniziato, trasformandosi in un'ansia concreta.
Pendolari nel panico: il bus sostitutivo non basta
Un sondaggio condotto tra gli utenti abituali della linea Besanino ha rivelato dati allarmanti. Il 95,4% degli intervistati considera il Besanino un servizio essenziale e insostituibile. Oltre il 90% degli utenti dichiara che la propria routine quotidiana sarà direttamente influenzata dalla sospensione. Il motivo principale di viaggio è il lavoro, indicato dal 59,2% dei rispondenti. Segue lo studio, con il 37,6% degli intervistati. Il dato più critico riguarda la disponibilità ad utilizzare i bus sostitutivi. Meno di un pendolare su quattro si dichiara disposto a salire sui mezzi pubblici su gomma. Questa percentuale si traduce in una chiara indicazione: la maggior parte degli attuali viaggiatori sta già cercando percorsi alternativi.
Le ragioni di questo scetticismo verso il trasporto su gomma sono evidenti. Il collegamento bus ipotizzato tra Triuggio e Villasanta, con fermate intermedie a Macherio, Biassono-Lesmo e Buttafava, richiederebbe circa 30 minuti. Questo tempo è il doppio rispetto ai 15 minuti attuali del percorso ferroviario. Per chi necessita di puntualità per lavoro o studio, questo allungamento non è un dettaglio trascurabile. A ciò si aggiunge la variabile del traffico. I cantieri della Pedemontana, causa della chiusura del treno, impatteranno pesantemente sulla viabilità della Brianza. Un bus sostitutivo che viaggia sulle stesse strade interessate dai lavori rischia di trasformare il disagio in un vero e proprio calvario quotidiano. Molti pendolari stanno valutando l'uso dell'auto privata, con conseguenze prevedibili su traffico e parcheggi.
La sfida della frequenza dei treni e le richieste dei sindaci
Uno dei nodi più complessi emersi durante il tavolo tecnico a Palazzo Lombardia riguarda la frequenza dei treni sulla tratta Villasanta-Milano. L'ipotesi di raddoppiare le corse, portandole da una ogni ora a una ogni 30 minuti nelle ore di punta, si sta rivelando difficile. La causa è la limitata disponibilità di materiale rotabile. I convogli utilizzabili proverrebbero dalla sospensione della linea Como-Lecco, ma solo per la durata di tale interruzione. Questo significa che chi parte da Triuggio e dintorni potrebbe essere costretto a raggiungere la stazione di Monza per poi proseguire verso Milano. Un'opzione che aggiunge tempo e scomodità a una situazione già critica. Il sistema ferroviario lecchese, come documentato dai dati sui ritardi di marzo, è già sotto pressione strutturale. La preoccupazione è amplificata dalla presenza di molti studenti tra gli utenti del Besanino. Ragazzi che si spostano ogni giorno tra la Brianza e le scuole di Monza e Milano, spesso senza patente e senza alternative autonome.
Quindici Comuni hanno firmato una nota congiunta per portare all'attenzione della Regione le criticità. Tra questi figurano i sindaci di Albiate, Biassono, Besana Brianza, Cassano Brianza, Costa Masnaga, Lecco, Lesmo, Macherio, Oggiono, Renate, Sovico, Triuggio, Valmadrera, Veduggio con Colzano e Villasanta. Nella nota, i rappresentanti comunali evidenziano il rischio di una riduzione delle corse sulla tratta Villasanta-Milano. Questo sarebbe motivato dalla scarsa disponibilità di materiale rotabile, un passo indietro rispetto agli impegni di potenziamento del servizio. I Comuni chiedono che l'organizzazione del servizio garantisca margini di flessibilità e riserve sufficienti. L'obiettivo è evitare ulteriori tagli in una fase già critica. La tenuta del trasporto pubblico è in gioco, soprattutto per gli studenti che dipendono da questi collegamenti.
La carta Seregno-Carnate e le prossime mosse
Una possibile soluzione su cui si concentra l'attenzione è la riattivazione della linea ferroviaria Seregno-Carnate. Questa tratta, diventata linea merci nel 2018, potrebbe essere utilizzata per il trasporto passeggeri durante lo stop al Besanino. L'assessore regionale ai Trasporti, Franco Lucente, ha annunciato di aver dato mandato a RFI per valutare la fattibilità dell'operazione. Se la risposta fosse positiva, questa tratta offrirebbe un'alternativa ferroviaria concreta. Bypasserebbe parzialmente il tratto interrotto, alleggerendo la pressione sui pendolari. I sindaci saranno nuovamente convocati a Palazzo Lombardia nelle prossime settimane. L'incontro servirà per conoscere l'esito della valutazione e, si spera, per ricevere un piano definitivo e credibile. A meno di sei mesi dall'inizio dei cantieri, il tempo stringe. I pendolari lecchesi che ogni mattina salgono sul Besanino guardano al 7 settembre con crescente preoccupazione. Le soluzioni sul tavolo, per ora, non sembrano sufficienti a garantire un anno di mobilità dignitosa.
La situazione evidenzia la fragilità del sistema di trasporto pubblico locale. La dipendenza da infrastrutture in costante cantiere crea incertezza. La mancanza di materiale rotabile adeguato limita le opzioni. La necessità di coordinare interventi infrastrutturali con la mobilità quotidiana dei cittadini diventa fondamentale. Le decisioni prese nelle prossime settimane saranno cruciali per mitigare l'impatto di questo lungo stop. La collaborazione tra Regione, enti locali e aziende di trasporto è essenziale. L'obiettivo è trovare soluzioni che non penalizzino ulteriormente i pendolari. La mobilità sostenibile richiede pianificazione a lungo termine e investimenti mirati. La chiusura del Besanino è un test importante per la capacità di risposta del sistema regionale.
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