La fondazione della Lega Autonomista Lombarda nel 1984 a Varese rivive nei ricordi di Giuseppe Leoni, uno dei padri fondatori. L'atto costitutivo, la passione per l'indipendenza lombarda e i primi passi politici del movimento guidato da Umberto Bossi.
I 'Carbonari' Varesini: L'Atto di Nascita della Lega
Un gruppo di visionari, definiti i “carbonari” di Varese, si riunì nel lontano 1984. L'obiettivo era ambizioso: dare vita a un nuovo movimento politico. L'incontro avvenne nello studio del notaio Franca Bellorini, un luogo che divenne il teatro della nascita di un'idea destinata a cambiare il panorama politico italiano. L'atto costitutivo della Lega Autonomista Lombarda fu firmato in quella sede.
Tra i presenti figuravano personalità chiave. C'era Umberto Bossi, allora editore, destinato a diventare il leader indiscusso. Accanto a lui, Manuela Marrone, maestra elementare e futura compagna di Bossi. Non mancava Giuseppe Leoni, architetto e scultore, figura centrale nei ricordi di questa genesi. Completavano il gruppo Marino Moroni, rappresentante di commercio, Pierangelo Brivio, commerciante e cognato di Bossi, e Emilio Benito Rodolfo Sogliaghi, odontotecnico.
La data precisa di questo evento storico è il 12 aprile 1984. Fu un momento fondativo, un punto di partenza. Due anni dopo, nel 1986, l'organizzazione avrebbe assunto il nome di Lega Lombarda. Oggi, a quarant'anni di distanza da quel giorno, i ricordi di Giuseppe Leoni offrono uno spaccato inedito sui retroscena di quella fondazione. Leoni, uno dei padri fondatori ancora in vita, ha ricoperto ruoli di primo piano: tre legislature da deputato, le stesse da senatore, e fu il primo consigliere leghista al Comune di Varese. Dal 1995 al 1999, guidò la Lega Lombarda come presidente.
L'Incontro con Bossi: Dialetto e Visioni Politiche
Giuseppe Leoni rievoca con chiarezza il suo primo incontro con Umberto Bossi. L'iniziativa partì da Cesare Mattaini, un appassionato di dialetto, un interesse condiviso sia da Leoni che da Bossi. Nei primi anni Ottanta, i tre si ritrovarono a casa di Mattaini, insieme a Dino Daverio. In quel periodo, Bossi aveva un obiettivo specifico: la creazione di un vocabolario del dialetto varesotto. La politica, per il momento, non era ancora al centro delle discussioni.
Leoni descrive l'approccio di Bossi come un percorso non sempre lineare: «Ha fatto tutto l'Umberto». Era come navigare in un bosco senza sentieri ben definiti. Un giorno si parlava di autonomia, il giorno dopo di indipendenza, e ancora, di secessione. Dino Daverio, che lavorava in Svizzera, portava con sé i concetti del federalismo. Leoni stesso approfondì questo tema, diventando un federalista convinto.
Inizialmente, Leoni si trovò in disaccordo con Bossi, che prediligeva l'autonomia. La svolta avvenne quando Bossi ebbe l'idea di creare un'associazione denominata Lega Autonomista Lombarda. Fu in quel contesto che si concretizzò l'incontro nello studio del notaio Bellorini, che era anche il notaio di fiducia di Leoni.
I Dettagli della Fondazione: Sogliaghi e le Spese Notarili
Un retroscena interessante riguarda la presenza di Emilio Benito Rodolfo Sogliaghi. Leoni conferma che Sogliaghi fu coinvolto per soddisfare il requisito numerico necessario alla costituzione dell'associazione. La sua inclusione serviva anche a raggiungere un numero sufficiente di persone per poter fondare legalmente l'ente. Inoltre, la sua provenienza da Milano era considerata un valore aggiunto da Bossi, poiché la presenza di un milanese avrebbe conferito maggiore credibilità al nuovo movimento.
Un altro dettaglio significativo riguarda le spese notarili. Giuseppe Leoni ammette di averle pagate personalmente. Porta come prova la testimonianza del notaio Bellorini e la fattura relativa all'atto costitutivo. Questo gesto dimostra il suo profondo impegno e investimento nella nascita della Lega.
Leoni ricorda con vividezza il giorno della firma. Era un giovedì, e il tempo era splendido. Il desiderio era quello di festeggiare l'evento, ma Leoni aveva un impegno improrogabile: teneva dei corsi sul risparmio energetico presso la Regione. La celebrazione fu quindi rimandata: «Festeggiamo la settimana prossima», si dissero. Tuttavia, la Settimana Santa era alle porte, con la Pasqua che cadeva il 22 aprile, rendendo inopportuno un festeggiamento.
Inoltre, Leoni sottolinea un aspetto del carattere di Bossi: «E poi l'Umberto non era troppo da feste». Questa osservazione offre uno sguardo sulla personalità del futuro leader leghista, suggerendo una sua minore propensione alle celebrazioni mondane rispetto all'impegno politico.
La Prima Elezione Comunale a Varese: Dialetto e Scontro
L'anno successivo alla fondazione, nel giugno 1985, si presentò la prima grande occasione politica: le elezioni amministrative a Varese. In quel periodo, la scena politica locale era dominata dalla Democrazia Cristiana (DC) e dal Partito Socialista Italiano (PSI), che si spartivano il controllo dei comuni e della provincia. Le difficoltà interne a queste forze politiche ritardarono la prima riunione del consiglio comunale di Varese.
Leoni racconta un aneddoto significativo: su 40 consiglieri comunali eletti, ben 36 non erano nati nella provincia di Varese. In accordo con Umberto Bossi, Leoni decise di tenere un discorso interamente in dialetto durante la seduta. La stampa aveva anticipato l'evento, generando curiosità tra i cittadini, che riempirono letteralmente Palazzo Estense, la sede del comune. L'iniziativa suscitò reazioni contrastanti; alcuni accusarono Leoni di razzismo.
La tensione in aula crebbe, portando a scontri fisici tra i presenti. La seduta, iniziata nel pomeriggio, si protrasse fino a mezzanotte. Nonostante le polemiche, l'evento si rivelò un successo in termini di visibilità e partecipazione. Molte persone, anche sconosciute, fermavano Leoni per strada per congratularsi. Questo accadde nonostante le difficoltà incontrate nel raccogliere le 150 firme necessarie per presentare la lista elettorale, un compito che richiese il coinvolgimento di parenti e amici, non sempre entusiasti di apporre la propria firma.
Il Sogno Secessionista e l'Eredità di Leoni
Il sogno di Giuseppe Leoni, come lui stesso ha più volte dichiarato, era l'indipendenza della Lombardia. Questa aspirazione era un filo conduttore nella sua visione politica e in quella dei primi leghisti. L'idea di un'autonomia forte, se non di una vera e propria secessione, animava il dibattito interno al nascente movimento.
La figura di Leoni è quella di un leghista della primissima ora, un uomo che ha vissuto e contribuito attivamente alla genesi di un partito che ha segnato la storia recente d'Italia. La sua testimonianza è preziosa per comprendere le motivazioni, le strategie e le dinamiche che hanno portato alla fondazione della Lega Autonomista Lombarda, un movimento nato da un'esigenza di rappresentanza territoriale e da un desiderio di maggiore autonomia per le regioni del Nord.
L'eredità di Leoni e degli altri fondatori risiede nella capacità di aver intercettato un malcontento diffuso e di averlo canalizzato in un progetto politico. La loro visione, inizialmente focalizzata sulla Lombardia, si è poi evoluta, abbracciando un'idea più ampia di federalismo e autonomia per tutto il Nord Italia, la cosiddetta Padania.
Leoni, con la sua passione per il dialetto e il suo impegno politico, rappresenta un pezzo di storia di Varese e della Lega. La sua figura è legata indissolubilmente ai primi passi del partito, a un'epoca in cui le idee secessioniste erano ancora un progetto ambizioso e non la realtà politica che si sarebbe sviluppata negli anni successivi.
Il percorso della Lega, dalla sua fondazione nel 1984 fino alle evoluzioni più recenti, è un capitolo complesso della storia politica italiana. Le parole di Giuseppe Leoni offrono una prospettiva autentica e diretta su quei momenti cruciali, permettendo di apprezzare la passione e la determinazione dei suoi fondatori. La sua testimonianza è un monito a non dimenticare le radici di un movimento che ha saputo interpretare le esigenze di un territorio e di una parte del Paese.
La fondazione a Varese, in uno studio notarile, con la firma di uomini che credevano in un'idea, segna l'inizio di un'avventura politica. L'indipendenza lombarda, il sogno di Leoni, è stato il motore iniziale. Un motore che ha spinto la Lega a diventare un attore protagonista della scena politica nazionale, influenzando dibattiti e decisioni per decenni. La memoria di questi eventi è fondamentale per comprendere il presente e le dinamiche politiche attuali.