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La difesa di Stefano Binda critica la decisione sull'indennizzo per ingiusta detenzione, contestando l'attribuzione di una "colpa lieve". La Procura generale dovrà valutare la chiusura della vicenda.

Legale di Binda contesta la colpa lieve

La difesa di Stefano Binda valuterà un ricorso riguardo all'indennizzo per ingiusta detenzione. L'avvocato Patrizia Esposito esprime disappunto per la recente decisione. La legale ritiene che al suo assistito sia stato attribuito un profilo di colpa ingiustificato. La sentenza, seppur dettagliata, presenta imprecisioni che ne diminuiscono la validità. L'avvocato Esposito si rammarica per il secondo tentativo di attribuire a Binda una responsabilità che non ha. La sua posizione è chiara: Binda è estraneo al delitto.

Stefano Binda è stato condannato e poi assolto per l'omicidio di Lidia Macchi. La vittima, studentessa di 21 anni, era un'ex compagna di liceo di Binda. L'omicidio avvenne il 5 gennaio del 1987. Recentemente, è stato disposto un indennizzo per ingiusta detenzione. La cifra stabilita è di 210mila euro. Questo importo rappresenta il 70% dei 313mila euro richiesti dalla difesa. L'indennizzo è stato fissato nel settembre 2024.

La Corte e la condotta di Binda

La Corte ha attribuito a Binda una "colpa lieve" nella sua condotta processuale. Questa "colpa" consisterebbe nell'aver "contribuito all'errore sulla sua carcerazione". La condotta processuale è stata definita "mendace" durante gli interrogatori. La Corte l'ha giudicata "fortemente equivoca". L'avvocato Esposito ribadisce che Binda ha sempre dichiarato la sua estraneità al delitto. Ha fornito prove della sua presenza altrove in quei giorni. Era in vacanza, come confermato da diversi testimoni.

La difesa contesta fermamente l'interpretazione dei fatti da parte della Corte. L'attribuzione di una "colpa lieve" appare infondata. La posizione di Binda è sempre stata coerente e supportata da elementi probatori. La sua presenza in vacanza è un fatto accertato. Le dichiarazioni durante gli interrogatori, seppur definite "equivoche", non dovrebbero portare a una presunzione di colpa.

Prospettive future e decisione della Procura

L'avvocato Esposito non è certa che la questione possa considerarsi definitivamente chiusa. La difesa rifletterà attentamente sulla possibilità di un ricorso. La decisione finale spetta alla Procura generale. Sarà quest'ultima a dover valutare se accogliere l'evidenza presentata. L'evidenza a favore dell'innocenza di Binda è considerata "incontrovertibile" dalla difesa. La Procura generale dovrà quindi esaminare nuovamente il caso.

La speranza della difesa è che venga riconosciuta definitivamente l'estraneità di Stefano Binda al delitto. La lunga battaglia legale per dimostrare la sua innocenza continua. L'indennizzo per ingiusta detenzione è un passo importante. Tuttavia, la contestazione della "colpa lieve" evidenzia le persistenti divergenze interpretative. La parola finale spetta ora alla Procura generale. La sua decisione determinerà il futuro legale di Binda.