Economia

Teva Rho: costi, ordini in calo e timori per 220 posti di lavoro

24 marzo 2026, 01:20 5 min di lettura
Teva Rho: costi, ordini in calo e timori per 220 posti di lavoro Immagine da Wikimedia Commons Varese
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Il colosso farmaceutico Teva, con stabilimenti a Rho e Caronno Pertusella, annuncia un piano di contenimento costi. Si teme per l'occupazione dei 220 dipendenti dello stabilimento di Rho, a causa di un significativo calo degli ordini. I sindacati denunciano un possibile smantellamento industriale.

Teva Rho: piano di contenimento costi e calo ordini

Nubi si addensano sul futuro del colosso farmaceutico Teva. La filiale italiana, con importanti sedi produttive a Rho, alle porte di Milano, e a Caronno Pertusella, in provincia di Varese, ha comunicato alle organizzazioni sindacali un piano di contenimento dei costi. Questa mossa aziendale genera forte apprensione per la stabilità occupazionale dei dipendenti impiegati sul territorio nazionale.

La direzione di Teva Italia ha convocato i rappresentanti sindacali per illustrare le nuove strategie aziendali. L'obiettivo dichiarato è quello di ottimizzare le risorse e ridurre le spese operative. Tuttavia, le misure proposte sollevano serie preoccupazioni tra i lavoratori e le loro rappresentanze. La comunicazione è avvenuta nei giorni scorsi, dando il via a un'ondata di timori.

Le sigle sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil sono state informate del piano. La loro reazione è stata immediata e di forte preoccupazione. Si teme che il contenimento dei costi possa tradursi in una riduzione del personale. La situazione è particolarmente delicata per lo stabilimento di Rho, che conta circa 220 dipendenti. Il futuro di queste famiglie è ora appeso a un filo.

Calo delle commesse produttive preoccupa i siti italiani

A destare allarme non è solo il piano di contenimento dei costi, ma anche un sensibile calo delle commesse produttive. I siti italiani di Teva stanno registrando una diminuzione degli ordini. Questo dato è particolarmente critico per la fabbrica di Villanterio, in provincia di Pavia. Qui, il crollo degli ordinativi ha raggiunto il 40%. Le attuali commesse garantiscono operatività solo fino a luglio 2026.

Anche lo stabilimento di Rho, cuore produttivo per il territorio milanese, non è esente da criticità. Si registra un calo degli ordinativi pari al 20%. Questo dato, seppur inferiore a quello di Villanterio, è comunque significativo e contribuisce all'incertezza generale. La produzione a Rho è un pilastro per l'economia locale.

La situazione è critica anche per lo stabilimento di Santhià, in provincia di Vercelli. Qui, il calo degli ordinativi si attesta intorno al 10%. Sebbene meno marcato, anche questo dato contribuisce a un quadro generale preoccupante per l'intero gruppo in Italia. La multinazionale opera con diversi siti produttivi.

Il calo degli ordini è un segnale allarmante per l'intero settore chimico-farmaceutico italiano. Le aziende si trovano a fronteggiare una domanda in flessione. Questo impatta direttamente sulla capacità produttiva e sulla necessità di mantenere i livelli occupazionali. La crisi degli ordini è un fenomeno complesso.

Mobilitazione sindacale e timori di smantellamento

A seguito dell'annuncio aziendale, le sigle sindacali si sono immediatamente attivate. Sono state convocate assemblee straordinarie per informare i lavoratori della situazione. L'obiettivo è quello di creare consapevolezza e unità di fronte alla potenziale crisi. La comunicazione trasparente è fondamentale in questi frangenti.

I sindacati hanno lanciato appelli alle istituzioni, sia a livello locale che nazionale. Si chiede un intervento concreto per scongiurare una grave crisi occupazionale nel settore chimico-farmaceutico. La collaborazione tra parti sociali e governo è essenziale per trovare soluzioni. Si cerca il supporto delle autorità competenti.

Per il momento, non sono state organizzate manifestazioni di protesta o scioperi. Le organizzazioni sindacali preferiscono un approccio dialogante, ma con fermezza. La priorità è garantire la tenuta occupazionale. Si valuteranno tutte le opzioni disponibili.

Le organizzazioni sindacali esprimono forte preoccupazione. Denunciano un «ennesimo tentativo di smantellamento industriale da parte di una multinazionale». Sottolineano come, dal 2017 ad oggi, Teva abbia già chiuso quattro siti in Italia, coinvolgendo circa mille lavoratori. Questo storico di chiusure alimenta i timori attuali.

Il sospetto dei sindacati è che l'azienda voglia snellire l'organizzazione della divisione Tapi (principi attivi). L'obiettivo sarebbe quello di rendere questa branca più appetibile per una futura vendita. I sindacati accusano la multinazionale di voler scaricare i costi di questa operazione sui lavoratori. Tutto ciò per non intaccare i dividendi destinati agli azionisti. La critica è rivolta alla gestione dei profitti.

Rifiuto del rinnovo accordo integrativo e richiesta di garanzie

Di fronte a questo scenario, i sindacati hanno preso una posizione netta. Hanno rifiutato di discutere il rinnovo dell'accordo integrativo. La loro decisione riguarda specificamente la parte normativa dell'accordo. Ritengono inaccettabile avviare un confronto senza garanzie concrete. Le garanzie devono riguardare sia l'aspetto economico che quello occupazionale.

La richiesta è chiara: prima di discutere ulteriori dettagli, sono necessarie certezze sul futuro dei lavoratori e degli stabilimenti. La priorità assoluta è la salvaguardia dei posti di lavoro. Le trattative si basano su questo principio fondamentale.

È stato fissato un nuovo incontro tra le parti. L'appuntamento è previsto per la fine di aprile. In questa sede, si discuterà del Piano Industriale presentato dall'azienda. I sindacati intendono chiedere investimenti mirati per il rilancio delle attività. Fondamentale sarà anche ottenere il blocco dei licenziamenti. Si cerca una soluzione sostenibile per tutti.

La multinazionale Teva, con sede in Israele, è uno dei principali produttori mondiali di farmaci generici. La sua presenza in Italia è significativa, con diversi stabilimenti produttivi e un numero considerevole di dipendenti. La crisi attuale rischia di avere ripercussioni importanti sull'intero settore.

La situazione a Rho e negli altri stabilimenti italiani di Teva è emblematica delle sfide che le multinazionali affrontano nel contesto economico globale. La pressione sui costi, la fluttuazione della domanda e le strategie di riorganizzazione aziendale possono avere impatti diretti sull'occupazione locale. Le istituzioni sono chiamate a monitorare attentamente questi processi.

Le prossime settimane saranno decisive per comprendere l'evoluzione della vertenza. L'esito del confronto di fine aprile determinerà il futuro di centinaia di lavoratori e l'impatto sull'economia del territorio. La speranza è che si possa trovare un accordo che tuteli sia gli interessi aziendali che quelli dei dipendenti.

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