Frontalieri: caos decreto Omnibus, sindacati chiedono intervento
Tassazione frontalieri: sindacati all'attacco
Le organizzazioni sindacali dei frontalieri hanno espresso forte preoccupazione riguardo all'applicazione del decreto Omnibus. Numerose segnalazioni dai lavoratori evidenziano un'interpretazione restrittiva da parte delle autorità fiscali del Canton Ticino.
I sindacati, tra cui Csir Sondrio Grigioni, Cgil, Cisl, Uil, Unia, Ocst, Vpod, Syna e Syndicom, chiedono il ritiro della cosiddetta "tassa sulla salute" e il pieno rispetto delle normative italiane.
Decreto Omnibus e tassazione alla fonte
Il nodo della questione riguarda i lavoratori "transcantonali", residenti in province italiane ma impiegati in Cantoni svizzeri non confinanti. Il decreto Omnibus prevedeva, a determinate condizioni, la possibilità di optare per un'imposta sostitutiva del 25% sui redditi da lavoro dipendente percepiti in Svizzera.
Tuttavia, l'autorità fiscale ticinese sembra considerare questa opzione una tassazione speciale, escludendola dalle intese transnazionali e applicando l'intera tassazione alla fonte. Questo contrasta con l'accordo del luglio 2024 tra il ministro Giorgetti e i sindacati, volto a risolvere problematiche per i "vecchi" frontalieri.
Ristorni fiscali e stabilità comunale
Parallelamente, il dibattito sulla "tassa della salute" resta irrisolto, a due anni dalla sua approvazione. I sindacati ribadiscono l'importanza del modello dei ristorni fiscali, destinato a concludersi nel 2033 secondo il trattato del 2020.
Si respinge ogni tentativo di modifica normativa che possa compromettere la stabilità finanziaria dei Comuni di frontiera. Si confida in un ripristino delle corrette relazioni internazionali per garantire il rispetto delle disposizioni vigenti.