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La storica brughiera del Varese, un tempo vasta, ora conta solo 100 ettari. Un progetto di recupero mira a estirpare specie invasive e reintrodurre il brugo autoctono.

Brughiera Varese: Un Tesoro Verde in Pericolo

Una camminata primaverile ha rivelato lo stato attuale della brughiera, un ecosistema un tempo esteso per migliaia di ettari. Oggi, purtroppo, ne rimangono appena cento. L'associazione Viva Via Gaggio ha organizzato un evento per mostrare i primi passi di un ambizioso progetto di risanamento. L'iniziativa si è svolta nell'area compresa tra Malpensa e Lonate, un territorio un tempo dominato da questa vegetazione unica.

I partecipanti hanno potuto osservare da vicino gli interventi iniziati dal Consorzio Forestale del Ticino. L'obiettivo primario è contrastare la diffusione di specie vegetali esotiche e invasive. Queste piante non autoctone minacciano la sopravvivenza della flora locale. Tra le specie più problematiche figurano il ciliegio serotina e il pino nero, che soffocano la vegetazione nativa.

La giornata ha visto la partecipazione di figure chiave nel settore ambientale. Erano presenti Maurizio Rivolta e Tiziano Zocchi, membri del Comitato di gestione del Parco del Ticino. Hanno partecipato anche Marco Mapelli, presidente del Consorzio Forestale, e Valentina Parco, responsabile della gestione dei Siti Natura 2000. La loro presenza sottolinea l'importanza strategica di questo progetto per la conservazione del territorio.

Interventi di Risanamento e Specie Invasive

Valentina Parco ha evidenziato la drastica riduzione dell'estensione della brughiera. «Una volta c'erano migliaia di ettari di brughiera», ha spiegato. «Ne sono rimasti cento o poco più». Questa contrazione è dovuta principalmente all'espansione incontrollata di specie non autoctone. Queste piante invasive competono con la flora autoctona per risorse vitali come luce, acqua e nutrienti.

Il progetto prevede non solo l'estirpazione delle specie infestanti. Si punta anche alla semina della Calluna vulgaris, comunemente nota come brugo. Questo fiore tipico della brughiera è fondamentale per il ripristino dell'ecosistema originario. La sua reintroduzione è un passo cruciale per recuperare la biodiversità perduta.

L'iniziativa, giunta alla sua sedicesima edizione annuale, si svolge tradizionalmente all'arrivo della primavera. Questo periodo è ideale per valutare i progressi dei lavori di risanamento. La camminata è diventata un appuntamento fisso per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della conservazione ambientale. Permette ai cittadini di toccare con mano gli sforzi compiuti per proteggere questo prezioso lembo di natura.

Accordi e Finanziamenti per la Brughiera

Un accordo significativo tra il Parco e la Regione, con il coinvolgimento di Sea (società aeroportuale), è stato sottoscritto nel luglio 2025. Questo patto mira alla tutela e al miglioramento delle aree di brughiera situate a sud di Malpensa. L'investimento complessivo ammonta a 275mila euro. Di questi, 200mila euro provengono dal Parco del Ticino. Una parte di questi fondi è stata recuperata tramite monetizzazioni derivanti da opere viarie e ferroviarie che hanno comportato deforestazioni.

Il percorso per ottenere le autorizzazioni necessarie è stato definito «assai lungo e complesso» da Valentina Parco. L'approvazione è arrivata a fine gennaio. Questo ha permesso di avviare subito un primo intervento su un'area di soli tre ettari. La spesa per questa fase iniziale è stata di 30mila euro. La scelta di agire tempestivamente è stata dettata dalla necessità di evitare di protrarre i lavori in un periodo dell'anno non ottimale per la semina e l'estirpazione.

«Adesso partirà lo studio di un intervento molto più ampio», ha aggiunto Valentina Parco. Questo futuro progetto riguarderà l'area a nord di via Gaggio e il Campo della promessa. I lavori più consistenti sono previsti per l'autunno, stagione più adatta per interventi di ripristino su larga scala. L'obiettivo è recuperare quanto più possibile del territorio originario della brughiera.

Un Futuro per la Brughiera del Varese

La brughiera, con la sua vegetazione unica e la sua importanza ecologica, rappresenta un patrimonio da salvaguardare. La sua riduzione a soli 100 ettari è un campanello d'allarme. La minaccia delle specie invasive e l'espansione urbana pongono sfide significative. Tuttavia, iniziative come questa camminata e gli accordi istituzionali dimostrano un impegno concreto verso il suo recupero.

Il coinvolgimento di enti come il Consorzio Forestale del Ticino, il Parco del Ticino e Sea è fondamentale. La collaborazione tra pubblico e privato, unita alla partecipazione attiva dei cittadini, può fare la differenza. La brughiera del Varese, un tempo un mare verde, potrebbe tornare a splendere grazie a questi sforzi congiunti.

La storia di questa brughiera è emblematica di molte aree naturali in Italia. Spesso minacciate da urbanizzazione e specie aliene, necessitano di interventi mirati e costanti. Il successo di questo progetto a Malpensa e Lonate potrebbe servire da modello per altre iniziative simili in tutto il paese. La tutela della biodiversità è una responsabilità collettiva.

La camminata annuale non è solo un'occasione per osservare i lavori. È anche un momento di riflessione sull'impatto delle attività umane sull'ambiente. La consapevolezza acquisita durante questi eventi è il primo passo per promuovere comportamenti più sostenibili. La brughiera ci ricorda quanto sia fragile l'equilibrio naturale e quanto sia importante agire per preservarlo.

Gli investimenti stanziati, seppur significativi, sono solo una parte di ciò che serve per un recupero completo. La lotta alle specie invasive è continua. La semina di specie autoctone richiede monitoraggio e cura nel tempo. Il progetto, quindi, non si esaurisce con i primi interventi, ma si configura come un impegno a lungo termine.

La speranza è che, nei prossimi anni, la superficie della brughiera possa non solo stabilizzarsi, ma anche espandersi. Il recupero di questi 100 ettari è un segnale positivo. Indica che, con determinazione e risorse adeguate, è possibile invertire la tendenza negativa che ha portato alla quasi scomparsa di questo prezioso ecosistema. La comunità locale e gli enti preposti continuano a lavorare per questo obiettivo.

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