Andrea Crugnola, pilota varesino, racconta la sua ascesa nel mondo dei rally. Dagli esordi a 8 anni con il kart fino ai successi internazionali e al ruolo di pilota ufficiale Lancia.
Andrea Crugnola: un campione nato nel Varesotto
Il nome di Andrea Crugnola risuona con forza nel panorama dei rally. Questo straordinario pilota, originario della provincia di Varese, ha intrapreso un percorso sportivo che lo ha portato dai circuiti locali alle competizioni mondiali. La sua carriera è un esempio di passione, dedizione e talento, iniziata in tenera età.
Crugnola, nato 36 anni fa, è cresciuto a Calcinate del Pesce, una località pittoresca affacciata sul lago di Varese. Questo territorio, noto per i suoi paesaggi mozzafiato, ospita ogni anno il suggestivo Rally dei Laghi. Proprio in questa cornice naturale ha mosso i primi passi nel mondo dei motori.
Il suo palmarès parla chiaro: quattro volte campione italiano di rally nei campionati 2020, 2022, 2023 e 2024. A questi trionfi nazionali si aggiungono importanti successi in competizioni di calibro internazionale. Dopo anni al volante della Citroën C3, Crugnola è ora pilota ufficiale Lancia. Questo rappresenta un ritorno significativo per la storica casa automobilistica, che ha ripreso a gareggiare dopo un'assenza di 33 anni.
Gli esordi nel kart: la passione a soli otto anni
La passione per i motori di Andrea Crugnola è sbocciata molto presto. «Avevo otto anni quando ho iniziato a fare kart», racconta il pilota. Questo primo approccio al mondo delle corse è avvenuto grazie al padre, un grande appassionato di automobilismo. La sua prima gara si è disputata sulla pista di Castelletto Ticino.
I primi allenamenti si svolgevano in un contesto quasi pionieristico. «Mi allenavo di sera nell’area di un distributore di benzina a Capolago, sul lago di Varese», ricorda Crugnola. «All’epoca si poteva ancora fare, ora sarebbe impossibile. Uno finirebbe in galera». Questa testimonianza sottolinea i cambiamenti normativi e di sicurezza intervenuti nel corso degli anni.
Ha continuato a competere nel kart fino all'età di 17 anni, parallelamente al percorso di studi. Nel frattempo, ha conseguito il diploma di ragioneria, dimostrando un equilibrio tra la sua passione sportiva e la formazione scolastica.
Il passaggio al rally: adrenalina e una nuova sfida
La transizione dal kart al rally è avvenuta quasi per caso una volta raggiunta la maggiore età. «Una volta maggiorenne ho provato quasi per gioco e sono rimasto rapito e stregato», spiega Crugnola. L'adrenalina delle corse, anche a livello amatoriale, lo ha conquistato immediatamente.
La sua prima gara ufficiale di rally si è tenuta nel 2007 a Domodossola. Da quel momento, non si è più fermato, trasformando una passione in una vera e propria professione. Oggi, il rally non è solo un hobby, ma il suo lavoro a tempo pieno.
Questo passaggio ha segnato l'inizio di una carriera che lo ha portato a confrontarsi con percorsi sempre più impegnativi e spettacolari. La scelta del rally ha rappresentato una naturale evoluzione per chi cercava la massima espressione di velocità e abilità di guida.
Allenamento e preparazione: la chiave del successo
La vita di un pilota di rally richiede un impegno costante e una preparazione meticolosa. «Bisogna seguire costantemente un allenamento fisico in palestra, e correre per restare in forma», afferma Crugnola. La preparazione atletica è fondamentale per affrontare le sollecitazioni fisiche delle gare.
Inoltre, la conoscenza del percorso è cruciale. «Poi, in campionato, si fanno test pre-gara sul percorso», aggiunge il pilota. Tuttavia, le regole sono stringenti: è possibile provare il tracciato solo il giorno prima della competizione. Ci sono limitazioni precise: «Si può provare solo il giorno prima della corsa, ma rispettando il codice della strada e con un massimo di tre giri».
Questa limitazione rende la gara un momento di grande incertezza e sfida. «Per questo la gara è un po’ un salto nel vuoto, perché rispetto ai test cambia tutto», conclude Crugnola. La capacità di adattamento e la prontezza di riflessi diventano quindi elementi determinanti.
Sicurezza e sacrifici: i rischi del mestiere
Il mondo dei rally, pur con i suoi progressi, comporta dei rischi intrinseci. Crugnola stesso ha sperimentato qualche inconveniente. «Qualche cappottamento purtroppo è avvenuto, ma niente di gravissimo», dichiara. L'incidente più serio per lui è stata la rottura dello scafoide nel 2023.
Tuttavia, il pilota sottolinea i notevoli miglioramenti in termini di sicurezza negli ultimi anni. «Sul fronte della sicurezza negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi in avanti», afferma. Arriva a paragonare i pericoli delle strade di tutti i giorni: «Circolando in autostrada con un’auto normale ci sono molti più pericoli».
Nonostante i progressi, la disciplina ha un costo umano. Crugnola ricorda con dolore la perdita di due amici a causa di incidenti: l'irlandese Craig Breen, scomparso nel 2023 durante un test, e Gareth Roberts, deceduto nel 2012 in Sicilia. «Li conoscevo bene, soprattutto Craig», confida. «Come in tutti gli sport si corrono dei rischi, ma non è più pericoloso di altre discipline come lo sci o il ciclismo».
Lancia e il ritorno alle competizioni: un onore per Crugnola
Il nome di Andrea Crugnola è ora indissolubilmente legato al ritorno della Lancia nel mondo delle competizioni. Attualmente, corre al volante della Lancia Ypsilon Rally, un'auto che porta con sé un'eredità sportiva di grande prestigio. «Sono pilota ufficiale Lancia in Italia e per me è un onore», dichiara con orgoglio.
Prima di questo prestigioso incarico, Crugnola ha gareggiato per anni con la Citroën, altro marchio del gruppo Stellantis. Durante quel periodo, ha avuto l'opportunità di viaggiare per il mondo, non solo per gareggiare, ma anche per insegnare tecniche di guida avanzate. Ha visitato luoghi come il Messico, l'Indonesia e, recentemente, il Perù**, ampliando i suoi orizzonti professionali e personali.
Questo legame con Lancia rappresenta un capitolo significativo nella sua carriera, segnando un ritorno alle origini per un marchio iconico dell'automobilismo sportivo italiano.
Barriere economiche e futuro nel rally
Affacciarsi al mondo dei rally può essere una sfida ardua per i giovani piloti, soprattutto a causa dei costi elevati. «È di certo uno sport costoso, e le barriere economiche possono essere insormontabili», ammette Crugnola. Il passaggio a un livello superiore spesso dipende dalla capacità di trovare sponsorizzabili.
Nonostante le difficoltà, la passione per questo sport è viva. «Sul nostro territorio ci sono tanti giovani appassionati, ci sono più tifosi che vengono a seguirci di quanto si possa immaginare», osserva il pilota. Questo dimostra un forte seguito e un interesse crescente per le competizioni.
Riguardo alla longevità agonistica, Crugnola è ottimista. «Dipende dai riflessi, si può correre a ottimi livelli anche all’età di 50 anni», spiega. A 36 anni, si sente ancora in piena forma e con un futuro promettente davanti. «Io spero di farlo il più a lungo possibile e di riuscire a vincere tante altre competizioni».
Un'altra novità importante nella sua carriera è il nuovo copilota, Luca Beltrame, con cui ha iniziato una collaborazione dopo sette anni. Questo cambio rappresenta un nuovo stimolo e una diversa dinamica all'interno dell'abitacolo.
Oltre l'adrenalina: la comunità e la passione per il calcio
Ciò che affascina Crugnola del rally va oltre la semplice adrenalina. «Sicuramente è una disciplina che a livello umano ti lascia molto», confida. La possibilità di incontrare persone unite dalla stessa passione, visitare luoghi diversi e ampliare la propria prospettiva sono aspetti fondamentali.
«Siamo una comunità, e ho amici in tanti posti diversi», sottolinea. Questo senso di appartenenza e le connessioni umane sono un valore aggiunto inestimabile della sua carriera sportiva.
Ma la sua passione non si limita all'automobilismo. Crugnola rivela un amore profondo per il calcio. «Se non avessi fatto il pilota mi sarebbe piaciuto diventare un calciatore, perché è uno sport che mi piace da morire», ammette. Ha anche avuto un'esperienza diretta con questo sport, allenandosi per due anni nella squadra Ternatese, dal 2016 al 2018. «Per me è stata una delle esperienze più belle», conclude.