Condividi
AD: article-top (horizontal)

Due pescatori sorpresi a Perledo con 120 coregoni pescati illegalmente durante il periodo riproduttivo. La multa di 51 euro ciascuno è ritenuta insufficiente. Si discute in Regione Lombardia un inasprimento delle pene e dei controlli per contrastare il bracconaggio professionale sul Lago di Como.

Pesca illegale sul Lario: il caso di Perledo

Un episodio di pesca illegale sul Lago di Como, precisamente nelle acque di Perledo, ha acceso i riflettori sulla inadeguatezza delle sanzioni vigenti. Due pescatori sono stati fermati dalla Polizia Provinciale di Lecco durante un'operazione notturna. Avevano catturato 120 esemplari di Coregone Lavarello, una specie ittica autoctona del Lario. La pesca è avvenuta in un periodo critico, quello riproduttivo, e con l'utilizzo di attrezzature non consentite dalla legge. La sanzione comminata ai due pescatori è stata di 51 euro per ciascuno.

Questo evento ha suscitato profonda indignazione tra gli operatori della pesca sportiva e professionale della provincia di Lecco. La cifra della multa è stata definita «irrisoria» da più parti. Il caso è stato portato all'attenzione dell'VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale della Lombardia. L'iniziativa è stata promossa dal sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, Mauro Piazza. La commissione è presieduta da Floriano Massardi, esponente della Lega.

L'obiettivo è ottenere un inasprimento delle normative. Si vuole rendere la pesca illegale un'attività economicamente insostenibile per i bracconieri. Le attuali leggi sembrano non avere più un reale potere deterrente. La discussione mira a trovare soluzioni concrete per proteggere il patrimonio ittico del lago.

Normativa attuale e proposte di modifica

La legislazione di riferimento per la pesca nei laghi lombardi è la legge regionale 31 del 2008. Questa normativa, secondo molti, non è più adeguata. Le sanzioni previste non riflettono più la gravità del danno ambientale causato dalla pesca illegale. Si parla di danni ingenti alla biodiversità del lago. Il bracconaggio professionale, in particolare, minaccia la sopravvivenza di specie preziose.

Tra le misure allo studio per rafforzare la legge, vi sono diversi punti chiave. Si propone un aumento sostanziale delle multe pecuniarie. L'intento è rendere le sanzioni economicamente proibitive. Inoltre, si valuta il sequestro immediato del natante utilizzato per l'attività illecita. Questo avverrebbe in caso di flagranza di reato. Per i pescatori recidivi, si ipotizza la sospensione o la revoca della licenza di pesca professionale. Un altro aspetto cruciale è il potenziamento dei controlli sul territorio. Questi controlli dovrebbero avvenire anche nelle ore notturne, come dimostrato dall'operazione a Perledo.

Il percorso legislativo per queste modifiche potrebbe concretizzarsi nell'ambito della legge di revisione ordinamentale. Questa è prevista per luglio 2026. Sarà collegata alla manovra di bilancio regionale. La volontà politica sembra esserci, con l'obiettivo di proteggere un ecosistema fragile.

L'episodio di Perledo e le reazioni

L'operazione della Polizia Provinciale di Lecco si è svolta a fine novembre 2025. Il fermo dei due pescatori professionali è avvenuto in un momento particolarmente delicato. Il Coregone Lavarello (noto anche come Agone) si trovava nel pieno del suo periodo riproduttivo, che cade in dicembre. Questa specie è particolarmente vulnerabile in questo lasso di tempo. Il sequestro di 120 esemplari ha rappresentato un duro colpo per la popolazione ittica locale.

La sanzione di 51 euro è stata duramente criticata da Stefano Simonetti. Egli ricopre la carica di presidente dell'Associazione sportiva dilettantistica pescatori e subacquei, sezione provinciale di Lecco, convenzionata Fipsas. Simonetti è stato ascoltato mercoledì 25 marzo in Commissione Agricoltura. La sua audizione, insieme a quella del comandante Aurelio Bertarini, è avvenuta su richiesta dello stesso consigliere regionale Mauro Piazza. Piazza, in veste di consigliere della provincia di Lecco, ha voluto portare il caso all'attenzione.

Simonetti ha descritto un quadro preoccupante. Ogni anno, la Fipsas di Lecco e l'associazione omologa di Como investono risorse proprie e attività di volontariato. Queste attività sono finalizzate al recupero e alla spremitura delle femmine di Coregone Lavarello. Questo lavoro viene svolto proprio nel mese di dicembre. Parallelamente, Regione Lombardia destina ingenti fondi, decine di migliaia di euro, alla gestione dell'incubatoio De Marchi di Fiumelatte, situato a Varenna. Questa struttura è dedicata alla riproduzione della specie. Il lavoro di questi enti e associazioni rischia di essere vanificato in una sola notte da atti di bracconaggio.

Le richieste delle associazioni e l'impegno politico

Fipsas Lecco, attraverso le parole del suo presidente Stefano Simonetti, ha espresso chiaramente le proprie richieste. La multa da 51 euro non ha alcun effetto deterrente. Non spaventa chi commette questi reati. Simonetti ha sottolineato come gli atti di bracconaggio producano «danni enormi alla biodiversità del lago». La richiesta avanzata in Commissione è precisa: sequestro immediato del natante, sospensione o revoca della licenza professionale in caso di reiterazione del reato. Soprattutto, si chiede un aggiornamento delle sanzioni previste dalla legge regionale 31 del 2008. Le cifre attuali sono considerate obsolete e prive di qualsiasi effetto dissuasivo.

Il sottosegretario Mauro Piazza ha definito il fenomeno «bracconaggio professionale» e una «minaccia reale per il lago». Ha portato il caso in Commissione con la consapevolezza che non si tratta di episodi isolati, ma di un problema strutturale. «Ho ritenuto necessario chiedere questa audizione per portare all'attenzione della Commissione una situazione che non è più tollerabile», ha dichiarato Piazza. Ha aggiunto che il bracconaggio professionale mette a rischio l'ecosistema del Lario e il lavoro di tutela svolto da associazioni, volontari ed enti locali. Ha quindi ribadito la necessità di un adeguamento immediato della normativa regionale e di un rafforzamento dei controlli. Piazza ha annunciato il proprio impegno diretto per rendere le sanzioni realmente dissuasive. Ha confermato di aver già condiviso la necessità di un intervento con l'assessore regionale all'Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi.

Prospettive future e tutela dei pescatori onesti

Il presidente della Commissione Agricoltura, Floriano Massardi, ha riconosciuto la gravità del fenomeno. Ha aperto alla possibilità di intervenire con strumenti legislativi concreti. «L'audizione di oggi è stata molto utile e sarà da stimolo per valutare eventuali misure che potranno essere previste in vista della legge di revisione ordinamentale collegata alla manovra di bilancio del prossimo luglio», ha dichiarato Massardi. Questo indica una volontà di agire in tempi relativamente brevi.

Anche il consigliere lecchese Giacomo Zamperini (Fratelli d'Italia) ha espresso il suo parere. Ha condiviso la necessità di aggiornare le sanzioni. Tuttavia, ha posto l'accento sulla necessità che l'intervento normativo vada di pari passo con una maggiore tutela per chi lavora nel rispetto delle regole. «Questo intervento deve andare di pari passo con un sostegno concreto ai pescatori professionisti per bene che tutelano il nostro patrimonio ittico», ha dichiarato Zamperini. Ha aggiunto: «Servono norme più efficaci, ma anche il riconoscimento del lavoro di chi opera correttamente». Zamperini ha ringraziato la Polizia Provinciale, la Fipsas e i Carabinieri Forestali per il loro impegno nella tutela della biodiversità.

Alla discussione hanno partecipato anche altri consiglieri regionali. Tra questi, Paola Bulbarelli (FdI), Gian Mario Fragomeli (PD) e Paola Pollini (M5Stelle). Tutti si sono mostrati concordi sulla gravità del fenomeno e sulle sue ricadute negative per il patrimonio ittico lombardo. La volontà di intervenire sembra trasversale, con l'obiettivo di salvaguardare il prezioso ecosistema del Lago di Como.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: