Un nuovo processo si apre a Valdagno riguardo a un presunto caso di violenza sessuale su una quindicenne. La corte d'appello ha annullato una precedente assoluzione, ordinando di ripartire da capo.
Nuovo processo per presunta violenza a Trissino
La giustizia riparte da zero per un caso di presunta violenza su una minorenne. La corte d'appello ha annullato una sentenza di primo grado. L'accusa riguarda uno stupro avvenuto nel 2018 a Trissino. Una ragazza di 15 anni sarebbe stata drogata e violentata. La procura ha notificato la richiesta di rinvio a giudizio per tre persone.
Gli imputati sono Elisa Faggion, 37 anni, di Trissino. Ci sono anche Zahir Es Sadouki, 34 anni, cittadino marocchino di San Bonifacio. Infine, Nadir El Fettach, 34 anni, connazionale, residente ad Arzignano. Erano stati assolti in primo grado dalle accuse di violenza sessuale di gruppo e spaccio di droga a minorenni.
Le accuse della procura
Le indagini, coordinate dai carabinieri, sono partite dopo la denuncia dei genitori della vittima. La ragazza era ospitata da Elisa Faggion, considerata una sorta di sorella maggiore. Secondo l'accusa, i fatti sarebbero avvenuti tra il 26 e il 28 ottobre 2018. Le presunte violenze sarebbero state precedute dall'assunzione di stupefacenti.
La procura e i carabinieri ritenevano che tutto fosse stato pianificato. A sostegno di questa tesi, vi erano conversazioni sui cellulari sequestrati. Anche alcune intercettazioni telefoniche avrebbero confermato il piano. L'indagine si è protratta per oltre quattro mesi.
Il percorso giudiziario
I tre imputati hanno scelto il rito abbreviato. Nel novembre 2020, il giudice di Vicenza li aveva assolti. La motivazione indicava che le indagini non avevano provato la responsabilità degli imputati «oltre ogni ragionevole dubbio». La difesa era affidata agli avvocati Paolo Mele junior, Enrico Maria Fiori e Simone Bergamini.
La sentenza di primo grado è stata impugnata. L'avvocato della minorenne, Sonia Negro, ha presentato ricorso. Anche il pubblico ministero e il sostituto procuratore generale in appello hanno contestato la decisione. I motivi principali riguardavano la motivazione della sentenza e la durata del consenso.
Osservazioni della corte d'appello
La corte d'appello ha sollevato dubbi sulla motivazione del primo giudice. In particolare, si è discusso della «mancanza della motivazione in punto di permanenza del consenso della parte offesa». Questo aspetto è cruciale per valutare la liceità degli atti sessuali. Il consenso deve essere continuo durante tutta la durata degli atti.
Un altro punto fondamentale riguardava l'età della vittima. I rapporti sarebbero avvenuti prima che compisse 16 anni. Inoltre, la ragazza era stata affidata alla custodia di Elisa Faggion. La procura generale ha sottolineato la fragilità della vittima. Ha evidenziato come Faggion avesse sfruttato questa condizione.
La decisione della corte
Il sostituto procuratore Cristina Carunchio ha espresso un giudizio netto. «I fatti raccontano che gli imputati hanno approfittato della evidente fragilità, ingenuità e inesperienza della vittima», ha dichiarato. Ha aggiunto che Faggion, conoscendo la vulnerabilità della giovane, anziché proteggerla, l'avrebbe esposta a violenza sessuale. Questo sarebbe avvenuto unitamente agli altri due imputati.
Per i giudici di Venezia, il processo doveva essere rifatto. Si è quindi ripartiti da capo. L'accusa di violenza privata è stata stralciata. È in corso una ricostruzione dettagliata dei fatti. I tre imputati continuano a professare la loro innocenza.
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