Allarme ecologico nell'Area Marina Protetta di Ustica
Ustica, 17 settembre 2026 – Un team di subacquei di Greenpeace Italia, affiancato da biologi marini, ha documentato recenti immersioni nell'Area Marina Protetta (AMP) dell'Isola di Ustica. L'obiettivo era valutare lo stato di salute degli habitat coralligeni, particolarmente vulnerabili alle variazioni climatiche.
Le osservazioni hanno rivelato estesi fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità tra diverse specie marine. Questi danni sono attribuiti direttamente alle temperature eccezionalmente elevate registrate durante l'estate.
Coralli e Posidonia sotto attacco dal riscaldamento globale
La situazione più critica è stata riscontrata tra le colonie di Cladocora caespitosa, un corallo tipico del Mediterraneo. A Punta Galera, tra i 5 e i 10 metri di profondità, questa specie è stata trovata completamente morta.
Anche le gorgonie, come Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini, mostrano segni avanzati di necrosi. Si sono registrate inoltre morie parziali del corallo Astroides calycularis e del briozoo Myriapora truncata.
Per la prima volta nell'ambito del progetto Mare Caldo, è stato osservato lo sbiancamento della Posidonia oceanica, definita il «polmone del Mediterraneo». Sebbene questo fenomeno sia ancora oggetto di studio, è fortemente collegato alle alte temperature dell'acqua.
Specie invasive e squilibri ecosistemici
Le immersioni hanno evidenziato anche una marcata proliferazione di specie termofile, adattate alle acque più calde. Tra queste, il pesce pappagallo Sparisoma cretense e il vermocane Hermodice carunculata.
Quest'ultimo, oltre alla sua tossicità, è in grado di causare profondi squilibri negli ecosistemi costieri. Si nutre infatti di specie già compromesse dagli effetti diretti del cambiamento climatico.
«Impatti mai visti prima»
«Quello che abbiamo osservato sott’acqua nei quattro siti di immersione che abbiamo indagato a Ustica non è per niente confortante», ha dichiarato Valentina Di Miccoli, della campagna Mare di Greenpeace Italia.
«È stata la prima volta che abbiamo riscontrato degli impatti così evidenti fino a 40 metri di profondità», ha aggiunto. «Gli organismi erano impattati lungo tutta la colonna d’acqua, molto calda anche per noi subacquei».
«Le aree marine protette aiutano a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare, ma non basta», ha sottolineato Di Miccoli. «Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di gas serra se vogliamo salvare il Mediterraneo».
Monitoraggio delle temperature marine
Le tre stazioni di monitoraggio siciliane della rete Mare Caldo – AMP Isola di Ustica, AMP di Capo Milazzo e AMP del Plemmirio – hanno registrato alcune delle maggiori anomalie termiche superficiali in Italia.
I dati più recenti, raccolti nel 2025, mostrano picchi estivi di +3,46°C sopra la media nell'AMP di Capo Milazzo, +2,94°C nell'AMP del Plemmirio e +1,77°C nell'AMP di Ustica.
Valori simili sono stati registrati solo in Sardegna nello stesso anno. Episodi prolungati di ondate di calore, estesi fino a 40 metri di profondità, sono stati osservati in tutte le aree monitorate dal progetto.
Nato nel 2019, il progetto Mare Caldo coinvolge attualmente 14 stazioni di monitoraggio in tutta Italia, di cui 13 sono Aree Marine Protette. Ustica, essendo la più lontana dalla costa, è fondamentale per studiare gli effetti del riscaldamento anche in aree marine remote.
Domande frequenti
Quali specie marine sono state colpite dal caldo estremo a Ustica?
Le specie più colpite includono il corallo Cladocora caespitosa (trovato morto), le gorgonie Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini (con segni di necrosi), il corallo Astroides calycularis e il briozoo Myriapora truncata (con morie parziali). È stato documentato anche lo sbiancamento della Posidonia oceanica.
Cosa sono le specie termofile e perché sono preoccupanti?
Le specie termofile sono organismi che prosperano in acque più calde. La loro proliferazione, come nel caso del pesce pappagallo Sparisoma cretense e del vermocane Hermodice carunculata, indica un cambiamento dell'ecosistema. Il vermocane, in particolare, è tossico e si nutre di altre specie, aggravando lo squilibrio ecologico e minacciando la biodiversità già stressata dal caldo.
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